venerdì 4 marzo 2016

Sincretismo religioso tra Nuragico e Romano 5

La porta del toro luminoso
L’architettura della luce

Parte quinta
Le motivazioni, i calcoli temporali
   Quale motivo spinse quelle genti a realizzare un monumento con queste complicate inclinazioni in relazione alla posizione del sole in un dato momento, creando una immagine di luce di tale precisione?
   E’ necessario calarsi nella mente e nelle esigenze di quegli uomini per capire l’arcano sistema.
   Quei sacerdoti astronomi realizzarono una sorta di tempio all’aperto da dedicare al toro luminoso, con l’intento di glorificarlo in due periodi ben precisi: il germogliare del grano e la fine della trebbiatura, tant’è che il massimo splendore del secondo ciclo è attorno al giorno di ferragosto… il nostro ferragosto.
    Far comparire il triangolo in quella posizione non era facile, era necessario stabilire delle direzioni azimutali e zenitali ben precise per fare ciò ed era necessario realizzare un particolare architettonico, semplice ma geniale per definire il triangolo sul terreno, come in seguito vedremo.

   Il momento pregnante del rito era quello in qui il sole definiva l’immagine teofania nel momento di massima estensione, immagine per certi versi simile a quella che si percepisce nel nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, solo che in quel luogo l’immagine ritrae il vero animale in fase di rinascita che prende possesso della sua dimora il giorno del solstizio d’inverno, mentre qui il toro si manifesta nella sua essenza perfetta, associato a due momenti ben precisi dell’anno: 22 aprile e 20 agosto.[1]
   Il rito, come si può notare dalle date e come dimostrerò, è legato al mondo agricolo e in particolare alla coltivazione del grano, la qual cosa (rito legato al grano), è ampiamente riconosciuta e documentata in tutte le civiltà e culture.
   Questo rito era molto particolare, perché si divideva in due fasi ben distinte che duravano 20 giorni ognuna a distanza di 86 giorni l’una dall’altra (dal 9 maggio al 3 agosto), e i periodi chiave erano il 22 aprile e il 20 di agosto (naturalmente le date sono computate secondo il nostro calendario Gregoriano).
   Le due date sono a cavallo del solstizio d’estate, ossia dal 22 aprile al 21 di giugno, trascorrono 60 giorni, dal 21 giugno al 20 di agosto trascorrono altri 60 giorni.
   In pratica il primo rito si presume fosse indirizzato alla benevolenza divina come auspicio nella crescita di messi floride, mature e copiose, mentre il secondo rendeva grazie alla divinità per aver generosamente elargito i suoi doni.

   Che significato possiamo dare a queste due date alla luce di dati topografici, astronomici e storici?

  Dal punto di vista storico mi corre l’obbligo di prendere in considerazione il 2° sec. a.C (data dichiarata in modo presuntivo dal Tronchetti quale periodo di costruzione della struttura, benché pensi di aver dimostrato che il manufatto sia molto più antico), perché alcuni indizi mi fanno capire che il rito probabilmente venne protratto fino all’età Romana; inoltre posso cogliere un collegamento con date storicamente documentate riconducibili a tale periodo, nell’ottica che vedeva la Sardegna quale granaio di Roma e in quanto tale, era necessario da una parte imbonirsi, preservandone i riti, sia la divinità che la popolazione locale che la venerava, dall’altra sfruttare quei riti, il primo dei quali era di previsione, come vedremo.


1a data: 22 aprile 2015 ↔ 25 aprile 200 a.C.
 Rileviamo innanzi tutto l’azimut e l’altezza del sole il 22 aprile 2015 alle ore 8:21 (solare), momento in cui si forma il triangolo equilatero di maggiore estensione, azimut 99°30’16”, altezza sull’orizzonte 29°55’02”. Per effetto della precessione degli equinozi, nel 200 a.C. il sole raggiungeva questa posizione il 25 aprile alle ore 8:16, quando era in corrispondenza della costellazione del toro (attualmente il 22 aprile il sole è nella costellazione dell’ariete).

