domenica 12 luglio 2015

Quando all'ombra dei nuraghe si scriveva e si fumava

una storia tanto per ridere

   Ma guarda un po’ cosa vado a trovare spulciando cataloghi di numismatica per le mie ricerche di calzini spaiati.
  Chi sono? Sono una Ricercatrice di Calzini Spaiati, ormai faccio parte del club RCS, fondato dall’amministratore di questo blog.
 
   Penso che la civiltà Sarda non smetta mai di stupirci; non solo ha tirato su migliaia di torri, fuso tonnellate di bronzo, scolpito decine e decine di statue dedicate ai loro piccoli giganti e scritto in una miriade di supporti le lodi al dio nuragico: sono andati oltre, hanno inventato il fumetto!
   Non è un scherzo, parola di RCS.
fig.1



90 Sardinia, Carthagenian, Before 227 BC. AE18. Hd. of Tanit l./Bull r., star above; M in Punic script at r. L II 644 (This coin). Also attributed to Sicily.

all’indirizzo: http://www.wildwinds.com/coins/greece/sardinia/t.html


   La didascalia che descrive la moneta di fig.1, sul retro, oltre al toro e alla stella, reca incisa una M punica (mem). Fin qua tutto regolare (forse!); anzi no, per niente regolare: la didascalia tralascia di indicare che affianco al mem vi compare un ‛ayin.
   Benché il compilatore (della didascalia), sappia sicuramente che la scrittura semitica si legge da destra verso sinistra, fa lo gnorri ed omette la descrizione completa dei grafemi perché il normale fruitore dell’asta numismatica, vedendo la moneta, avrebbe letto normalmente da sinistra verso destra: “mu”.
   Probabilmente lo studioso numismatico non ha osato per paura del ridicolo, ma io me la sarei tentata e avrei aggiunto alla didascalia: “Eccezionale rinvenimento, primo esempio di fumetto ante litteram, il toro sardo che fa «mu» ad Asherah!”  “Ah, che poeta!” Chi? Il toro, no!
   Richard Felton Outcault non ha inventato proprio nulla e Walt Disney ha solo copiato!

By Gina RCS

4 commenti:

  1. Eh, cara Gina! Anche tu vedo che discendi dalle Stelle!
    Beata Te! Mah! Cosa vuoi che ti dica, uno come me poco si occupa di “moneta corrente”!
    Mah! Caspiterina! Moneta corrente? Definita essere SARDA? [certamente l’attributo “punic” essendo ignorante strascico posto in essere da NON CONOSCITORI (ovvero ignorantoni) poco avvezzi alla ricerca del vero, soprattutto attraverso il sindacare perfettamente la storia della Sardegna, che è cosa che non s’ha da fare, allo scopo di evitare L’EMICRANIA a quasi tutti gli abitanti dell’Isola].
    Ohi! Ohi! Ma, siamo nell’anno 264 a.C.? Mamma mia!
    Hai sentito, attento lettore, cosa ti è andata a trovare la novella Gina?
    La Sardegna emetteva moneta nel 264 a.C.! Ma, spiegateci una cosa, professoroni universitari che tutto conoscete, vabbé! Tutto! Ma, insomma! Vediamo se siate o meno in grado di svelare almeno questo arcano!
    Eh si, perché nell’anno predomini 264, non ci avete sempre insegnato e lo insegnate ancor oggi, che era Cartagine L’UNICA ENTITA’ ATTA A BATTERE MONETA, essendo la Sardegna UN SUO PROPRIO TERRITORIO? Come la mettiamo?
    Beh, cara Gina! Aribeh, caro lettore!
    Non è che mi aspetti una risposta da un qualche universitario! Perchéee? Perché nessuno di essi si è mai posto il problema! Vuoi mettere la bellezza di rimirarsi per anni un qualsiasi coccio?
    Altro che interessarsi del vile “danaro corrente”! He, he! Che fenomeni questi universitari! “sardi”!
    mikkelj

