martedì 30 maggio 2017

Pietra su pietra

di Sandro Angei e Stefano Sanna
campagne di Bauladu

   “Si chiamano muridinas1; da ragazzo ho aiutato anche io a realizzarle. Spietravamo il terreno e formavamo cumuli ben sistemati, lì dove il piano di campagna era inutilizzabile, perché costituito di sola roccia affiorante. Si realizzava il paramento esterno con le pietre più grandi ben sistemate; un lavoro ben rifinito ed elegante, poi all'interno si accumulavano le pietre più piccole fino a colmare la corona. Sistemavamo sas muridinas in bello modo, alla stregua dei muri a secco di recinzione. Era motivo di vanto erigere un muro con garbo; tutti in campagna volevamo fare bella figura col proprio terreno ben sistemato e recintato.

   Questa la testimonianza di un anziano di Paulilatino al quale ho chiesto spiegazioni su certi cumuli di pietra trovati nelle colline tra Bonarcado, Paulilatino, Bauladu, Busachi… e chissà dove ancora. Non nutro alcun dubbio sulla buona fede di questa persona; ciò non ostante, l’intuito e qualche strana conformazione e disposizione di alcuni di questi cumuli mi incoraggia ad approfondire e indagare.
   Approfondire e indagare perché le usanze tramandate, in mancanza dell’anello di congiunzione col passato, possono travisare l’originario intento, e cambiare di conseguenza registro interpretativo lì dove il retaggio dei nostri avi si è perso.
   Alla domanda: “Cosa sono questi mucchi di pietre?” La risposta è sempre la stessa: “risultato di spietramento per liberare il terreno da coltivare”. Questa risposta è sicuramente la più intuitiva, quella che viene in mente a chiunque venga posta la domanda; ed essa può esser pure vera se i mucchi di pietre li troviamo appunto in un campo coltivato; ma in tal caso era buona norma disporre il cumulo a bordo del terreno, lì dove meno intralcio arrecava alla lavorazione delle colture. Però questi cumuli che qui trattiamo sono posti per lo più in terreni dedicati al pascolo o sugherete; disseminati a macchia di leopardo in tutta la superficie recintata che li ospita; in alcuni casi a poca distanza da grosse emergenze di roccia; tanto che viene da domandarsi: “Se veramente questi cumuli sono opera di spietramento, perché le pietre non sono state accantonate proprio lì a ridosso dell'improduttivo massiccio di roccia, distante pochi metri?”
Altre volte questi cumuli li troviamo in luoghi che possiamo considerare letteralmente delle pietraie (la giara di Siddi ne è un esempio; ma potrei farne altri di esempi). Di certo non si avrebbe alcun dubbio sulla loro funzione di spietramento lì dove il terreno è coltivato a uliveto, come nel caso dei cumuli vicino a nuraghe Crabia di Bauladu; ma in questo caso benché il contesto possa giustificare una risposta in tal senso, altri particolari rendono labile la tesi “spietramento” (vedremo in seguito il perché).
   Una caratteristica denota questi cumuli; sono sempre concentrati in determinate porzioni di territorio ben delimitate e circoscritte. Oltre quel perimetro non si incontra più alcun cumulo, perché? Se fossero solo opera di spietramento, chi più chi meno, dei proprietari di terreni vicini avrebbe seguito l'esempio per raggiungere il medesimo fine se portava beneficio. Invece no, per incontrare altri cumuli è necessario a volte percorrere distanze considerevoli.
   Altra caratteristica vuole questi manufatti ubicati in posti elevati, a volte di difficile accesso per le normali pratiche agricole.
   A questo punto ci si deve domandare: “Se questi cumuli non sono opera di spietramento, cosa sono?” Questa è la domanda a cui cercheremo di dare una risposta.

