martedì 28 febbraio 2017

Ercole Contu e Monte d'Accoddi: il suo bellissimo "non capivo". E sul pericolo delle "somiglianze"


33 commenti:

  1. Sapevo che l'avresti pubblicato. Il grande Contu davvero ...Ercole. Lilliu non l'ha detto 'non capivo', se non una volta sola e a denti stretti. Molto stretti. Quando fu scoperta la grande statuaria di Monte 'e Prama. E 'sapeva' che avrebbe dovuto dirlo molte volte, soprattutto per la incredibile assurda teoria del nuraghe abitazione-fortezza. E non parliamo della scrittura! Lilliu pur essendo stato il mio professore e io suo ottimo alunno (tanto che potevo laurearmi con una tesi in archeologia solo se avessi voluto) non venne mai a sentire quello che sostenevo. Dubitava, esitava, temporeggiava, negava e non negava, mi dava un certo credito (o meglio lo dava ai documenti), ma non veniva. Alla presentazione di SAGRA venne Santoni ma non lui. Ercole Contu non è stato mio professore all'Università, poco o nulla sapeva di me, eppure quando ho tenuto la prima conferenza a Sassari sulla scrittura nuragica, è arrivato, si è seduto e ha avuto la pazienza di ascoltarmi per quasi due ore. Alla fine si è alzato e mi ha stretto la mano ringraziandomi per le cose che aveva appreso. Addirittura scusandosi perché non poteva trattenersi oltre. La sua umanità è tuttora la sua stessa curiosità scientifica. Chiediamoci un po'dopo questo articolo: quanti sono gli archeologi in Sardegna che hanno detto 'non capivo'? E quante sono le cose che non hanno capito! Catastroficamente non capito!

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  2. Un senso di grande umanità traspare dalle parole di quest’uomo.
    Una magistrale lezione di umiltà e rispetto della scienza.
    “Gli studi non sono strumento per affermare se stessi ma per interpretare la realtà” dice Ercole Contu. Questa frase mi ha colpito in modo particolare e in essa, nel mio piccolo, mi identifico.

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  3. E pensare che l'innominabile ha osato gettare del fango su questa stupenda persona. Ricordate? Senza che nessuno dei docenti protestasse e facesse insorgere tutta l'Università isolana. E non solo questa. Ma c'era il terrore diffuso. Tutti zitti, belli miei, altrimenti...Che giornate, mesi e anni di gloria! Viva la Sardegna!

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    1. Gettandogli fango in modo asdurdo, lo ha marchiato come bella persona, e questa intervista lo conferma anche bravo studioso

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    2. Del resto Monte d'Accoddi e come viene presentato, è il fiore all'occhiello del museo di Sassari. Si vede che i dati sono stati raccolti e organizzati bene

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  4. Che giornate, mesi e anni di gloria! Viva la Sardegna della 'balentia' delle ...pecore!

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  5. Sei una giovane professoressa. Data la tua formidabile penna e le tue capacità scientifiche di registrazione scommetto che un giorno scriverai con distacco su quei 'momenti'. Anche sugli attori minimi che hanno voluto fare i 'massimi' nell'ombra. Quel 'baule' di documentazione di cui parli è una pagina, anche se piccola, sulla storia della ricerca scientifica in Sardegna. Un casino indecente nel quale mai avremmo pensato di trovarci; una storia di fango e di sterco lanciato a profusione, solo per opporsi al reale e all'oggettivo. Per arrestare l'inarrestabile. Ne uscirà fuori un romanzo sul quale dovrai dire che non è un romanzo (lettere di diffamazione all'Università, criminali dietro i muretti a secco, buoni e cattivi, club segreti per distruggere gli avversari, letteratura goliardica di altissimo livello, professori prezzolati internazionali, epigrafisti domenicali e di carnevale, telefonisti permanenti, giacobini, mitopoietici a s' imbesse, ecc. ecc. Buon divertimento!