Fig. 28a [2]
Immagini elaborate con STELLARIUM


   Tornando indietro nel tempo al 1400 a.C., cronologia data da Anna Depalmas al villaggio nuragico di Murru mannu [3], le coordinate astronomiche relative al nostro evento slittano al giorno 5 di maggio (naturalmente anche equinozi e solstizi slittano per effetto della precessione degli equinozi), ed il sole si trovava proprio tra le corna del toro astrale. Mera coincidenza? [4]
 
Fig. 28b

   Rimanendo nel periodo Romano apprendiamo che attorno alla nostra data (22 aprile 2015 25 aprile 200 a.C.) si svolgevano i Ludi Ceriales dal 12 al 19 aprile in onore di Cerere (Demetra) ed il 19 di aprile si festeggiavano i Cerealia sempre in onore a quella divinità. Dal 28 aprile al 3 maggio si festeggiavano i Ludi Florales o Floralia [5] in onore della dea Flora, Dea della vegetazione in fiore e dei germogli, colei che fa fiorire il seme «cresciuto» di Cerere e che insieme a Pomona aiuterà il raccolto a trasformarsi in frutto.
***
 2a data: 20 agosto 2015 ↔ 24 agosto 200 a.C.
   L’azimut e l’altezza del sole il 20 agosto 2015 alle ore 8:26 (solare), momento in cui si forma nuovamente il triangolo equilatero di maggiore estensione (azimut 99°10’01”, altezza sull’orizzonte 30°11’08”), nel 200 a.C., il sole lo raggiungeva il 24 agosto alle ore 8:23, quando era in corrispondenza della costellazione della vergine (attualmente il 20 agosto  il sole è nella costellazione del leone).


Fig. 29a

   Anche in questo caso, tornando indietro al 1400 a.C., il sole occupa le stesse coordinate celesti il 2 di settembre sempre in corrispondenza della costellazione della vergine, che nell'immaginario di quelle antiche genti teneva nella mano sinistra un mazzo di spighe individuata dalla stella più luminosa della costellazione, ossia α Virginis chiamata anche Spica, col significato di “spiga di grano della Vergine”. Storicamente  la costellazione è stata associata al periodo dei raccolti da cui deriva il nome della stella "Spica" appunto (Fig. 29b). Seconda mera coincidenza?
Fig. 29b

      Anche qui, rimanendo nel periodo Romano sappiamo che l’imperatore Romano Ottaviano Augusto nel 19 a.C. istituì le Feriae Augusti, periodo di riposo e di festeggiamenti istituito dall’imperatore stesso, che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano (21 agosto), la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso il dio della terra e della fertilità. Il 25 agosto si celebravano le feste Opiconsivie in onore di Ops (Opi) antica dea romana dell’abbondanza e protettrice del grano conservato nel granaio[6] assieme a Conso. Da altre fonti[7] apprendiamo che Ops Consivia era venerata anche dai Sanniti.
   Per tanto la data del 20 di agosto (2015), verosimilmente ha la sua ragione d’essere in un rito dedicato alla divinità taurina, in segno di ringraziamento alla fine dei lavori di trebbiatura e più in generale alla fine dell’annata agraria.
   Il riferimento alle festività romane non vuol significare che esse abbiano influenzato i riti presenti a Tharros, ma solo che le due date da me individuate (22 aprile e 20 di agosto della nostra era), sono storicamente documentate e consolidate nel tempo quali punti fermi per la celebrazione, in una pluralità di contesti storici che comprendono civiltà anche molto lontane tra loro, di un rito religioso che si perde nella notte dei tempi, legato al ciclo annuale del grano, tant’è che gli stessi Romani mutuarono le proprie divinità e feste correlate, da quelle di altre civiltà, come quella greca, ad esempio.
   A proposito di Grecia, dei suoi miti e riti religiosi, mi sembra di poter individuare un parallelo tra i nostri due eventi ed i “Misteri Eleusini”, riti questi ultimi celebrati in onore di Demetra, che erano suddivisi pure loro in due cerimoniali ben distinti: “piccoli misteri” che ci celebravano dal 19 al 21 Anthesterione (Ottavo mese del calendario attico, corrispondente alla seconda metà di febbraio e alla prima di marzo), e “grandi misteri” che si svolgevano invece nel mese di Boedromione, tra il 16 ed il 25 (Terzo mese dell’antico anno ionico-attico corrispondente alla seconda metà di settembre e prima metà di ottobre). A parte le differenze che si possano individuare tra il rito greco, che deriva da riti molto più antichi risalenti al periodo Miceneo e il nostro legato, per quanto appurato, al rito solare/taurino, entrambi sono legati al ciclo vegetativo del grano e a ben vedere anche i riti eleusini ruotano attorno al solstizio d’estate, infatti se trasportiamo la data dei piccoli misteri al nostro calendario, essi iniziavano il 6 di marzo e terminavano il giorno 8, ossia iniziavano 110 giorni prima del solstizio d’estate, mentre i grandi misteri iniziavano il 1° ottobre e finivano il 10, per tanto finivano 111 giorni dopo il solstizio; e ciò non mi pare mera coincidenza fortuita, ma prova concreta che queste due date siano due punti fermi nello svolgersi del quotidiano, di popolazioni tra loro lontane per concezione religiosa e stile di vita, ma unite dalla stessa necessità di coltivare lo stesso cereale.