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  2. Prima di entrare nel merito della questione tengo a precisare che non ho fondato alcun club di ricercatori di calzini spaiati, se qualcuno o qualcuna si è aggregato mi sta bene, ma un club decente prevede una numerosa schiera di iscritti; comunque sia mia cara Gina, ben venuta in questo salotto.
    Per quanto riguarda la monetazione, ho studiato un po’ l’argomento e mi son fatto l’idea che un certo tipo di monetazione definita Sardo-punica dai più (mi riferisco a quella catalogata dal Forteleoni nelle serie V, VI e VII del suo libro “Le emissioni monetali della Sardigna Punica - Ed. Gallizzi Sassari.”), sia solo ed esclusivamente sarda. Naturalmente in questo spazio non posso produrre prove capaci di avvalorare quanto asserisco, ma già lo statere d’oro di Amsicora, da solo potrebbe bastare a sfrondare un po’ di dubbi con una icona che non pesca nel punico ma nel nuragico. Vedremo di ritornarci in un prossimo futuro con un articolo apposito.

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  3. Forse sragionerò, ma cercherò di farlo in poche righe e non vorrò affermare ma solo porvi domande.
    Dovrei premettere un corposo elenco di ignoranze su ciò che vado a sfiorare; cito solo monetazione antica e nella fattispecie punica, ma anche (ancora, nonostante tutto) lo stesso alfabeto fenicio e quindi la scrittura punica.
    Pur tuttavia mi decido a chiedere, visto che il post "per ridere" sembra scorrere senza suscitare, quanto a questo, osservazioni più solide: siamo sicuri che quella M (mem) sia davvero una M? Perché a me viene da vederci, meglio, due Y.
    Cosa cambierebbe non saprei affatto dirlo: la moneta rimarrebbe tranquillamente nel campo del punico o scivolerebbe verso il "nostro" campo? Davvero non ne ho idea (e nemmeno mi sogno di farmela su due piedi, date le ignoranze di cui sopra). Magari (ancora per ridere) erano le iniziali dell'allora ministro delle finanze: sardo o cartaginese (o siciliano)?
    Mi solletica però ripensare ai famosi trattati punico-romani (o romano-punici, o come devono chiamarsi) che sancivano i rispettivi confini estesi (che noi, appresso a Mikkelj, tendiamo a leggere più come aree di influenza economico-politica, almeno auspicate dai contraenti, che come certificate conquiste territoriali). Mi solletica che quei trattati possano aver preceduto e definito (e non so quanto qui esagero con lo sguardo della nostra contemporaneità) aree economiche con le rispettive circolazioni di moneta. Se la moneta qui rappresentata è creduta punica e come tale (leggiamo) potrebbe anche essere siciliana (quindi punica o sardo-punica o siculo-punica), mi sono chiesto quanto sia ardito ipotizzare (dimostrabile o indimostrabile che possa essere) si fosse arrivati ad avere nell'area di influenza punica monete (un po', o un po' troppo, come i nostri Euro) che avevano circolazione tra le diverse regioni/nazioni, appena riconoscibili dell'una o dell'altra in base a pochi segni caratterizzanti.
    Poi sono andato a cercare qualche lume via Google e ora, con beneficio di inventario, mi trovo a sospettare di avere ipotizzato l'acqua calda.

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    1. Ciao Francesco, forse una certa risposta potrebbe dartela il menzionato testo del Forteleoni se riesci a trovarlo almeno in biblioteca. Quella riportata è sicuramente una moneta definita Sardo-Punica, che io nel mio piccolo ritengo sia solo ed esclusivamente Sarda, come già affermato. La Sicilia non c'entra proprio nulla, se non per il fatto che qualche moneta Sarda, eventualmente, sia stata lì ritrovata. Quella riportata è sicuramente un mem che rientra tranquillamente nei repertori della scrittura punica, ma ciò non deve destare meraviglia vista l’ecletticità della scrittura nuragica inquadrata in un preciso contesto storico. Il fatto che la moneta riporti due grafemi punici non inficia la sua appartenenza alla solo popolo Sardo, ma al contrario la presenza del toro stante, inficia l’appartenenza al popolo punico. Quando mai i Cartaginesi avrebbero tollerato una moneta con l’effigie dell’antica divinità nuragica e per lo più senza l’effigie della loro divinità nell’altro verso; perché il volto riportato ha caratteri mascolini e non della dea Tanit come riportato in didascalia.
      Penso che Gina abbia le idee ben chiare al proposito e sia arrivata alla mia medesima conclusione a riguardo della moneta esclusivamente Sarda.

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