sabato 12 dicembre 2015

La Sardegna paraninfa della pace

di Giovanni Masala Dessì

Recensione del volume: Vincenzo Bacallar Sanna, La Sardegna paraninfa della pace e un piano segreto per la sovranità 1712-1714, a cura di Sabine Enders, Stoccarda 2011, traduzioni dal tedesco e dal francese di Cesarina De Montis e di Giuanne Masala;
ISBN: 978-3-941851-03-0; 238 pagine, € 11,00 (www.sardinnia.it)

Vincenzo Bacallar Sanna

Fu Vincenzo Bacallar Sanna (1669-1726), cavallerizzo maggiore del regno di Sardegna e governatore e riformatore del capo di Cagliari e Gallura, a tentare di liberare i Sardi dall’oppressione austriaca (1708-1717) per dare all’isola un proprio re e una vera autonomia. Una vicenda della storia sarda riscoperta e data alle stampe dalla studiosa tedesca Sabine Enders.

Il Regno di Sardegna ha bisogno di un Re, ma di un Re che possa risiedervi personalmente... poiché, senza esagerare, il Regno di Sardegna diverrebbe sicuramente, per la presenza del suo Re, un vero paradiso terrestre...”.

È una frase che si legge nel libro: La Sardaigne Paranymphe de la Paix, un’appassionata e partecipata descrizione geografica, storica e politica della Sardegna, dato alle stampe forse nei primi mesi del 1714 da autore anonimo e che ebbe in tutta Europa una grande diffusione. Fu scritto dal cagliaritano Vincenzo Bacallar Sanna, ce lo assicura una studiosa tedesca, Sabine Enders, che ha studiato il testo molto a fondo curandone l’edizione italiana uscita di recente: La Sardegna Paraninfa della Pace e un piano segreto per la sovranità 1712-1714. Alla studiosa tedesca, storico dell’arte ma anche ricercatrice appassionata e competente della storia sarda del Settecento, spetta il merito di aver “capito” finalmente il volumetto di Bacallar Sanna durante una ricerca durata anni tra gli archivi sardi e bavaresi. Si tratta di una edizione critica del pamphlet del Bacallar Sanna che accompagna la lettura del testo settecentesco con una prefazione magistrale della studiosa tedesca: Il regno di Sardegna, il duca di Baviera e Vincenzo Bacallar Sanna – storia di un libro (pagg. 11-73). La Enders attribuisce la paternità del libro definitivamente e in modo inconfutabile a Vincenzo Bacallar Sanna, non soltanto attraverso passaggi che testimoniano una conoscenza dell’isola che un autore non sardo non poteva avere ma anche grazie al ritrovamento di un manoscritto in lingua spagnola conservato nell’Archivio di Stato di Torino, scritto di pugno dal Bacallar Sanna e presumibilmente fatto tradurre in spagnolo per facilitarne la diffusione in Europa durante le conferenze di Utrecht. La Enders smentisce quindi in modo eclatante l’affermazione di Bogliolo, secondo cui:

sia lo stile sia lo spirito di quest’operetta contrastano talmente con la complessiva produzione di Bacallar che la questione non meriterebbe di essere ulteriormente segnalata se non trovasse ancor oggi qualche estimatore della sardità del marchese di San Filippo disposto ad accreditargliene la paternità” (E. Bogliolo, Tradizione e innovazione nel pensiero politico di Vincenzo Bacallar, Milano 1989, p. 223).

Nel sottocapitolo Saccheggiatori (pagg. 56-73) della sua prefazione la Enders dimostra inoltre che diversi autori del Settecento copiarono alla lettera decine di pagine della Paraninfa senza citarne la fonte, primo fra tutti Domenico Alberto Azuni:

Il giurista e scrittore sardo pubblicò nel 1799 a Parigi il suo Essai sur l’Histoire géographique, politique et naturelle du Royaume de Sardaigne e nel 1802 una versione ampliata dal titolo Histoire géographique, politique et naturelle de la Sardaigne, che ricordano entrambi già nel titolo le successive edizioni della Sardaigne Paranymphe de la Paix. Nella prefazione egli critica […], le presunte esagerazioni della Paraninfa, per poi copiare alla lettera molte delle già note citazioni nel suo capitolo Déscription géographique de la Sardaigne relativamente al clima gradevole ed alla fertilità dell’isola, all’abbondanza di pesce e di comodi porti; e cita anche la bellezza delle donne sarde e la fontana di Rosello. Il secondo capitolo dell’Essai sulla storia sarda, Origine de la nation Sarde et de son Gouvernement en général, copia pressoché testualmente ampie parti dalle pagine 19-26 della Paraninfa. E infine il terzo capitolo, Gouvernement Espagnol en Sardaigne, è per lo più una copia solo leggermente modificata della Descrizione politica della Paraninfa. Il plagio di Azuni, assieme agli estratti di La Martinière e dell’Encyclopédie fece diventare questo capitolo della Paraninfa – con le sue impegnate descrizioni sulle desolanti condizioni della Sardegna dell’inizio Settecento – la fonte principale dell’immagine della Sardegna all’estero per lungo tempo: un quadro desolante della decadenza e della rassegnazione della popolazione” (S. Enders, p. 62).

Dopo secoli di dominio spagnolo sull’isola, il 14 agosto del 1708, una flotta anglo-olandese conquista Cagliari e da quel momento fino al 1717 la Sardegna verrà governata da Carlo d’Asburgo. Ha inizio così il dominio austriaco e migliaia di sardi fedeli al re spagnolo Filippo V sono costretti a emigrare a Madrid, tra cui Vincenzo Bacallar Sanna, famoso scrittore e governatore del capo di Cagliari e di Gallura, dopo il vicerè indubbiamente il politico sardo più influente dell’epoca. Quattro anni prima, nel 1704, anche la Baviera viene occupata dagli austriaci e anche Massimiliano II Emanuele, duca e principe elettore di Baviera della dinastia dei Wittelsbach, alleato della Francia nella Guerra di Successione Spagnola, inizierà un lungo esilio a Parigi. Durante l’occupazione austriaca, tra i sardi in esilio a Madrid si moltiplicano gli sforzi affinché la Sardegna venga ceduta al duca di Baviera con lo scopo di porre fine al dominio austriaco. E la Paraninfa appoggia infatti il progetto di Massimiliano II Emanuele, duca e principe elettore di Baviera che ambiva al titolo di re di Sardegna. L’11 aprile 1713 fu firmata la pace di Utrecht che, anche se parzialmente, porta alla conclusione della guerra di successione spagnola (1701-1714) e il risultato per la Sardegna non fu, come si legge spesso, la conferma del possesso dell’isola per Carlo d’Austria ma in realtà l’isola, insieme al titolo di re, veniva assegnata dalle grandi potenze europee al duca di Baviera Massimiliano II Emanuele. Da una lettera inedita pubblicata dalla Enders si evince la felicità del duca e principe elettore di Baviera per il successo ottenuto nelle conferenze di pace di Utrecht:

È vero che il Regno di Sardegna non è grande […]. I Regni non si trovano dove si vuole; io rendo grazie al cielo di aver trovato questo per portare perpetuamente la dignità di Re nella Casa di Baviera…
Massimiliano II Emanuele di Baviera




Massimiliano II Emanuele festeggia la Pace di Utrecht come

futuro re di Sardegna il 21 maggio 1713 (particolare)



Altro grande merito della Enders è quello di aver cercato e trovato, nell’Archivio di Stato di Monaco di Baviera, numerose lettere spedite da Louis Joseph d’Albert, ambasciatore bavarese a Madrid, su un piano segreto che aveva per obiettivo la conquista militare dell’isola con l’aiuto di Vincenzo Bacallar Sanna per incoronare Massimiliano II Emanuele re di Sardegna. L’entusiasmo dei sardi a Madrid è enorme e in una lettera (aprile 1713) indirizzata al duca di Baviera si apprende ciò che segue:

Monseigneur…, ieri ho avuto una lunga conversazione con un sardo, il marchese di San Filippo [Vincenzo Bacallar Sanna] che, negli ultimi tempi, dopo aver visto che il Regno di Sardegna sarà ceduto immancabilmente a Vostra Altezza Elettorale, si comporta nei miei confronti in modo molto più aperto che in passato.