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  6. Una cosa curiosa. Il Mingazzini suggerisce la lettura del famoso passo dell'Esodo circa le prescrizioni di Yhwhe sulla costruzione degli altari. Ercole Contu a ciò, evidentemente, non prestò orecchio più di tanto. Eppure tutti noi non facciamo altro che pensare all'Esodo quando osserviamo i monumenti nuragici. La butto lì per una riflessione che può rinforzare l'ipotesi di posizioni religiose differenti ( e quindi lotte per questo). Non sarà che la Sardegna riflette il contrasto tra le posizioni 'cananaiche' del VT e quelle degli ebrei? Con i secondi più inclini a limitare la severità' talebana' dei primi? La bellezza e magnificenza del tempio di Gerusalemme è quasi uno schiaffo rispetto alle prescrizioni di yhwh! La bellezza e la sublimità del Pozzo di Santa Cristina non sono forse ideologicamente un uguale schiaffo rispetto a non pochi dei pozzi sacri nell'isola? Se ciò fosse nel giusto si potrebbero spiegare molte delle contraddizioni (anche della statuaria e delle tombe di Monte Prama) in fatto di scultura, architettura, pittura e della stessa scrittura 'protocananaica' in Sardegna. Non so cosa possa pensarne Angelo Ledda, anche in riferimento alle 'contraddizioni' dell'arte nuragica. La lotta (se lotta c'è stata) tra posizioni 'cananaiche' e progressiste(chiamiamole così) potrebbe aver lasciato il segno.

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    1. Guarda, avendo visitato ormai diversi siti cananei e avendo visto tantissimi reperti nei musei d'Israele , posso dirti che queste contraddizioni erano già presenti entro i cananei stessi (come poi lo furono all'interno dell'ebraismo, che però le contraddizioni le livellò, a un certo punto, con Giosia). Forse per queste divisioni non divennero mai una potenza temibile. Ti trovi in generale un'austerità impressionante, ma poi i palazzi delle grandi città dell'età del Bronzo sono grandiosi-anche se credo mai lussuosi. Ti trovi altari di diametri pazzeschi, come a Tel Megiddo, dove la gente poteva salire e se voleva perfino ballare. Ti trovi città grandiose e impressionanti, con case amministrative che erano veri e propri "palazzi di uffici" eppure dov'era la famosa scrittura che serve all'amministrazione? sai bene che i documenti in protocananaico si contano sulle dita di due mani. Ti trovi tanto bronzo e rame -lavorato in modo assolutamente mirabile e poi improvvisamente ti spunta l'oro. Io i Cananei non li capisco, sono criptici come i nuragici. ma una cosa te la posso dire sulla scultura: tanti bronzetti, alcuni anche più belli di quelli nuragici; statuette in vari materiali, anche statue: ma piccole (penso a Tell Hazor, sembrano statue di Hobbit). Perfino a Beit Shan, dove c'era la guarnigione egizia e il palazzo egizio con stele, scrittura, simbologia egizia: hanno trovato una statua di ramesse III, di produzione chiaramente locale e da nonc rederci, era più piccola della grandezza naturale. Perfino a stretto contatto con gli egiziani, sul questo punto non si sono "corrotti". Il pudore sulla statuaria a grandezza naturale o gigante è rimasto perfino in quelli che sono considerati i discendenti dei Cananei, i cd. Fenici. L'affannosa ricerca della statuaria monumentale fenicia cui ricondurre quella di MP è fallita, miseramente, perchè non esiste.http://monteprama.blogspot.it/2014/05/levanescente-statuaria-monumentale.html

      Il "gigantismo" o anche solo la statuaria antropomorfa a grandezza naturale, all'epoca di Monte Prama esisteva a Monte prama e in Egitto. E i montepramiani furono in questo senso i più audaci, in un episodio che per quanto ne sappiamo non si ripetè più. Più audaci sia nel senso della taglia che nel senso dell'oltreumano: che c'era anche in Egitto, sempre, ma che mai si manifestò in quel modo "semimostruoso" che è tutto nuragico (con l'eccezione di Akhenaten, il mostro andorgino); il faraone egiziano privilegia la lontana -ma altrettanto assurda- bellezza dell'eterna giovinezza. Non sembra reale, come non lo sembrano-seppure in tutt'altro modo- gli uomini di Monte Prama.

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    2. Ieri sorridevo perchè ho letto il commento di qualcuno su FB che diceva che le statue di Monte prama sono brutte dal punto di vista artistico; che scoperta, non sono fatte per essere "belle", sono fatte per urlare.

