venerdì 2 giugno 2023

Lingua sarda? Poberitta!

de Francu Pilloni

Se ci mettessimo a giocare a “che differenza c’è?” fra immigrati e indigeni, sarebbe facile indovinare: i nativi la fanno da padroni; gli immigrati vivono di stenti e più spesso ne muoiono. Non ostante i livelli di protezione disposti per legge e scarsamente attuati.

Ma se il gioco lo allargassimo alle lingue?

Il paradigma si rovescia: quelle immigrate spadroneggiano; quelle native languono e muoiono. Non ostante le leggi di supporto.

E non si venga a sottilizzare dicendo che gli immigrati (uomini, donne e bambini) sono in massima parte irregolari, per non dire clandestini.

Forse che le lingue straniere in Italia non sono entrate di straforo?

Non c’è una legge che autorizzi, non c’è una legge che impedisca. Al contrario di quanto avviene, per esempio, in Francia.

Per la Sardegna, invece, le lingue straniere sono entrate così come entra il maestrale. Anzi, c’è stata una legge che non solamente ha autorizzato, ma addirittura ordinato l’introduzione della lingua straniera propria di chi al momento comandava.

Se i Catalani e i Castigliani parlavano la loro lingua, i Sardi che volevano capire si adeguavano; successivamente, dal canto loro, i re di Sardegna (pensa un po’!) misero subito in chiaro che la lingua dello Stato Sardo era … il dialetto toscano. Anzi, un centinaio di anni or sono, quella parlata ormai diventata Lingua Italiana, fu imposta come obbligatoria, mentre la Lingua Sarda, in qualunque variante espressa, fu messa al bando dalle scuole, dagli uffici, dalle pubbliche manifestazioni, eccettuate (forse) quelle religiose.

Adesso però ci sono leggi dello Stato Italiano, dell’Unione Europea, della Regione Sarda a tutelare la vetusta Lingua Sarda che, a detta di molti e a semplice vista d’occhio, è scomparsa non solamente dai discorsi ufficiali, ma anche dal parlare comune e dal linguaggio degli affetti, come è stato chiamato quello dentro la cerchia famigliare.

In seguito alla (ri)trovata attenzione per effetto della recente legislazione, la Lingua Sarda è stata fatta oggetto di cure, come si conviene a chi tanto bene non sta. Disgrazia ha voluto che Essa, una volta deciso l'intervento, non è finita nel reparto “Malati cronici” o, meglio ancora per riguardo all’età, a “Geriatria”, ma l’hanno depositata direttamente sul tavolo dell’Obitorio.

In effetti, chi si aspettava le visite specialistiche e gli esami mirati, ha potuto notare con stupore che gli è stata riservata solamente un’autopsia.

Osservata così, nuda e cruda sotto la fredda luce della scienza linguistica, la nostra vecchia lingua non ha potuto nascondere le sue carenze e le sue imperfezioni per cui, gli illuminati chirurghi estetici e funzionali chiamati al suo capezzale, hanno tagliato qui e là, hanno innestato questo e quello e, a conclusione, ne hanno recuperato una foto, anzi un ologramma, che però nessuno riconosce come cosa che gli appartiene.

A chi infatti, bambino o adulto che sia, verrebbe la voglia di abbracciare l’ologramma di una lingua frankenstein?

Questo è lo stato odierno della Lingua Sarda: un semplice ologramma, vale a dire un’illusione. O un ricordo, se volete.

Poberitta, appunto!

venerdì 26 maggio 2023

Nel piombetto di Monte Ebal un formidabile guazzabuglio per celare una maledizione - parte seconda

di Sandro Angei


Ho letto con molta attenzione lo studio “You are Cursed by the God YHW:” an early Hebrew inscription from Mt. Ebal”, tanto che la mia attenzione è stata catturata da alcuni strani particolari emersi "leggendo" l'immagine con le annotazioni predisposta dal Prof. G. Galil (Fig. 1), che è stata di fondamentale importanza per lo studio qui condotto.
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Sulla base di quanto già messo in risalto nella prima parte del mio articolo, ho focalizzato l'attenzione su quella frase della nota 12 dello studio che recita: "The precise form of the first ’aleph in

sabato 20 maggio 2023

Nel piombetto di Monte Ebal un formidabile guazzabuglio per celare una maledizione.