   Tutto prende l’avvio un giorno di primavera, zaino in spalle, in compagnia dell’amico Stefano andiamo a visitare nuraghe Zerrei, nel Sinnis di San Vero Milis. La descrizione su Wikimapia è piuttosto succinta; su Tharros info invece si legge “nome: Zerrei, tipologia: nuraghe monotorre costruito in pietra calcarea. Il catalogo dei beni storico culturali allegato al Piano Urbanistico Comunale di San Vero Milis pag. 12 riporta: “Nuraghe monotorre in blocchi di calcare. Dall’area circostante sin dal secolo scorso vennero raccolti numerosi reperti, tra cui una statuina in bronzo di divinità femminile con cornucopia e corona di edera in testa, rinvenuta nel XIX secolo.” Per tanto nessun dubbio sulla tipologia.

Fig. 1 – nuraghe Zerrei - Immagine da Google Earth

Fig. 2 Particolare della costruzione

Fig. 3 – particolare della costruzione

Fig. 4 – Particolare delle pietre in sommità

   La sorpresa è grande quando avvicinandoci al “nuraghe” ci rendiamo conto, Stefano ed io, che quello di Zerrei non è un nuraghe ma un cumulo di pietre perfettamente circolare del diametro di 12.30 m alto poco più di due metri, dello stesso tipo di quelli che l’anziano di Paulilatino chiama “muridinas”.
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   Stesso giorno, l’itinerario che ci siamo proposti di percorrere con Stefano ci porta nelle vicinanze di nuraghe Crabia di Narbolia. Salendo la facile salita verso la nostra meta, ci imbattiamo in piccoli cumuli di pietra sparsi qua e là a destra e sinistra del tratturo.

Fig. 5

   Ci lasciamo Crabia sulla destra, lo superiamo di quota e a circa 350 metri a nord ovest del complesso nuragico arriviamo alla nostra meta: un anello di pietre perfettamente circolare del diametro di 30 m circa; a sud del quale si erge quel che sembra una pinnetta, che però somiglia più a un nuraghe in miniatura che non ad un ricovero per pastori; a ridosso di questa vi è un cumulo di pietre alto circa 1 m spianato in sommità, dal quale si può vedere nuraghe Crabia e in lontananza, su quella traiettoria, i rilievi del Grighine.

Fig. 6 – Immagine da Google Earth

Fig. 7 – Cumulo di pietre sulla sinistra della presunta pinnetta.

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  Lasciamo Crabia per spostarci nelle colline tra Bonarcado e Paulilatino, la nostra meta è nuraghe Zroccu.

Fig. 8

Fig. 9 – I massi posti in modo poco ortodosso

Fig. 10 – L'accesso al vano interno

   Su Tharros.info la tipologia lo indica come nuraghe “non definito”. E fanno bene a non definirlo, visto che potrebbe non essere un nuraghe… che, con le sue forme squadrate, si erge più in alto di una costellazione di cumuli di pietre ben sistemate che giacciono tutt'attorno: le muridinas, di varie dimensioni e forme, ma sempre ben curate. Sono tanti i cumuli di pietra; alcuni attirano la mia attenzione per una anomala depressione sulla superficie di colmatura, come se in quel punto ci fosse stato un cedimento; lo stesso cedimento che abbiamo con Stefano, constatato qualche ora prima a nuraghe Zerrei.

Fig. 11

Fig. 12

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   Lasciamo Zroccu per visitare le famose tombe di giganti di Goronna poste sopra un’altura nel territorio di Paulilatino. Parcheggiamo la macchina poco distante dalla strada provinciale e seguiamo l’itinerario proposto dalla segnaletica, che però ci accorgiamo essere impraticabile e allora, via a scavalcare muri a secco stando attenti a non buttar giù pietre; anzi rimettendo a posto quelle buttate giù da altri visitatori poco attenti. Lungo il tragitto ci imbattiamo in quattro cumuli di pietra, tre dei quali sono veramente enormi; il più grosso dei quali ha una forma subovoidale di 20 m x 30 m, alto circa 2.50 m; la base del quale è formata da grossi macigni. La posa dei massi del paramento esterno è veramente accurata, ma sembra di recente realizzazione… chissà?! Il dubbio naturalmente è d'obbligo, lì dove ci si imbatte in costruzioni, per così dire “pulite”; ossia costruzioni che nella loro tessitura non recano segni di deposito dovuto ad agenti atmosferici nelle commessure. Per contro però ci si domanda, perché in tempi recenti ci si dovrebbe dar la pena di sistemare dei macigni pesantissimi, che evidentemente non sono stati movimentati da alcun mezzo meccanico moderno che avrebbe lasciato chiari segni sulla superficie lapidea?!

