martedì 26 maggio 2015

SCRITTURA NURAGICA DA NURAXINIEDDU: LITTERAE INFELICES, LECTIO INFELICISSIMA.

di Gigi Sanna
Fig. 1
BL BDR P  DB

     Così Ugas (v. supra) in Tharros Felix (1) leggendo, come di norma il cosiddetto 'fenicio' (non si deve dire  'fenicio': bisogna dire invece, correttamente, 'lettere di tipologia fenicia') da destra verso sinistra. Ma in questo modo il suo antico pregiudizio sul 'fenicio' lo infinocchia; tanto lo depista che gli dà una sequenza  mostruosa, delle lettere in assoluta anarchia, una stringa fonetica senza alcun significato in nessuna lingua. Con inevitabile, pronta e anche dichiarata,  'crux desperationis'! Ma evidentemente per questo studioso fa niente, sono aspetti irrilevanti, si tratta di quisquiglie: tanto ci sono i semitisti e i glottologi che ne verranno a capo e daranno pur sempre una spiegazione del lessico e della sintassi! E così sarà per  tutti i documenti, tutti tutti spiegati epigraficamente ma con tanto di 'crux'. Non lo sfiora neanche il pensiero che quella sequenza (per altro con alcuni dei grafemi alquanto difficoltosi circa la loro individuazione), possa essere letta al contrario e cioè con lettura progressiva (2).
  
Se così Ugas avesse fatto, con apertura mentale, avvertito per altro da non pochi altri documenti nuragici con lettere di tipologia fenicia (3) e messo in forte sospetto  dalle stranezze (l'epigrafia c'è anche per questo), avrebbe potuto risolvere con tranquillità il caso; perché non è chi non veda che tre delle quattro voci (due  ripetute)  presenti nella scritta sono chiaramente semitiche; sono parole molto comuni, facilmente traducibili, tanto che invitano a procedere, come vedremo, in una sola direzione ermeneutica riguardo all'unica voce che potrebbe apparire un po' oscura.
   Vediamo dunque la sequenza da sinistra verso destra trascrivendo anche noi in lectio continua, per quanto la  scritta riporti visibilmente più di un elemento che esula dalle norme poste solitamente in essere dagli scribi delle iscrizioni cosiddette 'fenicie'. Alludiamo innanzitutto alla manifesta obliquità (4) della linea di scrittura, alla spazieggiatura dopo le prime due lettere, ai due segni con lettura verticale dall'alto verso il basso, ai due macrosegni (terzultima e penultima lettera) quasi in opposizione grafica ai due microsegni. Tanto che la trascrizione ci sembra utile  riportarla nel seguente  modo, con lettere maiuscole e minuscole, al fine di metterne in evidenza la grandezza  o la piccolezza:

bd  pr bDLb

trascuriamo per ora la oscura sequenza pr che pone alcuni problemi di comprensione e vediamo prima il resto. Esso si compone di un bd iniziale, di un secondo bD che precede la sequenza Lb. Ora, in semitico 'bd' significa 'parte', 'parte di un tutto' e  'lb' significa 'cuore' (5). Avremo allora ' parte … parte del cuore'. E' evidente ora che se, forti della nostra 'griglia di Sassari, non si tiene presente una delle regole fondamentali del nuragico (6) e cioè che va letto per primo il supporto, al significato  completo della sequenza è molto difficile arrivare, persino, come in questo caso,  con la conoscenza del contenuto di tre quarti della scritta.  Mentre non lo è se scriviamo 'Askos (in semitico sarebbe forse בקבק oppureכד ) parte di....parte del cuore' dove comprendiamo che il recipiente in virtù della scritta  viene reso 'importante', ha valore affettivo (bd lb)  per qualche persona che, con ogni probabilità, è da individuare nei segni rimanenti della sequenza.
    Ma nello sforzo di comprensione bisogna stare molto attenti perché i grafemi rimanenti, a mio parere,  non sono due (i presunti PR) ma tre in quanto il segnetto  obliquo appena pronunciato non è un apice (7) ma il grafema yod. Tuttavia scrivendo YPR otteniamo sì il normale triconsonantismo del semitico ma ci troviamo di fronte ad un antroponimo che non risulta attestato nell' onomastica semitica.  Il dato, quello di un nome di persona non attestato, non creerebbe di per sé, comunque, alcuna difficoltà in quanto di frequente accadimento. Ma, trovandoci di fronte alla scrittura nuragica, sempre dinamica e sempre fantasiosa, che aborre lo standard (8), ovvero la lettura facile e spedita, cerchiamo di capire meglio non trascurando, secondo la nostra abitudine,  niente che possa esserci suggerito della grafica. Innanzitutto notiamo, dal  punto di vista strettamente epigrafico, che la consonante pe non risulta mai riportata in quel modo, cioè con il tratto superiore così marcatamente obliquo e così allungato (9). Inoltre è rarissimo il caso della 'pe'  angolare, tale cioè che elimini del tutto la caratteristica curva del tratto superiore. Semmai, se proprio  il segno è da  ascriversi alla tipologia fenicia,  si dovrebbe pensare, con più probabilità,  ad una 'gimel' (10).
   Invece, a nostro parere,  non si tratta né di una pe né di una gimel, ma della caratteristica hȇ nuragica a 'V' rovesciata (con il tratto sinistro lievemente più corto), come si può vedere dal nostro repertorio alfabetico dei segni nuragici (tab.1) e dagli esempi (11)  che lo seguono (fig. 2 e 3).


Tab. 1: alfabeto nuragico sino alla lettera yod


                                                                                    Fig. 2                                         Fig. 3

 Resta da capire l'ultimo segno, ovvero la resh, grafema che, anche se al di fuori dalla norma, si trova comunque attestato (ma non nella documentazione nuragica), con la quasi completa verticalità del tratto inferiore (12).
   Ora, anche l'antroponimo yhr non risulta attestato e quindi, per quanto le lettere yod e hȇ siano state identificate e messe al giusto posto, non si è ottenuta la soluzione auspicata. Essa però  potrebbe esserci se ancora ci attenessimo alle norme della scrittura nuragica inserendo anche quella dell'agglutinamento, in legatura o in nesso, che è rispettatissima (13) nel sistema nuragico. Contando allora sulla notevole piccolezza delle lettere che fanno uso del triangolo con il vertice verso l'alto  e soprattutto sul secondo segno, ovvero il 'daleth', ugualmente piccolissimo, potremmo ipotizzare che l'autore della scritta abbia riportato in 'legatura' le lettere ' daleth' e  'yod'. In questo caso, con ricostruzione del tutto legittima, stante la suddetta frequenza dell'agglutinamento nella scrittura nuragica, avremo yhdy (leggi 'yaday') che è un antroponimo tranquillamente attestato nel semitico ebraico (14).
  Se così dunque stanno le cose, come riteniamo che stiano, ci troveremo davanti alla scrittura del cosiddetto 'oggetto parlante' : ' [Io brocchetta sono] parte di yaday, parte del suo cuore'. Quindi il messaggio indiretto è ' non portarmi via, non prendermi, perché gli sono cara'.
  Non ci si stupisca di queste espressioni nelle quali si supplica, direttamente o non, oppure semplicemente  si spera  che l'eventuale cleptomane non porti via l'oggetto, lo  rispetti per il grande affetto che per lui si porta. Infatti, anche la nostra scritta sembra far parte parte di una categoria epigrafica di 'oggetti parlanti' che si conoscono bene sia in epigrafia greca che in epigrafia etrusca. Basterà citare,  per fare solo qualche esempio, l'espressione greca  della nota coppa  di Pontecagnano presso Posidonia. Intorno al piede di essa gira un'epigrafe arcaica (15) in alfabeto acheo con l'espressione Παρμένοντος ἐμί  καὶ  Στρίμπονος. Ἐμέ μεδές ἀνκλετέτο (Io sono di Parmenon e di Strimpon. Nessuno mi rubi) oppure quella etrusca (16)  della Kylix attica di Suessula in Campania con l'espressione qupes. Fulus.la e.i. Min capi mi nunar qevruc.l.na ( Di Cupe quello di Fulu , io [sono]. Non mi prendere . Io sono sacro (?) di Thevruclna). 