Dopo tanto aspettare, G. Galil, S. Stripling et alii, hanno mantenuto la promessa. Il loro studio sul piombetto di Monte Ebal è stato pubblicato.
Finalmente possiamo leggere coi nostri occhi quello che solo yhw, e oggi una sofisticata strumentazione, può vedere: l'occhio umano non può; tant'è che la maledizione celata all'interno di quella placchetta di piombo conserva ancora intatta tutta la sua efficacia.
Abbiamo letto con attenzione lo studio, e siamo persuasi che sia condivisibile in molti suoi aspetti.

Non tutti però.

sabato 1 aprile 2023

Obiettante, chi ha preso la cantonata?

 

di Sandro Angei

Premessa

Questo articolo nasce dopo un'accesa discussione, pacata per quanto mi riguarda, tra il sottoscritto e una persona che non conosco (e sinceramente non mi interessa neppure conoscere) che su Facebook voleva "silurare", secondo una modalità ormai consueta di dileggiamento, chi non si conforma allo status quo accademico. Nella fattispecie il tema: "scrittura sarda di età nuragica" dà adito anche a dibattiti senza esclusione di colpi da parte di chi sta dalla parte dei conformisti.

E hai voglia di spiegare, in certi casi anche scientificamente, a costoro che potrebbe, dico "potrebbe", esserci una via alternativa al loro pensare, (il condizionale è d'obbligo in materia epigrafica). E invece no, tanta è l'ostinazione da ottundere il cervello.

Perché scrivere un articolo per un episodio che, in fin dei conti, agli occhi dei nostri lettori può apparire del tutto banale?

mercoledì 22 febbraio 2023

Conferenza - Epigrafia nuragica e altro


Venerdì 24 febbraio ore 18.00 A Santa Giusta
presso
Centro Open Space
Via Giovanni XXIII

Il Prof Gigi Sanna e Sandro Angei vi parleranno di scrittura nuragica, archeoastronomia e scenografia nuragica.

 

venerdì 3 febbraio 2023

Ultim'ora sugli alimenti

 di F. Pilloni


Se avete letto i giornali o ascoltato la radio o la tivù, sapete già che la Unione Europea ha permesso che si mettano in vendita, per essere mangiate, le farine di vermi e di insetti.
Poteva mancare il piagnisteo delle sarde autoritas?

Non so come sia riuscita a fare i conti così in fretta, ma per questo commercio di farina d'insetti, un'Associazione dei Commercianti ha già pronosticato migliaia di posti di lavoro persi in Sardegna, suppongo nel settore della ristorazione o simile.

Questa profezia presuppone che si verifichino almeno due cose:
1- che le farine d'insetto siano già pronte alle frontiere (quali?) per essere distribuite capillarmente in ogni supermercato o botteguccia di paese;
2- che i Sardi siano disposti, in massa, a mangiare polpette fatte con farine d'insetti e a lasciar perdere su casu marzu e sa cordula cun pisurci.

Queste considerazioni mi consigliano di aspettare a zoppicare e a mettermi il cerotto fino a che non mi sia fatta la sbucciatura sul ginocchio.
Ma io se fossi del ramo commerciale, avrei innanzitutto pensato "SE e COME" si potrebbe trarre vantaggio dalla novità.
Si sa che c'è una zona della Sardegna, quella centrale, che da qualche anno "produce" una quantità sterminata di insetti, del genere pibizziri.
Mi sarei chiesto: ma le cavallette rientrano nel novero degli insetti commestibili?
Se sì, proverei a chiedere una Denominazione di Origine Controllata per le cavallette di Ottana e comincerei a pubblicizzare piatti tipici dei paesi, quali pibizziris a succhittu, oppure impanati e fritti, o cottus a carraxu con foglie di mirto.