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    3. Per me quando le 'contraddizioni' si fanno pesanti è segno di grande complessità, di sforzi e di riflessione...non sempre queste vengono a risolversi, spesso restano insite, quasi una accettazione, seppur non passiva. A me dell'arte piacciono le domande che apre, non tanto le risposte. E quindi del bello e del brutto mi interesso meno. Penso, per esempio, alle enormi differenze tra il christus triumphans' medievale e il nudismo del crocifisso di Michelangelo. Il Dio é lo stesso, ma il mondo (e la sua idea) è profondamente diverso. Ecco dunque, le contraddizioni... ci devono essere! E spesso l'arte figurativa come l'architettura diventano la traccia, la spia per almeno avvertirle. In questa strada aperta da Atropa io mi ritrovo. Akhenaten fu radicale e sovversivo ma resta senza dubbio dentro il percorso delle dinastie egizie. Ma dopo di lui molto cambiò, comunque, nonostante la dannatio menoriae. Un sasso lanciato nello stagno. La soluzione più facile è spesso chiamare in causa nuove genti, ma poi occorre dimostrare che il 'nuovo mondo' introdotto sia stato non solo adottato ma per lo meno presente nel suo luogo d'origine. E qui, con Monte Prama, tutto fallisce...Se di questo non c'è traccia evidentemente è perché i nuovi apporti, quando palesemente esistenti, sono più subdoli, o latenti, di quel che si pensi. E vanno indagati nel 'pensiero' e nella struttura prima che nella 'forma'...o casomai attraverso la forma. Ma c'è un altro aspetto che trovo interessante del discorso di Atropa: che le 'influenze' (per esempio egizie) non sono passive, non sono mere traduzioni, espressioni pedisseque...sono elaborate e quindi pensate profondamente. Nemmeno adattate, ma proprio rielaborate. Se così fu, la struttura del pensiero doveva essere comunque solida, forte...una rottura presuppone questo, una continuità, una norma...ma solo questa consapevolezza può raccogliere i cambiamenti senza smarrirsi. E può accettare anche le contraddizioni generate da chi può avere un pensiero diverso, se è abbastanza forte da imporlo. Ecco non sempre questo accade, spesso ci si smarrisce anche, ma per me a Monte Praia c'è il segno di una trasformazione e di una riflessione diversa, contraddittoria forse, ma mosso dall'interno di un pensiero già strutturato, che i Monte pramiani conoscevano bene, perché fu principalmente anche il loro.

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    4. Ma forse si spinsero oltre...e ora bisognerà indagare quanto gli anticorpi di questa trasformazione furono forti abbastanza da essere assorbiti in tutto, oppure, come sembra, rigettati (come può dire la distruzione) parzialmente o totalmente. Anche qui, un sasso lanciato nello stagno...

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    5. Nel merito della domanda del Prof. Sanna conservo anche io questi stessi dubbi. Il più forte ce l'ho rispetto al nuraghe stesso rispetto alla sua "corona/coronamento" (pensiamo a quella del Nurdole di Orani), e poichè non abbiamo nessun esempio reale ancora in piedi, vien più difficile capire il modo in cui avveniva la progressione dal basso verso l'alto, dalla pietra rozza a quella ben lavorata dei conci sommitali. Resta per me aperta la possibilità che le due parti siano state realizzate in tempi differenti (e poi distrutta ancora dopo la parte sommitale?). Ma se invece le due espressioni fossero sempre state contestuali e contemporanee allora devo pensare a una ragione di tipo espressivo e comunicativo. Ma perderebbe di senso anche questa contraddizione, che andrebbe allora ridimensionata. Certamente è debole ogni ipotesi che vuol vedere lo sbozzato come "rozzo" e quindi precedente a quello lavorato e quindi più evoluto. Idem per la riflessione sul costruire in 'tondo' rispetto al 'retto'.