Ricapitolazione e conclusioni.

   Lo 'askos di Nuraxi 'e Funta(n)a  di Nuraxinieddu (Or) non sembra pertanto essere un' iscrizione nuragica composta da caratteri di tipologia prettamente fenicia. Le lettere sono in mix e due di esse, con buona probabilità, sono agglutinate in legatura. La lettura è orientata in senso progressivo e cioè da sinistra verso destra, lettura normale per il nuragico che, come sappiamo,  può procedere con varietà di scelta: da sinistra verso destra, da destra verso sinistra, dall'alto verso il basso, in senso bustrofedico  e persino in senso circolare (17).
   La lingua, ancora una volta (18), è il semitico cananaico della religio di yh , poi fatto proprio dagli Israeliti ( בד, לב e forse יהדי) quando essi conquistarono e si sistemarono definitivamente nella 'terra promessa' .
   Il tenore della scritta è interpretabile come quello del cosiddetto 'oggetto parlante': la brocchetta  dice del suo valore non tanto materiale quanto affettivo, con l'esortazione indiretta o con l'auspicio a che essa non venga toccata e rubata  da nessuno.
   Si sostiene che il recipiente nuragico risulti essere della seconda metà del VIII secolo a.C. (19). Dalla  arcaicità delle lettere (in particolare la forma della beth, della dalet e anche della lamed di tipologia fenicia) siamo indotti a ritenere che la scritta possa risalire anche a due secoli prima, Ciò vuol dire, naturalmente, che l'epigrafe non ha niente a che fare, anche dal punto di vista storico - archeologico, con il cosiddetto 'fenicio' scritto da Fenici.
   Da tutto ciò risulta che quello di Nuraxi 'e Funta(n)a (20) è un documento molto significativo (anche come contenuto), uno dei tanti della lunghissima storia della scrittura nuragica, iniziata, (come abbiamo detto, scritto e ripetuto tante volte), alla fine della seconda metà del secondo Millennio a.C. e conclusasi nei primi secoli del periodo imperiale romano.
   I tentativi epigrafici di aver ragione, si direbbe quasi di 'addomesticare', in qualche modo, il documento (datazione approssimativa e non scientifica verso il basso di esso, ricorso ad incredibili 'apici' per sbarazzarsi di ingombranti segni astiformi non riscontrabili nel cosiddetto 'fenicio', lettura destrorsa) non portano da nessuna parte e nessun semitista né glottologo (20) potrà dare mai un senso ad un testo siffatto, assurdo perché chiaramente letto al contrario, cioè all'incredibile  BLBDRPDB.      
       