Chi costruì la porta del sole?
   A questo punto è importante stabilire se la porta del sole sia di fattura romana, punica oppure nuragica.
    Dallo studio dello scavo archeologico ho dedotto che la costruzione fu realizzata almeno prima del VI sec. a.C., per tanto possiamo escludere che sia di fattura romana.
   Mi sembra di poter escludere anche l’ipotesi di manifattura punica, considerato il fatto che Cartagine occupò per la prima volta la Sardegna con la campagna militare di Malco, tra il 545 e il 535 a.C.[8]
   Non mi sembra sia il caso neanche di menzionare tecniche edificatorie "fenicie", visto che i giudizi prevalenti in ambito accademico propendono “allo scadere del VIII sec. a.C. per una colonizzazione fondamentalmente mercantile[9].

   Dall’analisi della tecnica di costruzione degli elementi costitutivi si può benissimo far risalire il muro di basalto e la porta a manifattura nuragica, in quanto entrambe le tipologie edilizie risultano attestate in tale ambito, e se il muro di massi poliedrici rimanda alla costruzione dei nuraghe, per quanto riguarda le pareti del corridoio della porta del sole, basta ricordare la lavorazione dei conci in tecnica pseudoisodoma del pozzo di Santa Cristina, per rendersi conto che la tecnica impiegata è la stessa; e benché non disponga di alcuna fotografia dei particolari della postierla, posso assicurare che la tecnica è identica (il monumento è lì e non può smentirmi).
   



Fig. 30 particolare della parete della scalinata del pozzo di Santa Cristina con i conci connessi con la medesima tecnica delle pareti della porta del sole.


   A Murru mannu, tutto l’insieme edificatorio fa pensare a tecniche proprie del nuragico e ancestrali convincimenti religiosi propri di quel popolo.

   Con ogni probabilità quando i Romani arrivarono a Tharros la porta del sole era già lì a scandire il ciclo annuale legato al frumento, con un rito che fu tollerato dai nuovi conquistatori, tanto che questo continuò forse fino al 1° sec. d.C. (anno di costruzione della tomba che né occultò la vista e la funzione) e non certo con riti dedicati a divinità Romane, ma la venerazione del dio toro luminoso nuragico; a prova di ciò, oltre la manifestazione teofanica e la rappresentazione litica taurina nascostamente inserita nella muraglia, sono le scritte della scogliera di San Giovanni (in vicinanza dei geroglifici scoperti alcuni anni or sono), che in modo manifesto alludono alla porta del sole e non lo fanno con caratteri nuragici antichi ma in una miscellanea di grafemi anche latini, dove leggiamo da destra verso sinistra, nell'intrepretazione data dal Prof. Gigi Sanna
  š‛ar              ’ag  (all'interno di un quadrato)                  nr (all'interno di un quadrato)
  porta                        toro                (forza)                                      luce             (forza)
 Fig. 31a                                    Fig. 31b                                                       Fig. 31c