Fig. 13

Fig. 14

   Saliamo il versante che ci porta alle tombe di giganti, le troviamo mal ridotte, sfregiate dal tempo e forse dall’uomo, testimoni di morte di un lontano passato. Tutt’attorno, tra gli alberi, vediamo cumuli di pietre… tombe anche loro? Chissà! Poco distante a nord est delle tombe si erge quello che viene descritto quale “nuraghe Goronna”. Già il Mackenzie nel 1910 lo descrisse “quale nuraghe come facente parte di un muro, con un'altra torre a poca distanza” ed oggi su Tharros.info è riportato quale “nuraghe monotorre”.
   In effetti la struttura fa parte di un muro megalitico di potente spessore, ma definire quello di Goronna “nuraghe” mi sembra del tutto improprio visto che è formato da pietre di piccole dimensioni e non presenta alcuna porta d'accesso visibile. D’altronde con quella pezzatura lapidea sarebbe stato impossibile ricavare un ambiente all’interno di quel “cumulo di pietre”.

Fig. 15 – Sommità del “nuraghe” Goronna

Fig. 16

Fig. 17 – Vista della muraglia dalla sommità del “nuraghe”

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   Lasciato il sito di Goronna ci spostiamo in territorio di Busachi dove ci attende il maestoso complesso di nuraghe Marra, che si affaccia attualmente sul lago Omodeo.
   Sito affascinante quello di nuraghe Marra, racchiuso da un recinto di potente spessore murario (in alcuni punti anche 3.00 m). All'interno del recinto troviamo più di una dozzina di cumuli di pietre ben sistemate, sempre la stessa foggia de “sas muridinas”, del diametro medio di 5.00 m, alti da 2.00 m a 2.50 m. Ci sorprende in due di questi cumuli la presenza di una rampa d’accesso alla sommità. Anche qui alcuni cumuli recano la depressione trovata in quelli di Zroccu. Sempre all'interno del recinto ci imbattiamo in un cumulo di forma rettangolare, lì vicino evidenti segni cultuali: lastroni infissi al suolo di coltello e quella che potrebbe essere una coppella ricavata in un affioramento di basalto.
   Fuori dal recinto, a poca distanza, rileviamo la presenza di altri cumuli di pietra: uno a forma di quarto di cerchio, uno di forma quadrata ed un terzo di forma trapezoidale.

Fig. 18 – Il cumulo presenta una sorta di rampa sulla sinistra

Fig. 19 – Sempre lo stesso cumulo visto dalla parte opposta con la rampa sulla destra

Fig. 20 – La depressione in uno dei cumuli

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   Lasciamo Marra e ci dirigiamo verso Crabia, il maestoso nuraghe monotorre che si erge lungo la ex 131 in territorio di Bauladu. Anche lì troviamo decine e decine di “muridinas”, ci si perde a contarle, e ci fermiamo nella descrizione, che riprenderemo in seguito in questo stesso articolo, per dare gran spazio alle eccellenti peculiarità di questo sito.

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   Lasciamo Crabia di Bauladu per spostarci sempre a Bauladu verso la cava lapidea che ingloba il nuraghe Mura Craba. Percorriamo in macchina la strada di campagna che lasciamo in una piazzuola, per dirigerci verso nuraghe Urasa. Lungo il tragitto ci imbattiamo in una sequenza di cumuli di forma rettangolare (2.50 m x 5.00 m) che formano, viste dall'alto, lunghe linee “tratteggiate” che dividono il territorio in comparti.    All’interno di questi comparti si incontrano decine e decine di “muridinas”. Seguiamo una delle linee che termina sul bordo della vecchia strada campestre bordata da muro a secco. La linea termina con una sorta di stele; una lastra di basalto infissa stabilmente al suolo. Anche qui registriamo nei cumuli rettagolari la presenza di depressioni simili a quelle trovate nei cumuli circolari di Zerrei, Zroccu e Marra.