                                             
                                                   Note ed indicazioni bibliografiche

1. "Nuraxinieddu, Cungiau e Funtà. Insediamento nuragico, superficie (Sebis, 2007, p. 70, figg. 13, 3; 19-20). Complessa iscrizione regressiva fenicia con segni graffiti, impostata sotto l’attacco superiore dell’ansa di un askós d’impasto, residuo del collo stretto e del tratto iniziale della spalla. Seconda metà VIII sec. a.C. La particolare disposizione dei grafemi attorno all’ansa, pervenuta rotta, indica che non si tratta di un’iscrizione su ostrakon, bensì graffita quando la brocchetta era integra. Oltre al dalet individuato da Sebis si possono distinguere altre 7 lettere di cui una seguita da un trattino obliquo apicale. Se la trascrizione e la sequenza dei grafemi è corretta, per l’iscrizione va proposta la lettura BL BDR P DB. Lascio volentieri i commenti di carattere linguistico ai semitisti e ai glottologi in generale. Si può osservare una leggera differenza nella forma del bet di questo documento, a triangolo chiuso con vertice verso l’alto, rispetto al b e t delle due altre iscrizioni fenicie IF 1-2 di Sant’Imbenia e di Huelva. Il lamed di questa iscrizione di Cungiau ’e Funtà è decisamente più aperto della corrispondente lettera dell’iscrizioneIF 2 di Huelva, richiamando da vicino l’analoga lettera per il fonema L dei documenti sardi SA14 di Monte Olladiri e IA4cp di Antas." Da: G. Ugas, I segni numerali e di scrittura in Sardegna tra l’Età del Bronzo e il I Ferro, In: Tharros Felix 5, a cura di Attilio Mastino, Pier Giorgio Spanu, Raimondo Zucca. Roma : Carocci, 2013, pp. 295-377.
   Alcuni passi sono stati da noi evidenziati  in quanto essi in particolare attengono e alla nostra non condivisione e alla  nostra critica particolareggiata circa l'interpretazione epigrafica e paleografica del documento.  
2. Detta anche 'sinistrorsa'. Come si sa, il cosiddetto 'fenicio', già a partire dal XII -XI secolo a.C., al contrario del protocananaico, da quanto si sa, non fa mai ricorso a tale orientamento della scrittura e quindi della lettura.  
3. Cf. ad es. la barchetta fittile di Teti del IX - VIII secolo a.C., il coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore, la cosiddetta 'rotella'  del Museo Archeologico Nazionale di Sassari, per i quali documenti si vedano in particolare Sanna G., 2009, Buon Natale da Teti: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē; in gianfrancopintore bogspot.com (17 Dicembre); Sanna G., Un documento in ceramica di Pozzomaggiore, in Melis L., 2010, Shardana, Jenesi degli Urim, PTM ed. pp. 153 - 168; Atropa Belladonna, 2013, Il documento di Palmavera secondo Raimondo Zucca; in Monteprama blogspot.com (5 marzo);  Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; in Monti Prama. Rivista semestrale di cultura  di Quaderni Oristanesi; PTM ed. Mogoro, pp. 25 - 38.
4. Sull'obliquità o la λοξότης, un avvertimento visivo a cui ricorrono spesso gli scribi nuragici (ma anche quelli etruschi) per sottolineare una maggiore o minore difficoltà per risolvere il rebus della scrittura, si veda Sanna G.,2014, GIOCHIAMO A DADI E IMPARIAMO L'ETRUSCO. I 'dadi enigmatici' (kύboi loξoί) di TIN e di UNI. Il gioco combinatorio circolare delle 'parole-immagine a contrasto' e dei 'numeri alfabetici' dei dadi di Vulci; in Monte Prama Blogspot.com (8 Novembre).
5. La parola lb לב si trova attestata un'altra volta (lb w bn : 'cuore e figlio, figlio del cuore')  nella documentazione scritta nuragica. Si Veda Sanna G.2009, La stele di Nora. Il Dio, il Dono, il Santo. The God, the King, the Saint (trad. in inglese di Aba Losi), PTM ed. Mogoro, cap.3,4 pp. 101 - 05.
6. Sanna G. 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema, ecc. cit. p. 27.
7. Dove si trova mai questo strano 'apice' (un segno obliquo staccato dal corpo della lettera)  nella scrittura di tipologia fenicia bisogna che l'autore abbia la forza di  dimostrarlo, documentandolo per benino.  
8. Ripetiamo e ricordiamo per l'ennesima volta che la scuola scribale nuragica abituava i giovani alunni a non esprimersi mai con pigrizia, ripetendo stancamente forme e stile fissi. La 'variatio', ovvero il cambiamento continuo della scrittura (data l'ampia possibilità di ricorso ai pittogrammi, a segni di codici diversi, alla varietà nella direzione della scrittura, all'agglutinamento, ecc.), pur nel rispetto rigoroso del 'sistema', è uno dei requisiti  fondamentali per caratterizzare la forma di un documento.  Questo comportamento espressivo non tocca solo quella che noi siamo abituati a considerare 'epigrafia' in senso stretto ma anche, secondo il modus scribendi egiziano,  l'epigrafia a tutto campo ottenibile con l'oggettistica (bronzetti, soprattutto) e con l'architettura. La 'varietas' degli attuali 250 documenti da considerare 'epigrafici' è la stessa  che informa le centinaia e centinaia di bronzetti e i 10.000 nuraghi! La scrittura nuragica è proprio tutto il contrario dell'attuale scrittura moderna e contemporanea. 
9. V. Garbini G., 1988, La questione dell'alfabeto; in I Fenici (a cura di S.Moscati), Bompiani Milano, pp. 86 - 102.
10. Cf. Garbini G. 1988, La questione dell'alfabeto ecc. cit. pp. 93 -96.
11. Naturalmente si potrebbero addurre molti altri esempi perché la lettera, stante l'attuale documentazione,  è attestata altre 14 volte.  
12.  Iscrizione di Limassol (forse VIII secolo a.C.) e iscrizione di Yhaumilk (V - IV secolo a.C.). V. Garbini G, 1988, La questione dell'alfabeto ecc. cit. p. 94. 
13. V. Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema, ecc. cit. pp. 30 -38.
14.  Dizionario dei nomi biblici, dei nomi di luogo e dei lemmi di incerto significato (a cura di Bianchi F.), in Reymond Ph., 2001, Dizionario di ebraico ed aramaico biblici (ed. italiana a cura di Soggin J. Alberto, Bianchi F. , Cimosa M., Deiana G., Garrone D. e Spreafico A.), Società Biblica Britannica Forestiera, Roma, p. 521.
15. V. Guarducci M., 2005, Epigrafia della casa e degli oggetti domestici e personali; in L'epigrafia greca. Dalle origini al tardo impero, Libreria dello Stato. Istituto poligrafico dello Stato, Roma, p. 364. Non si trascuri il fatto che  anche la scritta del bqbq  di Yaday affettuosamente 'gira', 'abbraccia' l'ansa e risulta, come dice l'Ugas, 'graffita quando la brocchetta era integra'.
16. V. Cristofani M., 1991, Introduzione allo studio dell'Etrusco. Leo S. Olschki ed., Testi, pp. 117 -118.
17. Per quest'ultima si veda, tra gli altri documenti (ad es. la Stele di Nora),  il bellissimo cerchietto apotropaico in bronzo (rinvenuto, forse,  in agro di Villa Verde)  del 'doppio occhio di yhwh' (Sanna G., 2015, VILLA VERDE. Il talismano dell'occhio di Y(hwh). L'iterazione logografica in nuragico; in monteprama blogspot.com (7 febbraio). 
18. Cosa bisogna fare perché si debba accettare una verità così lapalissiana? 250 documenti di una scrittura informata soprattutto al protosinaitico (mix dei segni arcaici e non), con decine e decine di voci semitiche, tutte riferibili alla 'religio' del dio cananaico yhwh, non sono sufficienti per accogliere come dato scientifico inattaccabile che nella Sardegna nuragica la lingua adoperata dagli scribi sacerdoti era il semitico colto cananaico? Quella  fatta poi propria dagli israeliti quando occuparono la terra di Canaan e si impossessarono del dio dei vinti? Cosa bisogna fare perché ormai si proceda oltre, si cerchino in ogni modo e con ogni mezzo dei documenti (che sono centinaia e centinaia se non migliaia) che non solo illuminano la civiltà nuragica ma anche quella di tutto il Mediterraneo orientale ed occidentale (inclusa quella etrusca)?
19. A questo punto, data la singolarità epigrafica del documento, l'arcaicità di esso e lo stesso più che probabile contenuto di 'oggetto parlante', l' occhiometro dell'archeologo non soddisfa di certo: sarebbe bene procedere on maggior rigore scientifico e far periziare l'oggetto attraverso la tecnica della termoluminescenza.
20. Non per essere 'bizantini' ma per noi la scrittura del toponimo sardo non può essere ' FUNTA' (persino con l'accento sulla 'A' finale!) ' perché la voce è 'funtana' (nuraghe del pozzo, che sta presso il pozzo). La 'n' intervocalica come di norma nel dialetto rustico dei campidani di Oristano e di Cagliari tende ad indebolirsi lasciando solo la 'nasalizzazione' che si trasferisce nella pronuncia della vocale. Per tanto è buona norma riportare la lettera 'n' e lasciare poi al lettore, come si fa per altre lingue,  la giusta pronuncia del sardo rustico.  

27 commenti:

  1. La puntuale applicazione delle regole scrittorie usate dagli antichi scribi, danno il loro risultato concreto. I riferimenti sono sempre gli stessi: quasi sempre radici semantiche di origine semitica, per lo più ebraica, e rebus scrittorio; quel rebus scrittorio a cui è necessario assuefarsi per poter leggere queste formule sacre; ecco perché Giovanni Ugas, riesce a interpretare la maggior parte dei grafemi, ma si ferma lì, perché i suoi occhi leggono solo il convenzionale punico, non va oltre, non ha i mezzi per andar oltre. Per superare l’ostacolo occorre mettersi in gioco, buttarsi alle spalle quella cultura appresa in decenni di studi accademici (non buttarla via naturalmente, ma portarsela appresso, perché è comunque un importantissimo e prezioso bagaglio culturale che ha la sua importanza nella scrittura nuragica), per non anteporla al diverso metodo e assuefarsi invece al modo di procedere e concepire la scrittura di quegli antichi scribi, che prese l’avvio dalla terra di Cana‛an, con la religione lì praticata rivolta al dio unico, non quello ebraico, ma quello Cananeo e rifarsi ai testi più antichi del vecchio testamento, che sempre da lì hanno attinto.
    Il giorno che Giovanni Ugas farà questo darà un grande contributo alla questione “scrittura nuragica” e non avrà bisogno di demandare in toto a linguisti e glottologi, l’interpretazione di queste epigrafi.

