giovedì 14 giugno 2018

Tombe di... Giganti

Tomba di giganti  coddu vecchiu
Di Valeria Putzu

Stiamo assistendo in questi giorni a una serie di polemiche in risposta all’iniziativa della sovraintendenza per l’eliminazione del termine "Giganti" riferito alle statue di monte Prama. Tralasciando lo spreco di soldi pubblici , utilizzati nella demolizione delle anteriori campagne di marketing che funzionavano, invece che nella valorizzazione della Sardegna, come perfettamente evidenziato da Vito Biolchini:
vorrei invece soffermarmi sul fatto che questa assurda campagna si struttura su due punti, da una parte si sminuisce il fatto che le statue siano di statura maggiore che la normale (che per l'epoca in cui sono state realizzate era un impresa tecnologica non indifferente, quindi tale sforzo creativo doveva per forza avere un significato simbolico importante), dall'altra si cerca di demolire l'altro termine tecnico in cui figura la parola giganti: le ‘tombe di giganti’. 
Le tombe di giganti sarebbero frutto dell'ignoranza della visione popolare, che vede questi lunghi corridoi come la tomba di una sola persona di statura gigantesca. Ma davvero questo termine è solo frutto dell'ignoranza? 
Proviamo a vedere come venivano chiamate le analoghe strutture megalitiche nel resto d'Europa.

Malta
A Malta si trovano diversi edifici con una facciata molto simile alle nostre tombe dei giganti, sono datatati a un epoca che va dal neolitico alla fine dell’età del bronzo. La loro funzione è sconosciuta, ma si pensa più a un uso cultuale che sepolcrale. Molti dei toponimi dei siti di questi templi hanno collegamenti con la parola “macigni” ('ħaġar' in maltese). Il folclore locale li vuole costruiti dai giganti, tanto che il più bello e imponente dei templi dell’isola conserva ancor oggi il nome di Ggantija, in maltese ‘torre del gigante’.



Tempio di Ta'Hagrat, Malta

Tempio di Ħaġar Qim, Malta

Penisola Iberica
In Galizia e Portogallo queste strutture sono chiamate ‘Ante’ e non credo sia una casualità l'assonanza con il termine Gigante, visto che nei vicini paesi baschi queste strutture sono attribuite ai jentilak, una razza di giganti. Tale nome non doveva essere limitato solo alla parte nord della Penisola Iberica, in quanto se guardiamo al sud, le tombe a corridoio più significative si trovano nel comune di Antequera. Un nome meno usato era quello di ‘orcas’ e credo sia significativo il fatto che entrambe le terminologie, tanto ‘anta’ come ‘orca’ le ritroviamo associate anche a monumenti sardi: tempio di Antas, Nuraghe di Sant Antine, Sa Domu'e s'Orcu. 

Dolmen di Antequera, Spagna

Dolmen (o Anta) da Orca, Portogallo

Francia
In Francia vengono chiamate ‘allée couverte’, ‘Tombeau des Géants’ al nord e  ‘Toumbos dels Djayans’ al sud/occitania e sono stati costruiti tra il V e il III millennio A.C.

Tombeau des Géants de Commana

Tombeau des Géants de Kerbourg

Inghilterra
Nell'Isola di Arran in Scozia vengono chiamate “giant’s graves”. Mentre nell’Isola anglo- normanna di Jersey troviamo il dolmen a corridoio di La Hougue des Géonnais, il ‘tumulo dei giganti’ nella lingua locale.

Giant’s graves nell’Isola di Arran, Scozia

Dolmen La Hougue des Géonnais, Isola di Jersey


Olanda
In Olanda queste strutture dolmeniche a corridoio si chiamano Hunebedden, letteralmente ‘letti di giganti’, ne restano 54 nelle province del Nord di Drenthe e Groningen. Si pensa che in origine ce ne fossero 80-100 (se ne conoscono 18 distrutti). Furono realizzati dalla cultura di Funnel Baker.

Hunebedden a Borger, Drenthe, Olanda.

Hunebedden a Eexterhalte, Drenthe, Olanda.

Germania
In Germania si usava invece il termine Hünengrab, letteralmente ‘tomba di giganti’, documentato da perlomeno il XVII Sec. 

Hünengrab di Wulfen, Sassonia, Germania

Hünengrab di Züschen, Hessen, Germania

Danimarca
In Danimarca sono chiamati ‘Hemps’ grav’ o ‘Kemp How” entrambi i termini con il significato di tombe di giganti.