Fig. 21 – Muridinas rettangolari in sequenza

Fig. 22 – La lastra di basalto, dietro di essa la muridina

Fig. 23 – Tre muridinas circolari in linea

   Riprendiamo l'avvicinamento al nuraghe Urasa; da lontano vediamo la sua sagoma; avvicinandoci ad esso ci sembra il solito nuraghe, benché rechi l’accesso di poco spostato dal nord geografico. Arrivati alla torre però, ci rendiamo conto che esso non è un nuraghe canonico; o forse non lo è proprio un nuraghe. La struttura si erge sul ciglio di un dirupo (la qual cosa giustifica la posizione dell’ingresso esposto quasi a nord). La posa dei massi è molto approssimativa e può esser ricondotta a quella del recinto torre di Monte Baranta di Olmedo; dove la posa risulta poco ortodossa dal punto di vista statico, ben lontana dalla mirabile costruzione nuragica. Inoltre il corridoio di “nuraghe Urasa” è solo un corridoio, non immette in alcun vano più grande; è un corridoio voltato con grosse lastre di basalto a mo’ di tomba di giganti. Che fosse questa la sua funzione?

Fig. 24 – Nuraghe Urasa

Fig, 25 – L'ingresso

Fig. 26 – Il corridoio

   Saliamo sulla sommità del “nuraghe” e da questa posizione ci rendiamo conto che l'edificio è il vertice dove convergono due recinzioni, una a est e una a ovest dell’ingresso, e all’interno di questo recinto non c’è traccia di qualsivoglia cumulo di pietre… nessuna “muridina”… strano! Oltre la recinzione occidentale, però, subito si incontrano i primi di decine e decine di cumuli che incontriamo andando verso sud, fino ad arrivare ad un cumulo di forma trapezoidale che, fatte le debite proporzioni, assomiglia all’altare di Monte D’Accoddi.

Fig. 27 – Il cumulo di forma trapezoidale

    La giornata volge al termine; siamo stanchi ma soddisfatti di quello che abbiamo visto.
   Nelle settimane successive abbiamo visitato la giara di Siddi, dove in prossimità del nuraghe Sa fogaia si contano decine di muridinas, in un territorio dove, pietra su pietra, questa non ha mai fine. Abbiamo visitato il territorio tra Villanova Monteleone e Putifigari. Anche lì pietre su pietre, in un territorio disseminato ancora di pietre, le muridinas non si contano; e anche qui in molte muridinas verifichiamo la presenza della solita depressione.

     La prima parte dell'articolo finisce qui.

  Abbiamo lanciato delle ipotesi sulla funzione di questi cumuli di pietra: alcuni potrebbero essere dei tumuli, altri degli altari; o forse sono entrambe le cose. Spetta agli archeologi studiarli ed eventualmente scavarli, il nostro compito è solo quello di focalizzare l'attenzione sulla loro esistenza. Non possiamo di certo scavarli noi quei cumuli, grazie a Dio e alle leggi che fortunatamente lo vietano; ma possiamo prendere misure dall'alto ed utilizzare tutti i mezzi che l'informatica, la professionalità e l'esperienza ci mette a disposizione per verificare alcune particolarità.
Evidentemente sto parlando di archeoastronomia.

Segue...