fig. 31a

                     
                               fig. 31b                                            fig. 31c

   Mix che ritroviamo nella cosiddetta “sala da ballo” sempre a San Giovanni di Sinis.
   Questi contesti scrittori ci evincono di un “sincretismo” religioso attraverso il “sincretismo” alfabetico che nella società sardo-nuragica fu la norma quando i Romani erano ancora lì da venire in Sardegna.
   Sincretismo religioso e scrittorio che ritroviamo tra Egitto e Sardegna e prova ne sia lo scarabeo di Monte Sirai dedicato ad Amon e Yhw,[10] oppure il sincretismo scrittorio tra alfabeto nuragico, protosinaitico e ugaritico in ambiente prettamente sardo (i sigilli di Tzricottu).
   Ma tornado alla scritta della scogliera a occidente di “Murru mannu”, notiamo una straordinaria coincidenza di significati e significanti.
    Pura coincidenza? Oppure è un preciso intento scrittorio che vuole la scritta di quella scogliera ricordare in età romana, che a Tharros si perpetuava da tempi ancestrali il culto del toro luminoso che attraverso la porta a lui dedicata scandiva i tempi della vita dell’uomo?




[1]   In sostanza i due eventi sono simili ed equiparabili entrambi ad una sorta di calendario, lì dove se risulta vera, come penso, la mia teoria che vuole nel nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, l’immagine del toro attraversare il centro dell’altare, che originariamente vi era costruito, il 21 di dicembre e solo in quel giorno, nella porta del sole di Murru mannu abbiamo la conferma che quell’evento è verosimilmente voluto ed architettato.

[2] Le immagini tratte dal programma STELLARIUM indicano l’ora legale, mentre nella mia trattazione mi riferisco sempre all’ora solare.


[3] da: ATTI DELLA XLIV RIUNIONE SCIENTIFICA - LA PREISTORIA E LA PROTOSTORIA DELLA SARDEGNA - Anna Depalmas - Il Bronzo medio della Sardegna  pag. 128.


[4] Benché sembri mera coincidenza e di conseguenza l’indizio piuttosto labile, non paia strano l’accostamento astronomico (posizione del sole), a quello astrologico (costellazione del toro); quest'ultima in tempi antichi era scienza non disgiunta dalla religione. Dimostrare che quelle genti riuscissero a sapere che il sole in quel dato giorno fosse nella costellazione del toro non è intuitivo né immediato e benché si tenda a spiegarlo in modo approssimativo e fugace, ciò è possibile in modo preciso, alla luce di ragionamenti legati all'osservazione dei moti astronomici e agli azimut di levata e calata delle stelle.
  Voglio precisare inoltre che è verosimile, benché non dimostrabile, la connotazione univoca data ad una certa costellazione sia in Sardegna che in altri luoghi più o meno lontani che con essa ebbero rapporti e scambi culturali e religiosi.