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  2. Mi piaghet meda!!! Bruvu Zizi!!! ;)

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  3. Mi ricordo che quando vidi la brocchetta al museo di Cagliari, mi colpì molto quella che sembrava una sovrapposizione tra due triangoli, uno dei quali (il piccolo) sembrava avere la base in qualche modo doppia. Nulla in contrario sulla lettura BD-anzi credo che quel sopra-sotto sia lì anche per indicare la direzione di lettura e cioè che le due lettere vanno lette bd non db.
    Ma perchè quei due macrosegni (D e L), vicini a due segni che invece sono piccoli (le due b)? c'è forse altro?

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  4. Bravo e puntuale, Professore.
    Però che sfiga per l'amico Ugas, dato che "il suo antico pregiudizio sul 'fenicio' lo infinocchia; tanto lo depista che gli dà una sequenza mostruosa, delle lettere in assoluta anarchia, una stringa fonetica senza alcun significato in nessuna lingua".
    Per amor di pace (o di patria), Professore, ci hai provato anche col suspu?

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  5. Per Aba. Ho tentato di spiegarmelo ma non so proprio perché. Eppure un motivo ci sarà perché quelle lettere sembrano proprio in opposizione per grandezza e quindi per significato. Non credo proprio che quella scrittura sia di una persona incapace di scrivere con un minimo di coerenza circa la dimensione dei grafemi.

    Per Francu. Il suspu? Se l'anfora fosse stata di rame avrei invocato la competenza dei ramai di Isili.

    Per Sandro. Già 'il giorno che'....cioè mai. Ma ciò non riguarda solo Ugas. Purtroppo. Ma chi se ne frega (con grande preoccupazione di Francesco che proprio non molla e quasi si dispera).

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  6. Caro Gigi, parto da qui: non so se è il caso di ribadirlo, ma io sono ragionevolmente convinto delle tue tesi, per i documenti che il nostro blog trinitario ci ha fatto conoscere (per gli accostamenti, i raffronti); convinto a partire dalla presenza di scrittura in Sardegna prima dei "Fenici" fino alla sua derivazione da quel Proto-Cananaico diffuso anche in zone dell'Egitto, con tutte le relative connessioni culturali agli Egizi e ai loro modi di concepire la scrittura.
    Quanto alle interpretazioni che proponi, invece, la ragionevolezza delle mie convinzioni deve lasciare un margine ben più ampio a possibili confutazioni di esperti: e mi lascia sempre più perplesso riscontrare che per primi i semitisti italiani e internazionali si astengano in blocco non solo da un giudizio complessivo sul tuo lavoro, ma anche da prove di saggio per esempio su articoli delimitati come questo.
    Mi lascia perplesso la sicurezza con cui dici che la sequenza cui si ferma Ugas è impossibile in tutte le lingue del mondo, quando solo l'altro giorno il nostro volenteroso Ergian45 da quella stessa sequenza ha ricavato comunque una interpretazione. Interpretazione della quale tu subito avevi detto che era troppo complicata! Forse non volevi essere severo con Ergian, ma ora che siamo in argomento (Ergian sarà d'accordo con me) è il caso di dire chiaramente perché la sua umile ipotesi sarebbe del tutto irrazionale (giacché secondo te muoverebbe da una sequenza impossibile). Limitarsi a dire che è semplicemente troppo complicata temo ci lasci in molti con la sensazione da vestito dell'imperatore: se quella ipotesi era troppo complessa, la tua dovrebbe quindi essere più semplice; e se nessuno obietta, non trovarla semplice sarà allora un problema personale, un limite individuale. Sarò limitato?
    Torno comunque a sottolineare che, semplice o meno che sia questa interpretazione, avere il conforto di uno straccio di semitista, per quanto indipendente, anarchico e controcorrente, sarebbe già qualcosa. Qualcosa che manca solo a me? Ma ci sarà, mi chiedo, se proprio nessuno nessuno, per quanto invitato, volesse pronunciarsi gratuitamente, ci sarà almeno il modo di pagarlo un expertise riconoscibile, neutrale e autorevole? Ho detto una bestemmia? E se non avessi detto una bestemmia, quanto ci potrebbe costare un'expertise su un articolo come questo? O su quale articolo lo chiedereste? Su quale articolo, Gigi, lo chiederesti?

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  7. Francesco, ti ho detto mille volte che non me ne frega nulla. E ho detto tante volte (forse ancora mille) che sin da principio ho dato retta ai consigli del mio povero amico fllosofo di Tor Vergata Guido Frongia. La mia 'merce' è lì, chi vuole guardi, tocchi (possibilmente con i guanti) e se vuole compri, dopo aver scelto. Ho scritto dei libri, ho scritto articoli su riviste, ho scritto centinaia di articoli nei tre blog. Ho scritto anche confutando le certezze o le opinioni di altri o riproponendo letture poco o per nulla attendibili di studiosi del presente e del passato. A me basta essere convincente per Aba, per te, per Sandro, per Francu e per i tanti o tantissimi che da tempo nei corsi di epigrafia, in facebook o nei blog o nei giornali non disprezzano la mia merce e molto spesso comprano. E non pensare che siano, come dice qualcuno, dei sempliciotti. Vorrebbero che lo fossero! Come vorrebbero che fossi un sempliciotto ed un ingenuo tu! Hai notato inoltre la citazione nella rivista scientifica internazionale dove hanno preso in considerazione la mia ipotesi sulla presenza dell'indoeuropeo e del semitico in Sardegna in età nuragica? Quella mia stessa ipotesi è citata nel libro di Fabrizio Frongia (Le Torri di Atlantide), ritenuta affascinante (insieme ad altro, molto altro) ma aleatoria perché i documenti non sarebbero attendibili (seconda la strategia del falso messa in opera dai tre o quattro che sai). Quindi la 'merce' la si nota e anche la si acquista, approvando o no. Ora se in Sardegna o altrove vogliono scrivere se ho ragione io o no sui documenti male interpretati da Ugas (lettura al contrario), non visti dal Madau (grafemi senza significato), interpretati diversamente (filistei) da Garbini, non riconosciuti come scritti dalla Fadda (piatti e grissini), pasticciati orrendamente dal Serra (sigilli capovolti) o da Stiglitz (mrdn per shrdn) , non considerati come epigrafici dal Barreca (semplici busti di divinità) materia ne hanno quanta ne vogliono. Se desiderano scrivere che Pietro Lutzu era, agli inizi del Novecento, un visionario o un pazzo come me, ci sono dieci belle paginette dattiloscritte per cimentarsi con tutto il rigore scientifico che si vuole. E c'è il documento di Teti che io ho letto prima di tutti e ho riconosciuto come nuragico (prima della perizia fatta fare da Minoja) da tempo che attende d'essere ben spiegato con i suoi segni protocananaici e, soprattutto, con il pugnaletto come grafema nella sequenza della scrittura a Teti e a Villagrande Strisaili. Non infastidirti per me, caro Francesco, io ho imparato da tempo a non aver fastidio. Anche perché so come vanno le cose storicamente nelle scoperte scientifiche: sempre le stesse, ininterrottamente le stesse, noiosamente le stesse.

