domenica 8 maggio 2016

PASSÒ SULLA TERRA LEGGERO

di Angelo Ledda
Fig.1: Cinghiali e rettili, 1938 - tempera su tela, cm 62,5 x 158,5, Nuoro, MAN
Ricorre oggi il centenario della nascita di Salvatore Fancello (Dorgali, 8 maggio 1916 - Bregu Rapit, 12 marzo 1941).

Non si sbaglierebbe nel chiedersi cosa avrebbe saputo darci ancora se non fosse scomparso a poco meno di 25 anni, ma si rischierebbe di considerare la sua produzione artistica, realizzata nell'arco di un solo decennio, come qualcosa di irrisolto.
È vero che non c'è mai nulla che possa dirsi compiuto, per Fancello come per un qualsiasi cercatore degno di nota, ma ciò che ha lasciato è talmente potente da sembrare l'esito di una folgorazione. La sua opera sfugge ad ogni tentativo di classificazione rendendoci più vicina persino l'Arte parietale del Paleolitico.
È difficile slegarsi dal pensiero del suo amico fraterno, Costantino Nivola, che gli renderà omaggio in diverse occasioni.
Di lui disse: "Il talento naturale di Salvatore Fancello ha dato il massimo che il talento può dare, senza la fertilizzazione di una comunità artistica congeniale e propria. Come l'albero che da frutto fuori dalle mura dell'orto ha fiorito e dato frutti deliziosi nel breve periodo della sua stagione. Se fosse vissuto a Parigi, la sua opera avrebbe avuto la stessa diffusione di un Giacometti e di Chagall".

Fig. 2: Disegno Ininterrotto, 1938, china e acquerello su carta da telescrivente, cm. 29,4 x 668, Dorgali, Museo Fancello.
Nivola fece riferimento almeno in due occasioni a Fancello e in particolare alla sua opera più importante, il Disegno Ininterrotto (fig.2), un rotolo di carta da telescrivente lungo oltre sei metri, regalatogli come dono di nozze.
Nel 1987 Costantino Nivola lo riprodusse in graffito vicino alle Grandi Madri nel Palazzo del Consiglio Regionale a Cagliari (fig. 8, fig. 9), accompagnandolo dalla firma apocrifa "Fancello 1938" (Fig. 7).
Non era la prima occasione: già nel 1968 ebbe modo di omaggiarlo ridisegnando la figura di un cinghiale per la copertina del romanzo di Emilio Lussu "Il cinghiale del diavolo".

Fig.4, Modello di Piazza Satta di Nivola e disegno di Fancello
Ho idea che Costantino Nivola abbia fatto un altro omaggio a Fancello nell'opera dedicata al poeta Sebastiano Satta a Nuoro del 1966. Basterebbe osservare uno dei modelli preparatori di Nivola (fig. 4) nel quale compare una roccia sormontata da un'altra, in equilibrio instabile. 

Il motivo, quasi antropomorfo, è presente in numerosissimi disegni di Fancello. Il paesaggio roccioso della "piazza" è parte di un'autentica opera d'arte, dentro la quale è possibile entrare e vagabondare, alla ricerca dei piccoli bronzi disseminati che rappresentano il poeta.

FIG 4: Costantino Nivola, Piazza Sebastiano Satta, Nuoro 1967

Se non è un omaggio, è certamente un brano di paesaggio condiviso dai due artisti, tanto che lo stesso Nivola ricordava che le rocce che incontrava nelle sue scampagnate "avevano una forma spaventosamente umana (...) Vagabondare tra quelle rocce fantastiche in cerca di asparagi selvatici mi eccitava e mi divertiva".
Ecco dunque, Salvatore Fancello per me è innanzitutto un creatore di paesaggi. Anzi, per meglio dire, un vivificatore di paesaggi.
Forse anche lui volle ritrarsi in questo modo, in quello che potrebbe essere un autoritratto (fig. 5).
Si tratta però di un paesaggio particolare, che appare surreale e fantastico, ma direi soprattutto scrutato e percepito in profondità.
Un mondo che sembra osservato attraverso una lente di ingrandimento che se da un lato lo ingigantisce, dall'altro lo deforma, per cogliere quello che uno sguardo distratto non potrebbe mai vedere:

"Ricordo che Fancello, di tanto in tanto, stava seduto davanti ad un formicaio per delle ore ad osservare attentamente i movimenti di ogni singola formica, quasi assente. Ma non era un osservare a freddo per pura curiosità o noia. Era invece un voler capire "a fondo", un immedesimarsi e immergersi nel mondo degli insetti" scriveva Ruth Guggenehim, moglie di Nivola.

Attraverso quello sguardo il paesaggio fancelliano si popola e si anima di figure operose, fino ad accorgersi che anche le formiche hanno bisogno di ponti da attraversare (Fig. 6).
E' con un segno fluido e sgusciante, che il mondo fancelliano viene animato e vivificato, senza nostalgia, ma pervaso da uno "spirito vitale" kleeiano. E il nostro sguardo vaga nell'infinitesimo.

Fig. 5: Pittore al cavalletto, 1936-37









Fig. 6, Formichieri, 1936-37, china su carta, cm 51,3 x 29,2, Nuoro, MAN





Fig. 7: Firma apocrifa realizzata da Costantino Nivola nel graffito del Disegno ininterrotto di Salvatore Fancello, 1987 Palazzo Regionale Cagliari
Fig. 8: Costantino Nivola, graffito del Disegno ininterrotto di Salvatore Fancello, 1987 Palazzo Regionale Cagliari

Fig. 9: Costantino Nivola, graffito del Disegno ininterrotto di Salvatore Fancello, 1987 Palazzo Regionale Cagliari

6 commenti:

  1. Grazie Angelo, lettura opportuna. Avessimo un Google sardo oggi ci sarebbe stato un Doodle per lui.
    Ti piacerà sapere che la tua lettura ha rimandato ad altro: come ci è finito a Samarcanda, a Bregu Rapit (e dov'è questo posto?)? Ora lo so, ma non voglio togliere agli altri che ancora non lo sapessero il gusto di scoprirlo per proprio conto (forse assecondando così uno dei tuoi intenti).

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  2. La ringrazio,di cuore,signor Angelo perché mi ha fatto conoscere il pittore Fancello che mi ha entusiasmato tanto,tantissimo.Quante ricchezze ha la nostra Sardegna.

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  3. "Passò sulla terra leggero",termine più appropriato e poetico,signor Angelo non poteva usare per il pittore Fancello.Sono andata su Google per conoscere meglio la vita di questo artista ed anche di Costantino Nivola che sono passati in questa terra con semplicità , modestia e lasciandoci una gran ricchezza.

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    1. Grazie Grazia (tolga pure il signore dal mio nome e mi dia del tu tranquillamente)...il titolo è estratto dal libro di Sergio Atzeni "Passavamo sulla terra leggeri" e mi sembrava appropriato per la figura e per l'opera di Fancello.

      “Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta"

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  4. Grazie Angelo per aver scritto tutto il pezzo,c'è proprio bisogno di poesia per ritemprare lo spirito.Ho salvato tutte le opere di Fancello perché è una gioia potermele guardare e riguardare.

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