Ma io non sono del mestiere e non so fare conti, né previsioni.
Insomma, non so vedere il futuro neppure per me, figuriamoci per la Sardegna, un futuro migliore intendo dire.
Preferisco recriminare, lamentarmi e versare sospiri sul destino cinico e baro che vide la nostra Isola regalata da un Papa, becero quanto Magno, a un signorotto foresu, come dicono a Selargius. 
Poco importa che siano passati tanti secoli, perché comunque riesco a piangere ancora per la morte di Josto e di Ampsicora e per la conquista da parte dei Romani, millenni fa.

In fin dei conti osservo che noi Sardi,
 specialmente quelli come me, abbiamo la vista lunga. Peccato però che ci ritroviamo con gli occhi migrati nella nuca e ci riesce agevole, direi proprio naturale, il guardare indietro.  

domenica 29 gennaio 2023

Il pozzo sacro di Santa Cristina, un mistero nel mistero. MA CHE MISTERO!

 


di Sandro Angei

Tre settimane fa - sabato 7 gennaio 2023 – nell'Unione e Sarda è comparso un articolo a firma di Mauro Pili intitolato: - Il mistero nuragico “lunare” di Santa Cristina.

Il titolo reboante, avvia un articolo che, in fin dei conti, è un inno a tre ricercatori, perché nulla spiega e nulla risolve.

Un titolo, quello dell'articolo, che si può intendere in due modi.

Potremmo pensare che dopo lo studio e pubblicazione del libro del Prof. Arnold Lebeuf (uno dei tre ricercatori citati), vi sia ancora un gran bel mistero che aleggia sul pozzo sacro di Santa Cristina. Un mistero legato a quella luna, il cui moto complicatissimo per chi lo vede dalla Terra, non lo annovererei tanto a cuor leggero tra le conoscenze di quel popolo antico o, per lo meno, è difficile dimostrare come quegli astronomi abbiano escogitato un metodo per fissare dentro il pozzo di Santa Cristina il moto lunare. Un metodo, afferma Lebeuf, capace di prevedere le eclissi.

In sostanza il Prof. Lebeuf deve spiegarci per bene come avveniva l'osservazione del moto lunare all'interno del pozzo sacro e come, soprattutto, arrivarono a capire quegli astronomi il complicato moto lunare che, mi ripeto, era finalizzato alla previsione delle eclissi e quindi motivo fondante del monumento.

Ma quel “titolo” si può intendere, magari più malignamente, come un mistero legato non al “nuragico” ma alla “Luna” ossia: cosa c'entra la luna col pozzo di Santa Cristina?

domenica 11 dicembre 2022

Verrà il giorno... Il giorno è arrivato! La scrittura sarda di età nuragica trova riscontro nella scrittura arcaica in quel di Gerusalemme, in attesa del piombetto di Monte Ebal.


di Sandro Angei 

Vedi: Da monte Ebal La maledizione di yhw difende Tzricotu, perché, si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Finalmente qualcosa si muove in ambito epigrafico e le nuove scoperte risultano edificanti per alcuni (noi) quanto sconcertati per altri; quelli che il Prof. Sanna definisce "negazionisti a doppio bullone".

Sono trent'anni ormai che qui in Sardegna si dibatte sulla scrittura sarda di età nuragica. L'Accademia non si pronuncia, i palafrenieri e porta vessilli vari, negano a spada tratta senza cognizione di causa, tanto meno di ragionevolezza, l'esistenza di questa scrittura; e intanto in quel di Gerusalemme saltano fuori delle scritte dichiaratamente proto-cananee, che di fatto smentiscono l'Accademia sarda, e i palafrenieri a vario titolo (palafrenieri che vanno dall'archeologo tutto-titolato - ma solo quello - al modesto tifoso, all'ultrà più pervicace, capace della più bieca ironia, che sfocia nella più ottusa delle ottusità (scusate il bisticcio di parole) messo di fronte all'evidenza dei fatti.