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  8. Gigi risponde a metà delle domande per lui, e va bene; va bene la domanda che sceglie e va bene la risposta che ribadisce. Può ben darsi, insomma, che la mia domanda sull’interpretazione comunque elaborata da Ergian45 fosse in qualche modo inopportuna, magari perché Gigi ritiene di averla già commentata a sufficienza nella discussione in cui era stata avanzata.
    Ma nessun altro risponde ancora alla domanda che valeva per tutti. Alla domanda, anzi, che valeva più per tutti gli altri che per Gigi. Se uno chiede, tra un gruppo di amici, di proporre uno degli amici a Cavaliere della Repubblica (sottoponendone cioè la valutazione dei meriti al giudizio di chi ne ha competenza per diritto), ci sta eccome che il proposto si schermisca , è reazione onorevole e apprezzabile, al punto da essere (in circostanze simili) quella attesa. Cosa direste però degli amici che lo lascino il solo a rispondere? A me pare che così suggerirebbero, almeno, che a loro avviso il riconoscimento pensato non sia (ancora) pienamente meritato; e se così fosse starebbero dicendo, implicitamente, che rendere nota all’interessato questa proposta inadeguata finisce per risultare un gesto maldestro nei confronti suoi e degli amici.
    Dunque, forse, sono maldestro.
    Dite che l’esempio non è calzante? Non so. Pensiamoci.
    Restando però, ancora, sull’esempio: naturalmente un’altra ragione per l’assenza di ulteriori risposte è che gli amici, magari per aderire alla posizione del proposto Cavaliere, snobbino intenzionalmente il valore del riconoscimento e l’autorità investita del potere di conferirlo.
    E qui saremmo all’autoreferenzialità che, è vero (quando la sospetto), soffro non poco.

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  9. Francesco, ti ricordo che questa scritta è stata pubblicata da Sebis nel 2007: sono passati 8 anni e nessun semitista si è ancora espresso-per lo meno non fino alla pubblicazione di Ugas del 2013; era in vetrina nel 2011 a Cagliari, alla mostra "parole di segni: l'alba della scrittura in Sardegna"; è stata pubblicata nel 2012 sul catalogo della mostra, senza alcuna interpretazione. Se sia stata presentata a qualche congresso io non lo so, ma finora non c'è nulla di pubblicato.
    Per quanto ne capisco ciò significa che vi sono molte incertezze sull'interpretazione e sulla lettura.

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  10. Perciò (vuoi dire questo?) lo stesso Ugas pubblica nel 2013 e ancora nessuno si pronuncia sul suo lavoro (va così per tutti).
    Quindi (credo tu voglia ulteriormente suggerire), cosa mai potrebbe concludere un expertise su materia così incerta? Naturale, tutti gli articoli di Gigi riguardano materia incerta (non di rado anche materiale incerto, per i più), ma l'interesse riguardo un expertise sarebbe intanto per il giudizio su una accettabile attendibilità delle teorie di fondo, su una sufficienza o meno delle loro basi di appoggio, su una ragionevole consequenzialità delle deduzioni, in breve sulla liceità, nel panorama generale, di considerare le tesi di Gigi (e le tue) tra quelle che gli studiosi, pur nella loro autonomia, dovrebbero considerare e certamente rispettare.
    Questo varrebbe qualcosa?
    E se non potessimo ambire a tanto, se questo tanto fosse davvero a oggi inarrivabile, allora cosa accettiamo a fare i "non è chi non veda" e il modo verbale indicativo in frasi come "la scuola scribale nuragica abituava i giovani alunni a non esprimersi mai con pigrizia, ripetendo stancamente forme e stile fissi" (dalla nota 8 di questo articolo), quando "chi non veda" sarebbe in realtà la maggioranza, legittimata (ci staremmo dicendo da soli) anche dall'impossibilità di un diverso arbitrato?
    Non è tanto che non mi piaccia crederci in pochi. È più che non mi convince l'apparente sfiducia di poter trovare qualche ragione fuori dai nostri circuiti (per quanto questi possano essere in espansione, ... non c'è bisogno mi si racconti la bontà del processo in atto); sfiducia ovviamente gettata su tutti i livelli di autorevole giudizio, ché una remotissima sfiducia almeno in qualcuno dei propri tasselli sembra ammantarsi dieci volte di bella indifferenza.
    Ma alla fine, dice con eloquenza il silenzio di queste ore (solo il rumore di palle che cadono e, le più sensibili, si rompono; sorry), sembrano paturnie solo mie; e allora farà niente, le riavvolgo e me le tengo.

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  11. Sto dicendo che di solito su una scritta con caratteri fenici o punici di Sardegna si fiondano i semitisti a velocità della luce e le interpretazioni fioccano (vedi Stele di Nora). Mentre su questa, dopo 8 anni, non si è espresso nessuno e questa è la prima lettura che ne vedo. Sulla barchetta di Teti si leggono in rete i soliti fans dei fenici (manco fossero i Rolling Stones) che dicono che la scritta è fenicia: ma letture, dal 2009 a questa parte, ho visto quella di Gigi e basta: pensa un po’ che per 3 anni se è negata perfino l’esistenza! idem con patate per il coccio del nuraghe Alvu di Pozzomaggiore: nessuno a parte Gigi lo ha interpretato, e ci è voluto Leonardo Melis per farlo tirare fuori, o non è forse così? Addirittura su questo neppure ci si è espressi sulla tipologia di ceramica, ma abbiamo già 3 interpretazioni “certe” sulla tipologia di carattere: 1. latino tardo, fenicio, tardo-punico; sono tanto certe che nessuno lo ha finora letto.
    Bene tra askos e barchetta una cosa certa la si sa: sono di cultura sarda o nuragica come più ti piace. Allora noi proviamo a immaginare un Fenicio che per qualche motivo va a scrivere sull’askos con modalità mai utilizzate a casa propria (perché?); o ancora meglio che va a imprimere pre-cottura un pugnaletto nuragico tra i segni della barchetta di Teti: tra i quali ci sono anche segni, come l’= e le teste di toro e la resh superarcaica, che proprio con il fenicio nulla hanno a che fare. Capirai che è materia che brucia le dita, per qualsiasi semitista: ci vogliono tre secondi per rendersi irrimediabilmente ridicoli.

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  12. Ma noi cosa potremmo fare di più per alimentare il dibattito? quello che pubblichiamo è aperto e accessibile e non credo proprio che Sandro chiuderebbe questa porta ad un semitista che ne voglia discutere; così come mai l’abbiamo chiusa io e Romina su Monte Prama. Come sempre non riesco a capire cosa desideri, e non scherzo: davvero non ci riesco. Il dibattito scientifico avviene così, non ci sono altri modi: uno pubblica in un modo, l’altro pubblica nell’altro e in letteratura rimane il confronto. Poi se le persone coinvolte sono amici e/o colleghi ne parlano o se ne scrivono fra loro anche fuori dagli articoli o nei congressi, altrimenti no. In qualche caso come nel nostro non solo non ci ritengono tanto umani da rivolgerci la parola, ma addirittura ci hanno lasciato per anni nelle grinfie di una Bestia assassina: o non è forse così? E credi davvero che chi ci ha lasciato perire senza muovere un dito, chi ha lasciato morire un blog come Monte Prama che era BELLISSIMO (almeno lo era per me) e che leggevano pure gli archeologi e gli storici -perché tre secondi dopo commentavano su FB ogni articolo, in qualche gruppo rigorosamente chiuso (capirai che chiusure ermetiche!) -credi davvero che siano pronti al dialogo? Io non credo. Ci crederò quando e solo se vedrò dei fatti.
    Scordati che vada a bussare a qualche porta per invitare qualcuno a considerare la crittografia amunica, non solo perfettamente compresa dagli antichi Sardi ma anche reinventata in forme originalissime. Il dato è macroscopico, è stato sotto gli occhi di chi sta chiuso dietro quella porta non dico fin dal 1953 quando Drioton pubblicò il suo articolo, ma almeno fin dal 1975 quando la Scandone pubblicò il suo catalogo di scarabei egizi al museo di Cagliari: e lo scrisse nero su bianco, decine di volte in quel libro. Di cui festeggiamo il 40esimo compleanno. Devo dire di più?