La mancata ratifica del trattato di Utrecht da parte dell’imperatore del Sacro Romano Impero, induce i “complottisti” a contemplare un’altra strada, quella militare. A Madrid i contatti tra Albert e Vincenzo Bacallar Sanna si intensificano e sfociano nel cosiddetto Projet sur la Sardaigne, un piano dettagliatissimo di una decina di pagine manoscritte che prevedeva la conquista dell’isola nei primi mesi del 1714. Nella lettera allegata al Projet sur la Sardaigne Albert, aiutato da Vincenzo Bacallar Sanna, riassume le sue lunghe ricerche sulla Sardegna e prega il principe elettore di impegnarsi per ottenere un aiuto militare del re francese Luigi XIV:

Monseigneur, obbedisco agli ordini con cui Vostra Altezza Elettorale mi ha onorato domandandomi ciò che penso sulla Sardegna, e aggiungo qui le mie idee sulla maniera in cui si potrebbe procedere per conquistarla. Così, Monseigneur, se Vostra Altezza Elettorale condivide il mio punto di vista, non c’è un attimo di tempo da perdere per ottenere dei vascelli, e Vostra Altezza Elettorale non potrebbe impiegare le Sue istanze e tutti i Suoi sforzi per una cosa che sia più impor tante di quella di possedere la Sardegna al più presto, qualora – oso quasi anticiparlo – non la conservasse nel trattato di pace […]. Confido che Vostra Altezza Elettorale avrà la bontà di farmi sapere come avrà trovato questo memoriale e dell’opinione che se ne farà, perché 10-12 giorni dopo averlo ricevuto la cosa dovrà essere decisa poiché il tempo per l’esecuzione stringe infinitamente […]” (Albert a Massimiliano II Emanuele, Madrid, 26 dicembre 1713).

Projet sur la Sardaigne
prima pagina

Il progetto militare è riassunto in dieci pagine manoscritte redatte in francese e pubblicate in italiano nel volume della Enders. Eccone alcuni passaggi:

Delle sette principali città del Regno, solo due sono fortificate, ossia Cagliari e Alghero. La prima deve essere considerata come divisa in quattro parti, ovvero Castello, che si trova nel mezzo su una collina, ed i tre sobborghi di Villanova, di Stampace e di Marina che lo circondano sfiorandolo ed essendo, per così dire, attaccati ad esso in modo da formarne un tutt’uno che viene chiamato Cagliari. La parte centrale detta Castello, dove abitano le persone distinte e tutta la nobiltà, è circondata da antichi e solidi muraglioni, ai quali in molti punti sono stati aggiunti dei bastioni, come anche dei terrapieni in altri punti, tuttavia senza regolarità e senza alcuna fortificazione esterna né un camminamento coperto. Delle altre tre parti che formano la periferia, due sono – come villaggi – senza fortificazioni, e vi abita tutto il popolo minuto e la maggior parte degli artigiani; il sobborgo della Marina è limitato da un lato dal porto difeso da tre bastioni o da semi-bastioni, il molo, la darsena delle galere, e dall’altro si estende salendo verso Castello del quale ne rasenta i massicci muraglioni. Tutti i litorali lungo quattro miglia a destra e a sinistra di questa città sono di facile approdo; i luoghi ove sono situati, Quartu, grosso borgo distante da Cagliari solo di una lega, Sant’Andrea, Sant’Elia e le infermerie del Lazzaretto, che sono i più vicini, sono i posti al mondo più adatti ad uno sbarco, e ugualmente quelli di Capo di Pula, Capoterra e la Scaffa, benché un po’ più distanti dalla città, offrono molte comodità di sbarco. La città di Cagliari è al centro di queste località, e così, tentando uno sbarco contemporaneamente, è impossibile che uno dei due sbarchi non riesca, ma crediamo di dover sperare che questo avvenga dalla parte di Quartu per il maggior numero di comodità e di vantaggi che può offrire […]” (dal Projet sur la Sardaigne: Albert a Massimiliano II Emanuele, Madrid, 26 dicembre 1713).