Note:

1 Vi sono numerose varianti: muridina, moridina, muritina, moretina, murighina, muderina, muredina, tutte col significato di “mucchio di pietre”

4 commenti:

  1. Bell'articolo. Lucido e molto equilibrato su ipotesi ermeneutiche possibili. Bellissime, al solito le foto.
    Anch'io sono del parere che il semplicismo e la liquidazione immediata non giovano dati i contesti di ritrovamento e l'antichità impressionante (eneolitico e forse prima) di costruire muri secondo quella specifica tecne. Il moderno potrebbe essere antico e l'antico, viceversa, moderno. Occorre certo anche la disciplina scientifica (quando davvero è scientifica) dell'archeoastronomia. Spero tanto che con questa abbiate cominciato a capirci qualcosa. Un'ultima cosa: c'entra qualcosa l'altare cananaico di Megiddo fatto a 'Mureddina'?

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    1. Nella seconda parte dell'articolo ci sarà un riferimento a quell'altare. Per ora è prematuro parlarne.

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  2. Cari miei, sarebbe piaciuto a più di uno fare un bel giretto per muridinas, vere o presunte.
    Le suggestioni ci sono a mirare questi cumuli di pietre, già che il sostantivo da voi usato, "cumulo", rimanda a fenomeni di tipo celtico o giù di lì, e sono anche molto comprensibili in chi nutre la curiosità di andare oltre le facili, banali apparenze.
    Per fare l'escursione è bene usare scarpe comode e leggere, ma per trarre conclusioni è meglio vestire stivali da palombaro, dato che non è ammesso, quindi ancor meno concesso, che tutte le emergenze litiche in Sardegna non sono nuragiche o neolitiche e, forse, neppure medioevali.
    Avete fatto delle considerazioni sensate circa la collocazione delle muridinas in un angolo del terreno non sfruttabile per l'aratura, spesso sopra la roccia viva priva di humus di qualsiasi genere, così come l'ottima o discreta fattura della cinta esterna di contenimento, per la quale furono adoperate le pietre più grosse, buttando i ciottoli all'interno, abbastanza alla rinfusa. E questo fatto ha una sua valenza logica sia nel desiderio di non vedersi le pietre di nuovo sparse in giro per il crollo dei muretti di cinta, sia per l'ambizione di far le cose nel modo dovuto, perché chiunque passasse fosse indotto a giudicare che tutto era costruito a regola d'arte.
    Saltando (io) da una cosa all'altra, ricordo che avete parlato, quasi con stupore, che quello che passava di nome e di fatto per un nuraghe, in effetti era un corridoio coperto con lastroni. Di questi prenuraghi (in quanto non aggettanti) o nuraghi a corridoio ne hanno parlato e descritto gli archeologi, datandoli come precedenti ai nuraghi più antichi, quelli monotorre. Dunque, da non confondere con le semplici muridinas.
    Gli avvallamenti al centro di alcuni "cumuli", così come ho potuto notare dalle bellissime foto, sono tutti da dimostrare, a parte quello della foto n. 20 che chiamate depressione, ma appare come un semplice crollo, fortemente presente nei nuraghi monotorre.
    Danno da pensare invece le muridinas in allineamento convergente con la cima della collina. Voglio dire che, ogni volta che vediamo un allineamento, ci viene da pensare al sole e alle stelle, che poi tanto allineate non sono, ma piuttosto alla rinfusa.
    So per esperienza che i confini tra l'agro di paesi vicini, molto spesso usa le cime delle colline (quando ci sono) per individuarli al meglio, anche ad occhio e da lontano. Così capita per su cuccuru de is Mandonis, su cui sorge appunto un nuraghe, che ha a tramontana l'agro di Ales, a bentuestu quello di Morgongiori, a bentu montangesu l'agro di Pompu e a bentu de soli quello di Curcuris. Is mullonis, le pietre di confine, erano abbastanza significative da poter essere differenziate dalle altre casuali e anche la lastra di basalto si distingue e resta allineata.
    Queste ipotesi sono le prime e banali spiegazioni che vengono in mente e non rendono conto delle suggestioni che si vivono di fronte a certi "cumuli".
    D'altra parte c'è la promessa di altre "prove" e non mi resta che aspettare con ansia.

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  3. La Pinnetta di Narbolia...che rätsel...

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