In area palestinese viene rinvenuta una piccola lamina plumbea con iscrizioni proto-cananaiche e proto-

lunedì 21 novembre 2022

2° parte - Illuminazione preordinata nel pozzo sacro di Santa Cristina. Un metodo.

Fig. 1

di Sandro Angei

si veda la prima parte

 Nella prima parte di questo studio abbiamo spiegato quale fosse la probabile funzione delle riseghe rientranti nei corsi orizzontali del pozzo di Santa Cristina. Ne è scaturita, con tutta evidenza (spero di averlo dimostrato con l'adeguata chiarezza), che quelle riseghe rientranti erano parte, e ancora oggi lo sono, di un gioco di luci ed ombre atte, da un lato a mettere in luce alcuni anelli della cupola ogivale, dall'altra a rendere stazionaria per un periodo di tempo di circa 5 minuti l'immagine luminosa all'interno del 12° anello.

Ci siamo chiesti però, se tutto ciò non fosse frutto di una fortuita coincidenza o, viceversa, fosse il risultato di un calcolo preordinato.

Per dare una risposta a questa domanda è necessario ripercorrere in qualche modo il ragionamento che indusse quegli architetti a predisporre un progetto di luce: una visione fantastica.

Alla ricerca del metodo

Un attento esame della cupola del pozzo mette in evidenza che i conci degli anelli hanno una certa inclinazione a partire dal 19° a scendere [1] fin verso il 9°. Anello, quest'ultimo, che veniva illuminato

mercoledì 16 novembre 2022

Cinque minuti di fermo immagine nel pozzo di Santa Cristina -- 1° parte.


di Sandro Angei
vedi 11° parte aggiunta

 Pensavo di essere arrivato al capolinea e invece mi ritrovo ancora a scrivere del pozzo sacro di Santa Cristina.

 Ancora ne scrivo perché un aiuto inaspettato ho ricevuto dal Prof. Arnold Lebeuf circa un particolare architettonico che, benché non mi sia sfuggito, a suo tempo non lo valutai nella sua giusta importanza [1].

Mi riferisco alla risega “rientrante” che possiamo notare tra un anello e l'altro della cupola ogivale che copre il bacile del pozzo sacro e tra un corso e l'altro della restante struttura, comprese le pareti inclinate della scala d'accesso al bacile.

Un po' di tecnica costruttiva

sabato 5 novembre 2022

Il kyathos della luce

Fig. 1

Fig. 2
Lo stesso reperto di figura 1 visto da un'altra angolazione con in vista il secondo animale.
Si noti che non si vede né la svastica grafita né gli altri ideogrammi. Questo è dovuto alla forma dell'oggetto che reca i trafori sulla parete obliqua della concavità, mentre la svastica grafita è troppo in basso per poter essere vista. 

di Sandro Angei

Riassunto

Il presente saggio è poco più di un esercizio comparativo finalizzato alla interpretazione di certi segni di oscuro significato; quelli che la maggior parte degli archeologi descrivono dal punto di vista formale, ma non azzardano per questi una interpretazione di carattere antropologico, rimanendo nel vago ambito del "motivo geometrico". Partiremo da un simbolo di sicuro significato - la svastica - e da quella, assieme ad altre caratteristiche di alcuni reperti provenienti da tombe Falische, Etrusche e Villanoviane, cercheremo di delineare un possibile significato logografico degli altri "motivi geometrici", inquadrabili, come vedremo, in ambito lucifero e quindi astronomico.

1. Indagine problematica di un reperto
Il reperto, il solo di cui abbiamo le immagini, di tre che indagheremo, ha la forma del kyathos greco, ossia una sorta di tazza di terracotta con manico elevato sopra il bordo del contenitore, con o senza piede di supporto, proveniente da una tomba Falisca; ossia quella antica regione italica confinante con