Ma il sogno di Vincenzo Bacallar Sanna e di Massimiliano II Emanuele non si avverò perché le grandi potenze e il re di Francia Luigi XIV preferirono firmare la pace di Rastatt il 6-7 marzo 1714 in cui a Carlo d’Austria vennero confermati i suoi possedimenti italiani e la Sardegna. Vincenzo Bacallar Sanna, deluso dal mancato intervento militare non fece mai più rientro in Sardegna. Nel 1715 fu nominato ambasciatore di Spagna a Genova e dal 1725 all’Aia, dove morì l’11 giugno 1726 lasciando la sua monumentale biblioteca di ben 16.000 volumi.
Il 10 aprile 1715 il duca e principe elettore Massimiliano II Emanuele, alla fine del suo lungo e tormentato esilio francese, rientrerà in Baviera insieme alla sua corte. Negli anni successivi ultimerà la costruzione dei castelli “reali” di Nymphenburg, di Schleissheim e di Fuerstenried nei pressi di Monaco. Morirà il 26 febbraio del 1726 a Monaco di Baviera.
La Fama (Pace) vola sulla Sardegna in guerra - frontespizio dell'edizione originale

16 commenti:

  1. Ma poi il Bogliolo si è ricreduto?

    RispondiElimina
  2. Giovanni Masala Dessì scrive:
    Sabine Enders ha mandato una copia ad alcuni storici sardi, alcuni l'hanno ringraziata per la ricerca, eccetto Bogliolo. Era chiaro che il volume fosse di Bacallar-Sanna ma la storiografia ufficiale voleva continuare a far credere che il politico cagliaritano fosse filospagnolo fino alla fine dei suoi giorni e non fosse interessato ad una Sardegna quasi-indipendente. Il cagliaritano Bacallar-Sanna anticipa di quasi un secolo le idee di Giovanni Maria Angioy, e l'autrice ne disegna il progetto: "Come Matteo Luigi Simon, viveva in quegli anni quale «rappresentante degli esuli sardi» a Parigi il suo conterraneo Giovanni Maria Angioy, ex giudice della Reale Udienza e sostituto del viceré (alternos) in Sardegna. Nel suo esilio parigino, in vista di un progettato intervento militare della Francia in Sardegna, scrisse nel 1799 Mémoires sur la Sardaigne. Egli si pronuncia contro il feudalesimo e a favore di una monarchia costituzionale nel rispetto delle tradizioni sarde. Nel contempo descrive il carattere dei sardi di cui si deve tener conto in questa impresa. Stila dei paralleli tra la situazione del 1713 e quella contemporanea del 1799. Soprattutto l’ultimo capitolo della Paraninfa: Sentimenti del Regno di Sardegna per il nuovo Re, gli fornisce la prova che il popolo sardo avrebbe accettato una nuova forma di governo, così come avrebbe fatto nel 1713-14 a favore di un nuovo re. Nell’ultimo paragrafo delle sue Mémoires Angioy scrive": Ha perfettamente ragione l’autore del libro intitolato La Sardaigne paranymphe de la paix quando scrive che «i sardi sono costretti a vendere l’anima per comprare la giustizia» e che «la Sardegna serve solo ad arricchire alcuni cortigiani del Re». Dopo aver fatto una descrizione molto accattivante della Sardegna e specificatamente della sua situazione, della fertilità del suolo, della vivacità dei suoi abitanti, lo stesso autore conclude dicendo che i popoli della Sardegna erano i più sfortunati, i più offesi e i più oppressi dalle tasse, e che si doveva disperare in una sua ripresa se non ci si impegnava a sollevare [dagli oneri] i suoi abitanti ed a migliorare la loro condizione. Quel che risulta da tutto ciò è che motivi forti e potenti devono indurre i sardi a desiderare il sistema repubblicano come il solo che possa procurare il benessere e l’esistenza più comoda e agiata"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Serendipità (sarà parola italiana, volevo scrivere serendipity e il T9 suggerisce questa): intanto scopro e porto a casa che questo Matteo Luigi Simon (Alghero 1761, Parigi 1816), qui apparso di striscio, scrisse, tra l'altro, un "Prospetto dell’isola di Sardegna, antico e moderno, disposto in forma di catechismo patrio a comodo degli istitutori e discepoli delle scuole sarde". Hai visto!?
      Ma quanto alla storia svelata dalla Enders, ringraziamenti e silenzi a parte, può considerarsi oggi una versione pacificamente accettata? Io capisco di sì, però non si sa mai. Mi si potrà dire che non bisogna attardarsi ad aspettare la pacifica accettazione dei resistenti (e gattopardi), sarebbe il discorso che conosciamo; ma mi sembra invece utile far conoscere le posizioni, portare gli autori a definirsi e confrontarsi (magari) apertamente. Il che, ben inteso, non comporta, in qualsiasi caso, fermare un bel niente.