[5] Da.: MAPPA LITURGICA DEI FLAMINI MINORI DI ROMA di A. Pasqualini, pag. 444 leggiamo che tale festività fu introdotta in Roma nel 238 a.C. https://www.academia.edu/2059000/Mappa_liturgica_dei_flamini_minori_di_Roma 
[6] Da: Enciclopedia Treccani
[8] Da: Fenici e Cartaginesi in Sardegna di S. Moscati  ed. Ilisso, pag. 61
[9] Da: La Sardegna e i Fenici appunti di una colonizzazione, di  Paolo Bernardini  pag. 29-30-31 https://www.academia.edu/5225193/La_Sardegna_e_i_Fenici._Appunti_sulla_colonizzazione
P. Bernardini scrive: «È ben radicato nella ricerca storica sui Fenici il concetto di tipo evoluzionista secondo  il quale la colonia è il potenziamento e lo sviluppo in forme ubanizzate di precedenti strutture e installazioni  provvisorie  di natura commerciale; le navi fenicie che solcano  i mari occidentali  tra I'XI e il lX secolo a.C. utilizzerebbero strutture  di quest'ultimo  tipo, talmente precarie da eludere costantemente  la ricerca archeologica. (mio il sottolineato)
In seguito, allo scadere  della prima metà dell'VIII  secolo a.C., la documentazione migliora  nettamente, testimoniando  la presenza in ambito  occidentale di impianti fenici stabili e complessi; se di colonie si tratta, ma i giudizi in merito restano estremamente  diversificati, prevalente  è in ogni caso I'identificazione di una colonizzazione  a carattere  fondamentalmente  mercantile.
Secondo  alcuni giudizi, il  carattere di stazioni  commerciali assunto  da questi insediamenti  è talmente preminente  da impedire,  anche  in presenza di situazioni complesse, I'uso del termine colonia;  di vera e propria colonizzazione  si potrà parlare soltanto  più tardi, con lo sviluppo dell'egemonia  della metropoli  africana  di Cartagine ed il conseguente inserimento dei più antichi  empori  commerciali  occidentali  nell’orbita politica, economica  e culturale  cartaginese.»

4 commenti:

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  2. Sono il primo a commentare, perciò mi corre l'obbligo di ovviare a una tua banale svista, così la considero, allorché hai scritto, iniziando il terzo periodo "Quei sacerdoti astronomi realizzarono una sorta di tempio all’aperto da dedicare al toro luminoso, con l’intento di glorificarlo in due periodi ben precisi: il germogliare del grano e la fine della trebbiatura,...”, mio il grassetto.
    È chiaro a tutti che nella terza settimana di aprile il grano è già bello alto, non ha aspettato la primavera a germogliare. È vero per altro che in quel periodo il grano si svela per essere grano, cioè mostra la sua inconfondibile spiga, ben diversa da quelle delle erbe infestanti, come la zizzania di evangelica memoria che verrà estirpata e gettata nel fuoco.

    In sardo, l'atto della spiga di venir fuori dall'involucro al riparo del quale si era formata si dice scabizzai, proprio perché l'infiorescenza si chiama cabizza, mentre diventa spiga, o sinonimamente ancora cabizza, quando è matura.
    Si dice infatti, relativamente al lavoro delle donne che seguivano i mietitori per raccogliere le spighe che finivano a terra fuori dai covoni, che andavano a spigai o, ancora meglio, a boddiri spiga oppure, in modo più spiccio, a sa spiga. Per questo motivo, le donne che supportavano i mietitori con l'approvvigionamento dell'acqua da bere e nei lavori successivi delle aie, venivano chiamate spigadrixis, visto che la loro paga consisteva esclusivamente nel grano raccolto appunto andando a boddiri spiga. Ciò per differenziarle dalle serbidoras, che erano al servizio della famiglia per tutto l'anno, aiutando pertanto anche nella semina e nei lavori di casa, e venivano retribuite con una paga fissata a s'aggiustu, oltre alla raccolta delle spighe, per quello che vi partecipavano.
    Visto che ci siamo, diciamo pure che i terreni coltivati a grano, dopo la mietitura e la raccolta delle spighe da parte delle spigolatrici autorizzate, venivano ripassati, sempre in cerca di spighe eventualmente sfuggite alla falce e agli occhi più che attenti delle spigadrixis, da altre donne, spesso vecchie, sicuramente le più povere. Questo loro andare al ripasso era detto andai a sa spiga feri feri, dove questo feri ripetuto significa “dove capita”, cioè a caso e anche allo sbando.