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  13. Francesco, se m'intrometto, è solamente perché ho avuto la sensazione che tu censuri "il silenzio di queste ore" da parte del popolo del blog, ciò che ti farebbe star male, visto che saresti costretto a concludere che si tratta di "paturnie solamente mie".
    Se non ho capito bene, lascia stare e non finire di leggere quanto sto per scrivere. Se invece la questione è più o meno quella, come fai a pretendere che qualcuno si pronunci quando non ha nulla d'importante da dire?
    Come vuoi che mi roda dentro lo stesso verme che rode te, quando io non ce l'ho?
    Quando ero giovanissimo, e per una volta soltanto, salii su un'auto, mi misi al volante, feci due o tre stop, un avvio in salita, una retromarcia. C'era, seduto dietro, uno che disse "bravo" e mi diede la patente di guida. Ora, da tanto tempo, guido pressoché tutti i gioni, ma non c'è e non voglio che nessuno mi dica bravo.
    Ora, hai già capito dove voglio arrivare, ti rassicurerebbe che un ingegnere desse la patente anche a Gigi, visto che, in qualche modo, sei a bordo dell'auto di cui lui è seuto al posto di guida. Lo trovi un ingegnere epigrafista che sia bravo almeno quanto l'esaminando? O ti accontenteresti anche di chi le scritte le vede a testa in giù o le legge al rovescio?
    Mi pare che pretendi un po' troppo, come sperare che nel Collegio della Santa inquisizione che esaminò le tesi di Galilei sedesse un Isaac Newton o un Albert Einstein. I prelati, come gli archeologi e gli epigrafisti, hanno le loro parrocchie e i loro campicelli da curare. Cosa gliene frega della vigna altrui, se non può riscuotere o rubare neanche un grappolo?
    Hai in mente il nome di un esperto a cui possiamo commissionare, pagandolo mediante una colletta, uno studio che giudichi "pro veritate" le pubblicazioni di Gigi?
    Hai dimenticato la vignetta di Franco Tabacco dove l'esperto in tribunale non vedeva il serpente che gli stava assalendo il naso?

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  14. Caro Francu, tu chiedi scusa per maniera, quando sai bene che la tua non è, non può essere, una "intromissione".
    Riconoscerai che se un arbitrato per Galilei lo avessero cercato gli amici non avrebbero scelto l'inquisizione. Quanto alla patente di guida, senti, posso opporti il caso dell'inventore: un inventore, anche registrato come tale (patentato, quindi, oltre che magari laureato ecc.), potrà dire di aver inventato quel che vuole, ma se non convince l'ufficio brevetti a riconoscere la sua intenzione non potrà che affidarsi al giudizio dei posteri.
    Io non conosco (ma nemmeno di nome, se non digito su un motore di ricerca) nessun semitista, e ho già detto che non so se con l'idea, agli estremi, di un expertise a pagamento ho proferito una bestemmia. Atropa di nuovo non mi capisce, ma nemmeno lei mi chiarisce se e quanto sia bestemmia quell'idea.
    Nel tentativo di spiegarle la mia ottica, magari qui del tutto inappropriata, vorrei ricordarle e ricordarvi la vicenda del Porcellum, la legge elettorale di Calderoli che per essere promulgata avrà superato, oltre l'opposizione impotente anche di non insignificante parte dell'opinione pubblica, vari scogli (fino al voto sulle pregiudiziali di incostituzionalità e al vaglio degli uffici della Presidenza della Repubblica). Quando tutte le resistenze parevano piegate, ecco che il ricorso alla Corte Costituzionale da parte di un cittadino (non rileva che si sia trattato di un ex Senatore coadiuvato da altri due esperti di Diritto) ha portato alla sentenza che ha modificato il Porcellum in Consultellum.
    Ora, capisco che una Corte Costituzionale per l'Epigrafia non c'è (come non c'è, per l'Epigrafia, un Ufficio Brevetti). E ammetto, fino a prova contraria, che un semitista e ci metto anche un egittologo disposti a pronunciarsi sulle tesi di Gigi e Atropa non si trovino neanche a pagarli (ammesso e non concesso che proporre una parcella trasparente sia lecito e "costumato"). Resterebbe, però, che mi piacerebbe fosse pubblico, fatto mai lo sforzo di questa ricerca, l'elenco dei semitisti e degli egittologi che invitati non abbiano ritenuto di potersi pronunciare (né per avallare e né, si badi, per motivatamente sconfermare); come, eventualmente, mi piacerebbe fossero rese pubbliche le cifre (per accollarsi l'onere del giudizio) che questi avessero rifiutato o che mai (non potendoli noi soddisfare senza limiti) avessero richiesto.
    Mi si dirà che non funziona e non può funzionare così, sono certo scostumato nel campo. Resterà, se pure il discorso morirà qui, che quanto vi ho suscitato in questa discussione si legge con molto interesse (saranno d'accordo, sono sicuro, anche tutti quelli che "non si sono intromessi").
    E con ciò, a quanti saremo (a Dio piacendo) a Cabras: a domani.

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  16. Il commento del signor Francu,come a solito,è sublime,com'è vero signor Masia che,personalmente,leggo tutte le vostre discussioni ma non oso e non posso fare commenti perchè sono totalmente inadeguata ad esprimere giudizi;sono sicura che Gigi ha ragione ma i grandi esperti non si esprimeranno perchè tutte le scoperte danno molto fastidio e l'invidia è tanta.

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  17. Bene, a domani. E chi c'è c'è anche se io so già chi non c'è, mai ci sarà perché mai c'è stato. E non sa cosa si perde, si è perso e ancora si perderà. Quattro conferenze faranno la loro parte nel clima del 'Concerto', potranno forse introdurre anche il canto e la musica. diranno e spiegheranno, ma saranno effimera prosa e non riusciranno come questi ultimi a sollevare lo spirito dell'uomo e condurlo, in virtù della fantasia, oltre le meschinità. Shalom Nephilym bene Shamash. Non si vive di soli grigi stictogrammi!

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  18. Pagare un semitista per fare una perizia su un documento cui lui o lei dovrebbe essere interessato/a in prima persona, proprio perchè...semitista? Che il mondo vada spesso alla rovescio me ne ero accorta, ma così alla rovescia non me lo aspetterei mai, e davvero non ho nessuna intenzione di supportare l'inversione! Francesco se fai una colletta non contarmi proprio: prima della fine del decennio forse qualche semitista pubblicherà qualcosa su questo askos (forse) ma per i fatti suoi; citerà Gigi? forse sì o forse no, penso che la cosa non lo mandi in ansia.