      Elimina
  3. "Isardi costretti a vendere l'anima per comprare la giustizia" ed"i popoli sardi erano i più sfortunati,i più offesi ed i più oppressi dalle tasse" Signor Angei,mi sembra che sia cambiato poco dal 1700.Una terra così bella ha comtinuato ad essere sfruttata ed il popolo sardo,nonostante il suo carattere forte,non si ribella abbastanza.

    RispondiElimina
  4. Giovanni ha sempre problemi con il suo account google, perciò mi ha chiesto (alle 15,09) di pubblicare questo da parte sua:
    "Ne hanno scritto diffusamente uno storico spagnolo http://revistas.ucm.es/index.php/CHMO/article/view/43287/41004
    e Omar Onnis http://sardegnamondo.eu/2013/09/23/sardegna-paraninfa-pace-proposito-storia-sarda-fonti-mancanti-mai-cercate/
    Non sono a conoscenza di altre recensioni, almeno per ora..."

    RispondiElimina
  5. Giovanni Masala scrive:
    Sotto certi aspetti anche "La Sardaigne Paranymphe de la Paix" fu occultata in quanto politicamente non opportuna. Il libro uscì anonimo per non compromettere l’autore e con un luogo di pubblicazione falso per aggirare la censura, anche per essere utilizzato durante le trattative di pace. In Baviera l’argomento fu ignorato al fine di non ledere la splendida immagine del principe elettore Max Emanuel che aspirava a un regno ai confini dell’Europa; la damnatio memoriae fu totale non solo per i contemporanei di allora ma anche per la storiografia successiva.
    In Sardegna la "Paraninfa" fu accolta con cautela perché nella guerra civile di inizio Settecento parteggiava a favore di una sola delle due fazioni politiche. L’identità dell’autore era nota solo per sentito dire in quanto la collaborazione di Bacallar con l’inviato a Madrid del principe elettore bavarese non doveva divenire di dominio pubblico. Più tardi Giovanni Maria Angioy utilizzò il testo, all’epoca ancora di valida attualità, come testimonianza principale per le sue idee di riforma politica per la Sardegna; tuttavia le sue teorie non furono più considerate opportune e caddero nell’oblio. Successivamente il libro fu respinto dalla storiografia sarda perché i progetti che prevedevano un principe tedesco come re di Sardegna parvero troppo insoliti ed analogamente a quanto avvenne in Baviera anche in Sardegna questi urtavano la sensibilità nazionale. La supposta paternità attribuita allo storico francese Jean Rousset de Missy, autore non sardo, offrì ad alcuni storici l’opportunità per ignorare l’opera quale frutto nato all’interno della storia sarda e per considerare quindi il testo inattendibile. Il libro fu erroneamente considerato come un’opera precoce della letteratura di viaggio in Sardegna. Peculiari esagerazioni nella "Descrizione geografica" e alcuni errori nella "Descrizione storica" servirono da pretesto per diffamare il testo e allo stesso tempo per tenerlo in ombra e poterlo copiare in incognito. Nonostante ciò per oltre un secolo dalla sua comparsa la "Paraninfa" godette di una vasta eco, ma come fonte documentale fu citata solo di rado, cosicché l’origine di alcuni noti topoi della storiografia sarda rimase nell’ombra: possa la traduzione italiana presentata in questa sede gettare le basi per una rinnovata attenzione verso quest’opera (Sabine Enders, pagg. 72-73).