    Tornado al post, caro Sandro, questo svelarsi della cabizza per esprimere la fioritura, vale a dire della vera essenza dell'essere grano, nel tempo in cui si svela il triangolo primaverile del toro solare di Murru mannu (broncio grosso del toro?), fa il doppio nel periodo di piena estate in cui si svela il triangolo di luce, ma anche il chicco del grano, sino ad allora nascosto nella spiga dalla pula.
    E non trascurerei neppure il fatto che la cariosside del grano ha una smaccata parvenza sessuale femminile, che però non so accostare alle varie feste di cui hai parlato.

    (è il post che ho eliminato: ci avevo messo grassetti e altro, ma non sono visibili. Pazienza! Non so come si fa)

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  3. La tua precisazione è utile per capire bene il ciclo vegetativo del grano ed io sono stato sicuramente poco preciso nell’uso dei termini; però io ho analizzato il problema dal punto di vista temporale. Al giorno d’oggi per un agricoltore è facile constatare certi eventi, calendario alla mano e dire che il grano è ad un certo grado di crescita nella terza settimana di aprile; un po’ più difficile lo era per un contadino di 3000 anni fa presumo. Immagina solo di non avere a disposizione alcun calendario né alcun ausilio tecnologico per capire in che periodo dell’anno sei, come faresti a stabilire delle date precise? Certamente si può ricorrere alla lettura dei segnali naturali e al ciclo lunare, però una dato temporale esatto esatto lo si può stabilire solo col sole; ad esempio se consideriamo i cicli lunari possiamo dire che il 22 aprile 2015 essa era crescente e si è manifestata di giorno sorgendo con un azimut di 67°, però il 22 aprile 2016 la luna sarà luna piena e si manifesterà di notte e sorgerà con un azimut di 105°. Lo stesso possiamo dire per le stelle fisse, che da un mese all’altro non variano nella loro posizione spaziale, ma neanche da un anno all’altro, tanto che se prendiamo Vega possiamo constatare che il 22 marzo 2015 sorgeva con un azimut di 35°16’, il 22 aprile sorgeva sempre con lo stesso azimut e il 22 aprile 2016 sorgerà con un azimut di 35°16’.

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  4. Caro Sandro, gli agricoltori e i contadini non guardano il calendario per capire quale sia lo stadio di crescita del grano e delle altre colture, al contrario confrontano la crescita con la stagione per desumere se l'annata è più o meno regolare, oppure precoce o, al contrario, tardiva.
    Concesso che il triangolo di luce sia, o sia stato, potenzialmente osservabile a Murru mannu; concesso che l'evento sia stato volontariamente determinato dai costruttori per essere usato come una sorta di almanacco di Frate Indovino per aiutare il popolo nella consapevolezza delle varie coltivazioni; ebbene, lo stesso divario di tempo fra la prima apparizione (19 aprile, se non ricordo male) e l'ultima performance del triangolo luminoso (9 maggio) è pari a circa tre settimane, un tempo dunque ragionevole perché si potesse osservare la fuoriuscita della spiga per effettuare la fioritura, sia che l'annata fosse precoce (cabudraxa) sia che fosse stata tardiva (cuaina) e attrezzarsi di conseguenza.
    Quanto alle misurazioni delle altezze degli astri, permetti ai nostri aviti contadini di dormire sonni tranquilli e, nel caso volessero comunicare qualcosa di preciso, che si rivolgessero a unità di misura omologati, quali il palmo della mano, le dita messe di traverso, un passo di persona adulta.
    Ma, giacché tu pensi sempre ai sacerdoti astronomi, lascia a loro l'individuazione di unità di misura più fini, tipo tacche o unghie, tenendo sempre presente che anche un analfabeta di oggi sa esattamente a quale altezza stazioni il nostro Sole senza neanche alzare gli occhi al cielo: gli basta guardare la sua stessa ombra e far proseguire alle sue spalle il segmento che unisce l'ombra della sua testa ai suoi stessi occhi. Insomma, sa bene che il sole sta proprio dietro la sua nuca.
    Non farli troppo difficili e pensosi i nostri contadini, altrimenti ci riesce difficile comprenderli!

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