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  7. Il punto è: cosa vuol dire 'bello' o 'brutto dal punto di vista artistico. C'è più di un filosofo, compreso Benedetto Croce, che hanno dedicato molta parte della loro vira per capirlo e spuntano i soliti superficiali quanto supponenti che trinciano giudizi. Ma è gente da lasciar perdere. Piuttosto mi piace tantissimo (e ti ringrazio immensamente) circa quei tuoi ragionamenti sulle 'contraddizioni' già all'interno dei 'cananei'. Non può essere che così e, come dici tu, gli ebrei potrebbero averle ereditate. ma è materia assai spinosa e ci vorrebbero degli specialisti per darci qualche suggerimento. Per restare in Sardegna quello che si capisce è che bello e brutto coesistono (ma ne avevamo già parlato tempo fa) e che coesistono, ma in misura largamente minore, sfarzo e semplicità. L'epigrafia con i sigilli di Tzricotu (finalmente si può parlare di essi senza ombre di alcun genere: I geroglifici dei Giganti, pp.29 -32) mostrano indubbiamente bellezza e raffinatezza estrema, così come la Stele di Nora, ma sono opera più del cervello, con tutte quelle simbologie e gli ideogrammi, che prodotto del cuore. Ho capito (ma non da oggi) che vuoi 'puntare' molto sulla singolarità 'montepramiana' ( ma ormai dobbiamo adottare il tuo aggettivo e forse non è più il caso di virgolettarlo)sherden. E' un'impresa difficile ma tu non ti fai intimidire dalle difficoltà e dalla grandezza della scommessa. E se senti 'odore' e avverti 'tracce' sei peggio di un segugio. Ma sono gli scienziati e solo essi che fanno così. Bellissimo, in un luogo dove, di norma, senti gracidar di rane.

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    1. Sai però cosa vorrei vedere e leggere? e sarebbe più che tempo: un'analisi, anche solo un piccolo tentativo sul piano artistico (fatto salvo il tanto che ha già fatto Angelo, ma parla da solo); invece si preferisce analizzare ...le persone che gaurdano le statue, che le amano, che ne usano l'immagine nei gadget (e che male c'è?) arrivando a dire che le "statue vengono usate per fini politici"; paroloni sulla "seduzione identitaria" delle statue, e invece non aver capito un tubo dell'arte di quelle statue, della storia dell'arte di quelle statue. E vorrei vedere quello che ho visto davanti a certe statue o rilievi egizi nei grandi musei: studenti con blocco e matita, che copiano, fanno studi. Che bello sarebbe! insomma, questo museo della scultura che è il sito, lo vorrei vedere protagonista nei libri di storia dell'arte; come sarebbe giusto, perchè è giusto il dibattito ed è giusto il confronto, anche sull'arte di Monte Prama. E non solo sulla ricerca affannosa del "maestro orientale" o sul gridare allo scandalo nei salottini radical chic perchè Contini mette in etichetta la testa di un Gigante. Sai che scandalo.

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    2. E' inutile che ti lamenti. La politica (addirittura 'partitica') è quella che interessa. Parlare con astio dissimulato contro chi non possono combattere entrando nel merito. Chiacchierare, chiacchierare e basta. Domani la solita pappa del fu papa dell'antropologia isolana, un po' di formaggio marcio con gusto mitopoietico, una sbirciatina al manuale sul controllo e l'egemonia della cultura e della scultura e per loro la giornata è finita. AE poi a dopodomani in un altro salottino a sparlare di questo e di quello. Magari con punture di spillo sulle dichiarazioni eretiche rilasciate alla stampa da quel sardistaccio stagionato di Ercole Contu. Resistere, resistere resistere! Il bello è che danno pugni all'aria perché oggi i sardisti neppure li cagano, semplicemente perché intellettuali non ne hanno più e semmai sono allettati dalla storia contemporanea e non quella antica. Ci sarebbero gli indipendentisti. Ma sono distratti dallo sbudellamento permanente collettivo: figurarsi se trovano tempo per leggere libri di sofistica che parlano male di Amsicora e prendono per i fondelli il 'sacro' cippo della produzione mitopoietica sulla battaglia di Cornus. Sì, è inutile che tu ti lamenti. Parlare di arte? Almeno un po', non fosse per altro per riempire di contenuti passabili quei pannelli del bla bla bla del Museo di Cabras. Manco se ci frustate a sangue! E' meglio parlare di epigrafia con tutte le stupidaggini ermeneutiche compresa quella solenne quanto celebre di 'grafemi senza significato'. E magari pensare che la comunità scientifica ( soprattutto quella internazionale) 'approva'. Oppure ficcare il naso comicamente sul lusus delle canzoni degli istentales all'EXPO. Addirittura con appelli accorati alla Regione per la distruzione in atto della cultura isolana. Ma satissuperque su costoro. Tanto le statue resteranno 'levantine. L'arte degli scultori nuragici' è zero spaccato, non esiste. Come si fa a parlare del niente? E' tutta invenzione di quel visionario di Angelo Ledda, un altro della banda dei blog della produzione sardistica mitopoietica. Che sciagura! Loro, non Ledda!