    RispondiElimina
  6. Questo articolo,signor Angei,è veramente interessante e mi fa anche pensare che la Sardegna ha affascinato più gli stranieri che noi sardi.Signor Sandro mi permetta,però,come al solito di andare,per l'ennesima volta fuori tema.Stamani,parlando con mia cognata ho saputo che lei ,dovendo andare a Bitti,per un funerale,aveva tante difficoltà perché le site,la domenica,viaggiano solo una la mattima presto ed una la sera,per cui lei avrebbe dovuto passare tutto il giorno in giro perché sono praticamente imsesistentei i mezzi pubblici nei giorni festivi.Mi chiedo come i sardi possano accettare di essere quasi isolati non sono con l'Italia ma soprattutto nella loro terra.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Seguendola nel fuori tema,a parer mio è solo una questione di numeri e di convenienza economica. In Sardegna siamo pochi, nei piccoli centri ancor di più e le regole del mercato impongono che a poca richiesta corrisponda poca offerta. Ma questo vale in ogni parte del mondo ed in ogni settore. Un esempio è dato dal “cinismo” delle multinazionali dei farmaci che fanno ricerca e per tanto investono, solo per curare quelle malattie che coinvolgono una grossa fetta di popolazione; per le malattie rare, nessuno investe un soldo.
      Come vede, il problema e l’isolamento non è solo sardo.

      Elimina
  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  8. Lei ha ragione ma il popolo sardo ha subito la "convenienza economica"anche perché i capi della Regione sono stati sempre proni al potere esterno accettando che i un paese,principalmente agricolo e pastorale,si costruissero industrie(che hanno creato tumori agli abitanti),basi militari e non si sono incentivati lavori più consoni al territorio.Riferendomi a ciò che ha scritto il signor Masala,lo sfruttamento e l'oppressione(non solo per le tasse)del nostro popolo non è mai smesso in questi secoli.Forse sono un po' esagerata,ma il mio amore per i sardi mi porta ad non accettare tante ingiustizie che subiscono.

    RispondiElimina
  9. Giovanni Masala Scrive:
    Quello che a me preme sottolineare è che i libri di storia della Sardegna non accennano minimamente
    al fatto che:

    - il 22 marzo 1713: in una conferenza a Utrecht, il principe elettore di Baviera,
    Massimiliano II Emanuele, riceve dall'imperatore Carlo d'Asburgo la garanzia che gli
    verrà ceduta la Sardegna col titolo di Re.

    - l'11 aprile 1713: la cessione della Sardegna a Massimiliano II Emanuele di Baviera viene inserita
    nel trattato, sottoscritta da Francia, Spagna e Olanda e garantita dall'Inghilterra.

    - l'8 maggio 1713: Massimiliano II Emanuele di Baviera sottoscrive un trattato in cui egli rinuncia al
    possesso dei Paesi Bassi spagnoli in cambio della Sardegna.

    - il 15 maggio 1713: a Utrecht i plenipotenziari dell'Imperatore, d'Inghilterra e
    della Francia confermano nel protocollo della conferenza la cessione della Sardegna
    col titolo di Re al principe elettore di Baviera.

    - il 21 maggio: Massimiliano II Emanuele di Baviera festeggia il suo successo con una grande festa a
    Suresnes (Francia) come futuro re di Sardegna.

    - l'8 luglio: l'imperatore Carlo d'Austria non firma il trattato di Utrecht a causa della prevista
    cessione della Sardegna a Massimiliano II Emanuele e dichiara, pricipalmente per questa ragione,
    nuovamente guerra alla Francia.

    Mentre quindi a luglio-agosto del 1713 si ha la conclusione della pace tra Spagna, Inghilterra e Savoia,
    la guerra tra Francia e Impero va avanti proprio perché il pomo della discordia è la Sardegna
    e quello rimane infatti il nodo da sciogliere. Non è un particolare da trascurare perché infatti
    la pace verrà rimandata e a Rastatt il 6-7 marzo del 1714 la Francia sottoscrive il trattato di pace con l'imperatore, a cui vengono confermati i suoi possedimenti italiani e la Sardegna. Nel trattato la cessione
    della Sardegna a Massimiliano II Emanuele di Baviera non viene più menzionata.