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  19. Ho atteso un po' prima di pronunciarmi. Speravo che qualcuno notasse l'aspetto più importante di questo documento che, se è stato da noi inteso correttamente, mostra per la prima volta un testo nuragico non legato alla religione. Yahday mostra l'affetto per il suo askos. Semplicemente questo. E' l'oggetto il motivo della sua scritta non un dio o una dea. L'unica cosa di religioso che ci può essere è il suo nome che sembra essere un teonimo. Ma ciò ai fini della scritta è del tutto irrilevante.

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  20. È stato un bel sabato a Cabras.
    Con Gigi abbiamo parlato anche della possibile laicità di questa scritta; alla fine gli proponevo di tornare a scriverne lui sul blog, a partire da quanto stavamo convenendo, ma ha preferito (almeno per cominciare) lasciarmi la palla.
    Gigi conveniva, direi, che considerarla una scritta laica può lasciarci, a ben vedere, in qualche difficoltà. Perché abbiamo teorizzato fin qui che la scrittura a rebus e quindi con qualche difficoltà interpretativa (la considerazione del supporto, l'agglutinamento, il mix alfabetico, i riferimenti numerologici, ...) sia legata alla sfera religiosa, giustifichi la propria difficoltà perché per iniziati, perché il senso religioso non può essere reso piano e trasparente. Non abbiamo mai interpretato una scritta laica, ma (implicitamente) ci saremmo aspettati che questa fosse, al contrario, appunto piana e trasparente, non altrettanto a rebus.
    Quella di questo askos può dunque dirsi una scrittura piana quale ci saremmo aspettati (tutti?) da una scritta non religiosa? E, d'altra parte, qualcosa potrebbe farci ipotizzare come religiosa anche questa scritta?
    Il numero di parole ci dà un chiaro 3, ma questo mettiamolo da parte, perché il nocciolo sembra stare nell'antroponimo/teonimo. È magari un askos di un sacerdote per funzioni rituali? È intitolato a una figura in qualche modo sacralizzata? O è, più semplicemente (?), una scritta che per le sue caratteristiche intrinseche aveva la funzione di incutere rispetto anche in chi non la sapesse interpretare?
    Vediamo se mi sono spinto troppo in là e se Gigi, per altro verso, ci ha pensato ancora sopra.

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  21. Sì, ci ho pensato, Francesco. Ma ho ricavato ben poco. Se non che il sistema era sistema e non vi fosse una differenziazione di piani come facciamo noi, forse in maniera del tutto arbitraria. Del resto l'etrusco stesso che è anch'esso quasi tutto della sfera religiosa quando in qualche modo laicizza non sembra usare codici perspicui o meno perspicui. Adopera, da quello che so e che capisco, sempre lo stesso codice 'sacro' e (a mio parere) anch'esso a rebus. Che quella scritta fosse anch'essa in qualche modo religiosa mi sembra di escluderlo. Questo naturalmente se abbiamo interpretato correttamente tutto il lessico in essa riposto. E per prudenza vediamo di tenere ancora in 'sospeso' il caso, in attesa che si trovi un qualche archivio con scritte in argilla o metallo o pietra che ci mostrino una scrittura del tipo della 'lineare b' o micenea. Ma dubito molto che ci fosse. I 270 e più documenti rinvenuti in tutta l'isola ci mostrano tutti una sola scrittura, un solo codice convenzionale (quello della 'griglia di Sassari'). Quella griglia che Zucca (facendo respirare gli 'amici') diceva essere aleatoria e che invece è ormai una certezza assoluta. I documenti che via via pubblicheremo, senza soluzione di continuità (ne abbiamo per un anno e oltre), renderanno sempre più manifesto quell'aggettivo che sembra molto presuntuoso.

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  22. Scusate io sono un ignorantone del nuragico, ho seguito alcuni post nel vecchio blog su certi documenti, tipo la navicella di Teti (ormai accertata come autentica), ma non ho mai capito bene di che tipo di lingua si trattasse esattamente, potreste dirmi qualcosa al riguardo? a che lingua pensate sia più sia vicino?

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  23. Ciao Giacomo, la tua domanda potrebbe rilanciare la mia proposta di una qualche voce attivabile sulla home page del blog che fornisca le dritte principali per orientarsi. Per intanto provo a sgravare quanti ne sanno più di me (nel caso mi correggeranno) col dirti: il Prof. Sanna (Gigi), sulla base dei documenti via via raccolti (a Venerdì 29 erano 275, tra quelli pubblicati e quelli che Gigi sostiene di avere da pubblicare per i prossimi 12 mesi; nel frattempo glie ne indicheranno chissà quanti altri, parte dei quali supereranno il suo vaglio; considera che il Prof. Giovanni Ugas, archeologo, parla nelle sue pubblicazioni di 30 documenti di scrittura nuragica, essendo con ciò l’autore “ufficiale” che si è spinto di gran lunga più in là di tutti quelli che ancora paiono in proposito negazionisti), il Prof. Sanna, dicevo, sostiene trattarsi di una lingua scritta che ha il 97% o più di vocaboli semitici (o di derivazione semitica, non so se debba dirsi meglio così) e il 3% o meno di vocaboli indoeuropei (o dal ceppo indoeuropeo, o da un ceppo indouropeo), importata in Sardegna a seguito degli scambi con l’Oriente Mediterraneo lungo (circa) la prima metà del secondo millennio a.C., se non prima (sulle modalità di importazione resto volutamente vago; qui, in parentesi, ti dirò che potrebbe trattarsi di genti arrivate in Sardegna, Gigi lo ha ammesso più volte, o di elementi culturali e cultuali fatti propri da sardi che avevano a che fare con quei luoghi; potrebbe trattarsi dello stesso nodo tra Shardan e Sardi, stesso popolo nella sua evoluzione storica o significativo innesto straniero). A questa lingua scritta, sostiene Gigi, si affiancava una lingua parlata che, all’opposto, doveva avere una netta prevalenza di vocaboli indoeuropei rispetto a una minoranza di vocaboli semitici. La lingua parlata era del popolo, quella scritta (tanto più in base ai reperti giunti a testimoniarcela) doveva essere anzitutto dei sacerdoti, dei religiosi, veicolo del formulario sacrale e in qualche misura sacra essa stessa e, per essa, gli oggetti che la recavano; studiata e appresa, verosimilmente, in scuole scribali.
    A monte di queste spiegazioni, lo scherzo che ci fa questa cultura è di presentarsi in modi alquanto inconsueti. Si tratta, anzitutto, di una delle più antiche scritture della storia, quindi di un periodo in cui gli alfabeti non erano affatto fissati come sarebbero stati successivamente. E insieme agli alfabeti si scriveva, come già prima di questi, con ideogrammi (quelli che portano ai geroglifici, e qui diciamo che tra il nuragico influenze egizie certo non mancano, a cominciare da scarabei definiti “egittizzanti” presenti in Sardegna che mostrano però particolari tali da farli considerare di produzione sarda). Risulta così che gli studiosi che si cimentano a interpretare certi documenti scritti, di epoca nuragica, si impegnano o ad attribuirli a culture orientali approdate in Sardegna (attribuzioni poco convincenti nel momento in cui non si trovano d’accordo su quali culture orientali) o a giudicarli (liquidarli) come tentativi di scrittura su copia malriusciti, lettere inesistenti e inconsapevoli, fino a falsi recenti (anche, in un caso, quando si tratta di un reperto arrivato quasi un secolo fa direttamente dallo scavo archeologico al museo di Sassari, che sarebbe stato inciso per gioco da scavatori del cantiere). Gigi, che avrebbe voluto affidare tutto, fin dai primi documenti in cui si era imbattuto con suoi colleghi, a studiosi più capaci di lui, visto che non se ne trovava disposti a impegnarsi ha cominciato ad approfondire in prima persona (laureato in archeologia ed epigrafista di Latino e Greco non gli mancavano le basi) e ha via via individuato il sistema che ritiene permetta di interpretare la scrittura come fin qui è emersa, sistema condensato nella cosiddetta Griglia di Sassari (è stato più facile di quel che può sembrare, minimizza, perché la derivazione principale è dal Proto-Sinaitico e dal Proto-Cananaico, con vocaboli semitici ancora rintracciabili nel Pentateuco, i primi 5 libri del Vecchio Testamento).