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    3. Già che scema, dove avevo la testa?! Immaginare anche solo per un momento che un docente dell'Accademia delle belle Arti-e archeologo- si possa interessare più all'aspetto artistico delle statue di Monte Prama che a una canzone di Gigi Sanna al quadrato? assurdo, me ne scuso sentitamente!

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    4. Sono stato al Museo di Cabras. Cos'è un modellino di nuraghe con quelle 'torrette' falliche? Silenzio. Quella copertura a 'glande' esiste o esisteva? Silenzio. A che serviva il modello? Silenzio. Non ci crederai ma ne sono uscito contento. Non è andata poi così male. Il silenzio dicono che sia d'oro. Pensavo che per indottrinamento qualcuno mi/ci propinasse la celebre intuizione da 'nobel' dei modelli di nuraghe come 'simboli femminili'. E contento anche perché si è fatto silenzio sul famigerato pannello degli scultori 'levantini'. Oro a profusione, quindi! Siamo entrati spendendo 10 euro (con mia moglie) e ne siamo usciti carichi d'oro! Fatelo sapere nel mondo su di un particolare investimento di 10 euro con interessi stellari. Silenzio e silenzio a tonnellate!

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    5. Il solito che specula sulle gite domenicali!

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    6. Gite domenicali?
      Chissà! forse di domenica riposa.

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  8. In ogni caso, penso che la domanda sulla 'contraddizione' bello/ brutto, sfarzoso/ austero sia cruciale per capire il nuragico. Anche in base ad un'altra considerazione, stavolta ben precisa storicamente, di non poco conto: la ricca e sfarzosa civiltà degli etruschi. Gli etruschi, da quanto ho potuto capire, hanno la stessa ideologia della morte presente nelle barchette e nei bronzetti nuragici. Accettano simboli e scrittura, fanno parte - come si sa - del loro 'corredo' ma ne rifiutano l'austerità. Interessa la magia ma non l'arte del bello. Lì i principi sono ricchi e ostentano la loro ricchezza nelle tombe. Mostrano case lussuose e tenore di vita da principi. In Sardegna i 'principi' vengono sepolti con il niente o quasi il niente (i simboli poveri dell'eternità: tomba n.25), non hanno palazzi e dimore degne di persone di rango. Gli Etruschi mi sembrano quasi dei sardi che si sono stufati della povertà di 'regime', abbiano 'sbattuto la porta' per andare a vivere in modo del tutto opposto, in modo 'civile' ( sia pur in modo diverso sembra far capolino il 'barbarico' della civiltà sarda di Lilliu).

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    1. Sono assolutamente d'accordo sulla austerità: il nuragico esalta sempre la forma geometrica 'pura' al limite dell'astrazione. Una forma che viene come erosa, sottratta per 'far spazio', solo e quando serve. Qualsiasi orpello, o vestito, nasconderebbero o comunque svierebbero l'attenzione. Mi verrebbe da dire una quasi eresia, ma una certa architettura contemporanea è più vicina ai 'nuragici' che ai 'greci antichi'. Con linguaggio contemporaneo si potrebbe dire 'minimalismo', ma più correttamente parlerei di 'massimalismo', cioè un'architettura esatta, che dice quello che deve...dove ogni cosa aggiunta o tolta può risultare di troppo o troppo poco. Vietato distrarsi o farsi confondere dal superfluo...sembrerebbero dirci!