    RispondiElimina
  10. Nei libri di storia insomma, non leggiamo mai che la Guerra di Successione Spagnola continuò perché
    la Sardegna era diventata un problema: da una parte l'Austria voleva ancora continuare a sfruttarla
    perché serviva per approvvigionare di grano e cavalli le sue truppe stazionate a Barcellona, dall'altra
    un gruppo di sardi aveva capito invece che "sul piano della politica internazionale tutti questi progetti diplomatici
    furono discussi senza il coinvolgimento diretto della Sardegna. A questo punto l'autore della Paraninfa tenta, nell'interesse dell'isola, di influenzare i propositi dei potenti. Il libro è scritto tenendo in considerazione
    il punto di vista dei sardi, popolo che aveva sofferto sotto il governo dei numerosi viceré spagnoli e che
    a questo punto vedeva garantita nell'idea dell'indipendenza con un proprio re una via d'uscita dal suo misero stato. Per l'autore della Paraninfa l'integrazione della Sardegna con l'allora regno austriaco degli Asburgo non viene ritenuta accettabile. Egli si battè con tutta la passione di un patriota sardo per la soluzione offerta dalla politica delle grandi potenze, le quali caldeggiavano la possibilità di dare alla Sardegna un proprio re che risiedesse sull'isola. Per la corretta comprensione della storia sarda è molto
    importante sottolineare che la Sardegna di quell'epoca non venisse considerata solamente come una pedina secondaria o un soggetto passivo delle altre potenze, in quanto cittadini sardi influenti del partito antiaustriaco quali Bacallar, Laconi, Castiglio e Montalvo lottarono attivamente per la sovranità della loro terra e per un proprio re, anche se alla fine questa possibilità non fu attuata. Bacallar ed i suoi alleati non erano soltanto fedeli alla monarchia spagnola ma nel 1713-14 supportarono l'allettante idea di un proprio sovrano della Casa Wittelsbach per l'isola nell'esclusivo interesse della loro patria sarda e con la speranza di un radicale mutamento delle condizioni pietose in cui all’epoca versava il loro paese" (S. Enders, pagg. 24-25).

    Come è possibile che i manuali di storia sarda abbiano trascurato un passaggio così importante
    della storia della Sardegna? Che anticipa di quasi un secolo idee politiche di Giovanni Maria Angioy?

    RispondiElimina
  11. Ringrazio tanto per il senso del libro qui generosamente distillato, operazione che certamente lo rende meglio digeribile per un pubblico più vasto rispetto alla cerchia degli storici, ma operazione anche molto utile a dare una scossa agli storici medesimi. Incameriamo che nella stessa Sardegna si trovavano, ben prima dell'età delle rivoluzioni (e della "sarda rivoluzione" tra queste), patrioti con apprezzabilissimi disegni di livello europeo (adeguati all'alto momento e, insieme, ai loro mezzi) volti a una propria, realistica, sovranità.
    È notevole la trama delle vicende intorno al libro stesso (Paraninfa), dalle motivazioni fino a queste ultime battute del suo complesso destino. Ne avevamo già parlato, su Monte Prama, soprattutto dello scorcio di storia che illumina (senza arrivare alla chiarezza qui condensata); ora si capiscono meglio, tra l'altro (o almeno li capisco meglio io), l'interesse dell'opera in sé e i meriti di chi ne ha dipanato la storia nella Storia, per come risultano fittamente intrecciate.
    Comunque, se l'8 luglio 1713 l'imperatore Carlo d'Austria non firma il trattato di Utrecht e dichiara nuovamente guerra alla Francia principalmente per la contrarietà alla cessione della Sardegna al principe elettore di Baviera, più che paraninfa della pace, alla fine, Sardegna paraninfa della guerra.