Hemps’ grav di Tustrup, Jutland Danimarca

Hemps’ grav di Svinø Østerhøj, South Zealand, Danimarca

Paesi Scandinavi
Ci sono diversi passage graves anche in Norvegia e Svezia e, dove vengono chiamati rispettivamente ‘dysse’ e ‘dös’ termini che significano genericamente tomba/morto. Casualmente in Svezia non sono uniformemente distribuiti sul territorio, ma si trovano soprattutto nelle aree, come Bohuslän o Skåne, e dove troviamo un maggiore numero di petroglifi rappresentanti navi con protomi taurine oltre che oggetti metallici realizzati con rame proveniente dalle miniere della Sardegna e Penisola Iberica.
Dysse Søndre Fange, Norvegia

Havängsdösen, Svezia

Bulgaria
In Bulgaria si usa il generico nome di “dolmen”, anche se amici bulgari mi informano che, a volte, queste strutture vengono chiamate Змейови дупки, letteralmente “i buchi dei draghi”, ma uno dei siti dove si trovano queste tombe si chiama Oryahovo, con una chiara affinità alle “orcas” spagnole e agli “orcu “ e “orgia” sardi.
Dolmen di Hlyabovo, Bulgaria

Dolmen del re Byalata Treva, Bulgaria.

Caucaso
Vari dolmen e strutture analogne alle nostre tombe dei giganti sono presenti nella parte occidentale del Caucaso, sulla costa Nord del Mar Nero, nella regione russa dell’  Abkhazia, nel tratto di costa che va da alla cittadina di Gelendzhik a quella di Sochi e sull’interno lungo il fiume Abin.  Sono datati, in base alle ceramiche rinvenute ell’interno, al bronzo ferro. I motivi decorativi di questi dolmen sono linee a zig zag, serie di triangoli, e circoli concentrici, sopra alcuni dei portelli d’entrata è scolpita una falsa porta, a volte sormontata da seni. Il nome locale di queste strutture era Adamra, ma per la mia ignoranza dell’abkhazio non non riuscita a risalire al suo significato. In ogni caso, secondo la tradizione locale, questi monumenti sarebbero stati costruiti dai giganti per una razza di nani.
Dolmen di Vozrozhdenii

Dolmen di Shirokaya

Insomma in tutta Europa si ammette una cultura megalitica comune o come minimo contatti tra le popolazioni, che hanno portato allo sviluppo di questa tipologia architettonica, in quasi tutta l’Europa queste strutture vengono chiamate tombe di giganti o il corrispondente analogo nella lingua locale, ma solo in Sardegna questo nome è frutto dell’ignoranza dei pastori. Non sarà che se dappertutto il nome è lo stesso, è in questo modo che gli antichi chiamavano questo tipo di strutture?

3 commenti:

  1. Eccellente e opportuno approfondimento.

    RispondiElimina
  2. Non più Giganti, ma Eroi!
    Se la cosa passerà in Sardinia, dilagherà in Europa. L'avete capito che siamo all'avanguardia?
    Avremo anche noi i nostri Eroi, magari senza mito, forse anche senza storia, incapaci di intendere (la scrittura) e di volere (apprenderla), Eroi brutti, sporchi e cattivi, ma chi se ne importa?
    Se hai in tasca un dollaro bucato, sai che vale zero, ma almeno ti fa sentire americano.

    RispondiElimina
  3. Francu, i giganti sono stati sperimentati e collaudati qui in Sardegna, come il digitale terrestre qualche anno fa, poi, visti i risultati, sono stati diffusi in tutta Europa. A parte le battute, che servono a strappare un sorriso solo a noi “menti semplici”, si possono cambiare tutti i nomi che si vuole e snobbare ed avversare tesi come quella di Sergio Frau che vuole in Sardegna la fantastica Atlantide di Platone: chi se ne importa. Possiamo chiamarla anche Topolinia anziché Atlantide, fatto sta che la Sardegna è e rimane la culla di una grande civiltà millenaria che intuì e mise in pratica i principi della statica nelle torri nuragiche; definì orientamenti astronomici e architetture luminose inimmaginabili per altre civiltà; realizzò canalizzazioni e molto probabilmente mise in pratica principi di idraulica (lo vedremo presto), che fanno impallidire l'ingegneria idraulica etrusca. Tonnellate di bronzo furono fuse in crogioli per realizzare attrezzature civili e militari; chissà quanti manufatti furono rifusi fino a pochi secoli fa per realizzare campanacci e quanti ancora attendono di essere disseppelliti. Quanti templi ancora sono sepolti sotto la terra e la sabbia, alcuni dei quali pare serbino grandi sorprese architettoniche; uno per tutti: Il pozzo sacro di “Sa gora 'e sa scafa” nel Sinnis di Cabras, devastato dalla bramosia dei tombaroli, celerebbe ancora uno spettacolare impianto architettonico. Che m'importa di vasellame e bronzo, benché importante, voglio vedere coi miei occhi e studiare il “nascosto” architettonico che cela quel monumento. Disseppellitelo per favore! Dopo potete pure chiamarlo il pozzo sacro degli eroi.

    RispondiElimina