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  24. Lo scherzo, dicevo, è il modo inconsueto che questa Griglia di Sassari non può che fotografare: in una parola scrittura a rebus, con inventari alfabetici ricchissimi, dal senso di lettura variabile, con lettura del supporto, agglutinamenti in legatura o nesso, in mix alfabetico variabile lungo i secoli, con significati numerologici, a volte scrittura “con” dal codice acrofonico, iterazione logografica, fino all’ipotesi della scrittura “con la luce”; tutto questo (a cominciare dalla scandalosa lettura delle tavolette/sigilli di Tzricotu, proprio un inizio da brivido) è finanche normale, concederei, spaventi chi ha studiato nel dogma consolidato dell’assenza di scrittura, chi poteva casomai ammettere che i passi verso la scoperta di una scrittura sarebbero stati altri, meno impervi.
    Eppure i documenti sono lì (si parta pure dai 30 di Ugas): chi non ammette il sistema del Prof. Sanna, agli occhi del gruppo scappato troppo in avanti, provi ad interpretare lui, coerentemente con i dati, cioè con i segni e, ormai, le datazioni (poi, magari, anche tenendo conto dei riferimenti sulla Sardegna, sui Sardi e, se si vuole, almeno per ipotesi, sugli Shardan, che si trovano in antico fuori dalla Sardegna).

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  25. Grazie mille Francesco, molto chiaro.

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  26. Se nessuno ha ancora avuto da dire, Giacomo, vorrà dire che il sunto è ragionevolmente accettabile.
    Certo, come un abete sotto il Natale, ci si potranno appendere note accessorie a renderlo più ricco.
    Non ho detto esplicitamente, ad esempio, che la scrittura a rebus sembra concepita apposta per renderne accessibili i significati, prettamente religiosi, solo agli iniziati, verosimilmente allievi delle scuole scribali collegate ai principali templi; ma questo era abbastanza comprensibile e l’avrai già avuto chiaro.
    Non ho detto che Gigi da qualche tempo ha rivolto le sue attenzioni anche all’Etrusco, nel tentativo di interpretarlo sulla scorta della conoscenza del sistema nuragico per evidenziare quanto quello, l’Etrusco, debba a questo, il Nuragico.
    Ma a osare di più, già chiedendo aiuto, non ho detto che un’idea di fondo (se l’ho capita un minimo) è che l’indoeuropeo parlato in Sardegna avesse molto del futuro Latino (in una linea temporale Sardo-Etrusco-Latino, che coincide con un filo rosso di regnanti prima sardi in Etruria e poi etruschi a Roma; filo rosso non so quanto azzardato, siamo qui per farci correggere); come forse incoraggia a pensare il fatto che il Sardo, tra le non poche lingue romanze, sia rimasto il più simile al Latino (ciò che normalmente è spiegato peraltro con l’isolamento).
    In conclusione, se e soprattutto quanto Gigi avrà ragione con tutto quel che ho riassunto sopra sarà pacifico chissà quando. Per ora, è evidente, non può dirsi pacifico niente.
    Ma inizierà almeno a passare la nozione, a partire da quello zoccolo di 30 reperti scritti riconosciuti da Ugas, che una scrittura Nuragica c’era, indecifrata quanto altre antiche scritture che comunque vengono riconosciute tali? Parrebbe poco?
    Chiedendo di nuovo aiuto: gli stessi Proto-Sinaitico e Proto-Cananaico quanto sono ritenuti, pacificamente, decifrati?
    Se poi si debba usare, meglio di decifrati, interpretati (o altro), facciamo che ci siamo capiti lo stesso.

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  27. Bene Francesco. Noto che tu conosci quello che io dico e penso sulla scrittura arcaica sarda anche meglio di ciò che hanno scritto Fabrizio Frongia e Raimondo Zucca. L'uno affascinato per le ipotesi (ma negandole per manifesta 'mitopoiesi', secondo l'ideologia 'giacobina'), l'altro attirato dal notevole lavoro di ricerca del 'professore'( ma indotto a dire, per solidarietà corporativa, che tutto era in forse data l'incertezza della documentazione, quasi tutta da ritenersi falsa). Ora si sa che la 'mitopoiesi' non può essere invocata per dei documenti che sono più che decuplicati nel giro di dieci anni (anche perché si scoprono essere quelli custoditi nei musei e pubblicati dagli archeologi di ieri e di oggi) e non può essere invocato il falso perché mai nessun falsario è stato scoperto, quello che mai sarebbe stato in grado di rispettare ieri i requisiti della grigia di Sassari (noti solo a partire dal 2011) e di rispettarli oggi perché di quei requisiti alcuni, volutamente, come si sa, sono stati tenuti nascosti dal sottoscritto e resi manifesti solo l'anno scorso con la pubblicazione della documentazione etrusca, egualmente a rebus e anch'essa rispettosa, in qualche modo, della stessa griglia.
    Detto questo io pensavo, caro Francesco, che avresti detto la cosa più importante e che ormai non lascia scampo alcuno ai negazionisti: che la barchetta fittile di Teti del IX secolo a.C. è nuragica e possiede segni ' ante coctionem' di scrittura nuragica e solo nuragica (ancora la 'resistenza' fa sì che non si dica' scrittura protocananica in mix'); e che il dattiloscritto di Pietro Lutzu con i documenti con segni in mix in protocananico, hanno detto al mondo (non solo ai Sardi) che agli inizi del Novecento c'era uno studioso che ha preceduto il prof. Sanna mostrando la trascrizione di testi i nuragici con la stessa tipologia di scrittura di quelli scoperti a partire da Tzricotu in poi, sino ai nostri giorni. Due testimonianze queste che, in qualsiasi parte del pianeta, avrebbero ucciso un toro sull'istante e che invece qui da noi non sembrano, nei fatti, stordire almeno un po' dei semplici muli. E che vuoi farci? Il motto dei gatti spelacchiati e muli nello stesso tempo è: 'resistere, resistere, resistere!' E infatti resistere si può , soprattutto con i gambizzatori clandestini, Ma il prezzo che si paga, senza scampo, è il riso universale. Una volta uno di questi gatti-muli disse gonfio gonfio come una mongolfiera (era rivolto a me e ad Aba) nel Blog di Gainfranco Pintore. : 'Una risata Vi seppellirà' Non sapeva il tapino che la battuta era giusta, ma conteneva un piccolo ma assai significativo errore di fonetica consonantica.

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