    RispondiElimina
  12. Giovanni Masala scrive:
    Ringrazio Francesco per il commento e integro dicendo che per come sono andate le cose allora la Sardegna è stata certo la paraninfa della (continuazione) guerra ma non per suo volere bensì per il "tradimento" di Luigi XIV che non ha più appoggiato il progetto... Già il titolo poetico La Sardaigne Paranymphe de la Paix (La Sardegna Paraninfa della Pace) fa intuire che il libro non è stato concepito quale insieme di dati a sé stanti, ma vi è alla base
    una partecipazione personale dell’autore. Il titolo si riferisce all’ultima frase del libro: «Finalmente dopo tante guerre si potrà dire: La Sardegna Paraninfa della Pace». Nell’isola, la tradizione del mediatore cui si allude, era diffusa da sempre nel contesto nuziale: su paraninfu significa infatti 'mediatore delle nozze'. Nella Paraninfa il ruolo della Sardegna viene associato a quello del mediatore: l’isola contratta la pace in Europa facendo chiarezza sul proprio governo, eliminando così la pietra dello scandalo che rende impossibile la pace generale.
    La Sardaigne Paranymphe de la Paix fu pubblicata nel 1714, anno dei trattati di pace di Rastatt e Baden che misero fine alla guerra di successione spagnola; molti passaggi si riferiscono direttamente alle vicende politiche che allora erano di attualità. La Sardegna era diventata la controversia in merito alla questione delle trattative di pace tra i potenti, e in tale ruolo suscitò in Europa l’interesse generale. L’incisione (vedi la sesta immagine di recente inserita nel post), accanto al titolo illustra il ruolo per la pace in Europa attribuito alla Sardegna: un’isola rocciosa circondata tutt’intorno da navi da guerra su di un mare in burrasca. Si distinguono lungo la costa torri e città fortificate, e al centro dell’immagine si staglia la prima probabile raffigurazione di un nuraghe, un’indicazione che presuppone una conoscenza della Sardegna da parte dell’artista. Sull’isola veleggia la Fama, allo stesso tempo allegoria della Pace, la quale – come si evince dalla lettura del testo – stringe nella mano destra un ramo d’ulivo che dovrà essere raccolto in Sardegna": […] il Regno di Sardegna non è che un piccolo scoglio in mezzo al Mediterraneo, che non merita di fare naufragare il preziosissimo vascello della Pace, a meno che non vi si voglia raccogliere per caso qualche ramo di ulivo, che possa diventare il simbolo di una Pace così ardentemente desiderata da tutta l’Europa (Vincenzo Bacallar Sanna).

    RispondiElimina
  13. Tocca ringraziare ancora, e sempre molto volentieri, per il nuovo regalo che è questa incisione. Mi sarebbe ancor più cara se mi convincessi che un nuraghe c'è davvero: sarebbe forse quella corona con un dente rotto sopra quella specie di Castel Gandolfo tra le due chiese con annessi campanili, ma non so se saremo tutti d'accordo. E, se così fosse, potremmo chiederci cosa rappresentino quei denti sulla corona, nonché quella specie di Castel Gandolfo (forse parte di un nuraghe complesso, con raffigurazione arbitraria di aperture nella realtà inesistenti; come un maldestro photoshop ante litteram).
    Potremmo inoltre dare la stura alle interpretazioni praticabili su quel mare così mosso solo su un lato dell'isola, per cui conterebbe stabilire di quale lato si tratti, ovvero se il sole sia al sorgere o al tramonto (se spira il vento principale, quindi Maestro, date le bandiere apparentemente verso sud-est, il sole sarebbe al tramonto e il mare più mosso il Tirreno; ciò che col Maestrale non collima, perciò qui mi fermo).
    Giovanni non me ne voglia, sembrerò concentrarmi sul dito quando il saggio indica la luna: non perdiamo di vista la luna, ci mancherebbe, ma a latere mi chiedevo, in pratica, se questo dito (questa incisione) non abbia altro da rivelarci (con piedi sempre ben piantati in terra, programmaticamente).

    RispondiElimina
  14. (Pubblico per Giovanni un suo nuovo commento)

    Uso Wikipedia, che attinge in questo caso dai manuali di storia. Tralascio alcuni passaggi perché voglio mettere in evidenza quelli che mi interessano maggiormente:
    "Il Trattato di Utrecht comprende una serie di trattati di pace firmati a Utrecht nel marzo e aprile del 1713, che aiutò a porre fine alla guerra di successione spagnola. In base alle condizioni del trattato [...] l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo VI ricevette i Paesi Bassi Spagnoli, il Regno di Napoli, il Regno di Sardegna, e il resto del Ducato di Milano (Wikipedia)"
    E già questo non corrisponde al vero, perché a marzo il Regno di Sardegna va, come ha dimostrato la Enders, al duca di Baviera Massimiliano II Emanuele. Ma se si continua la lettura scopriamo poi che:
    "Dopo il trattato i francesi continuarono la guerra contro l'imperatore Carlo VI ed il Sacro Romano Impero fino al 1714, quando le ostilità furono terminate dal Trattato di Rastatt [...] (Wikipedia)"
    La guerra di successione spagnola continua ma la storia ufficiale non mette in evidenza che il motivo principale e il vero pomo della discordia è la prevista cessione della Sardegna a Massimiliano II Emanuele, favorita dalla Francia ma rigettata dall'Austria. Quale potrebbe essere il motivo di questa omissione?

    RispondiElimina