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  9. I Giganti furono scolpiti per immortalarne la bellezza?
    Potrebbe anche darsi, ma ne dubito.
    Vero è che la bellezza è impalpabile, mutevole e inafferrabile quasi quanto la verità. Solo cent'anni fa, nei paesi, una giovane abbronzata nel viso e nelle braccia era considerata volgare, nel senso di popolana; la donna bella era quella che usciva d'estate col fazzoletto sporgente sulla fronte a farle ombra a tutto il viso, perché era considerata bella in virtù di una carnagione bianca e rosea. "Poberita - diceva la moglie del podestà del mio paese, rivolgendosi alla serva - portas sa facci appioccada chi no ti sceras mancu a mesudì", quando la ragazza era alta il doppio della padrona e aveva il sorriso e due occhi che riuscii ad ammirare anch'io trent'anni dopo.
    L'intenzione dei Giganti era di rappresentare la forza, perché la forza è sempre ammirata, e dunque bella, anche quando è bruta.
    L'intenzione dei Giganti era di rappresentare la balentia, lo strapotere, la vittoria: forse che c'è chi trova brutto il vincitore anche oggi? Che volta lo sguardo quando vede passare il suo carro?
    Gli occhi, quegli occhi dei Giganti, esprimono "superiorità" su di me, su di te, sul mondo, sulla realtà: guardano oltre. Quando li ho visti la prima volta, mentre io li fissavo, quelli passavano un metro sopra la mia testa, io non c'ero o, se c'ero davanti, ero diventato trasparente.
    Uno sguardo ai raggi X, lo sguardo dell'indifferenza per il quotidiano, lo sguardo di chi è sicuro di sé perché sa da dove viene e dove va.
    La sua tomba spoglia non denota povertà, ma coscienza della sua forza, della sua potenza, della sua sicurezza. Si mostra spavaldo, non vuole ricchezze, sa di non aver bisogno di portare doni perché non deve ingraziarsi nessuno. Lui è Lui o, detto in altro modo e in altro luogo, pare che dica che Io sono colui che è. O qualcosa che gli assomiglia molto.

    Meglio che mi fermi, altrimenti Angelo perde il filo di ciò che stava pensando di continuare a dirci.

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    1. Non ricordo più a cosa pensavo...!
      😁

      Comunque mi piace molto la tua immagine degli occhi che trapassano...che ti ignorano! Non sono nè umani nè per gli umani...e mi piace perché non saranno troppi giganti, ma abbastanza per guardare oltre le nostre teste! Sempre che riescano davvero a vedere qualcosa con quella luce che li inonda....ho ripreso a pensare?

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    2. Mi pare proprio di sì; è stata una défaillance momentanea!

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  10. La bellezza come dice Francu, è impalpabile, mutevole e inafferrabile, così per contro, la brutezza. Io ritengo, però, che nel caso delle statue di Monte prama, non sia proprio così.
    Prendiamo ad esempio la torre nuragica. Osservata da vicino ogni singola pietra è brutta, grezza nelle forme, bruta e primordiale nell’essenza. Ma la brutalità svanisce, quasi d’incanto, facendo un passo indietro; allora si vedono le commessure tra una pietra e l’altra, si nota l’accorta posa del macigno; si intuisce lo studio formale che portò quel “maistu de muru” a incastonare la posanda sopra e affianco a quelle già posate. Sollevando lo sguardo noti la perfezione di quei circoli di pietra e la continuità, quasi vellutata, della superficie di quella cupola; e quasi ti viene la sindrome di Stendhal.
    Fai ancora un passo indietro, esci da quello che ormai hai capito che è un tempio, ti allontani il tanto da inquadrare l’intero monumento e l’orizzonte alle sue spalle, e non vedi più la brutta pietra ma la maestosità del toro della luce.
    I giganti, al contrario, se li guardi da una certa distanza hai la sensazione che siano bruti nelle forme, ma se ti avvicini ad essi, intravedi dei particolari inusitati; e più ti avvicini e più particolari noti fin quando sei a pochi centimetri che di più non puoi, altrimenti diventi strabico, e capisci che la superficie di quelle statue è letteralmente coperta di decorazioni, finissime decorazioni, bellissime decorazioni che quasi ti viene la sindrome di Stendhal e quella sensazione di “bruto” e/o brutto, svanisce d’incanto.
    Ecco, il “bello” e il “brutto” o meglio il “raffinato” ed il “bruto” coesistono, sono due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa natura.
    A questo punto si potrebbe obiettare “ allora il pozzo di Santa Cristina, con le sue forme geometricamente perfette e raffinate, sarebbe l’eccezione alla regola?!”
    No, nessuna eccezione; anche lì il bello e il brutto coesistono. Da lontano vedi solo un recinto di pietre grezze. Solo quando sei dentro quel recinto ti rendi conto della sofisticata bellezza di quel monumento nascosto.
    Ancora una volta affiora il (nostro) bello e il (nostro) brutto, ma anche il “vicino” e il “lontano”, il “palese” e il “nascosto”. Sembra di intravedere in questa lettura un messaggio recondito; nel caso del nuraghe, suggerisce di non guardare troppo da vicino la casa di un dio che può essere pericoloso, se non sei iniziato al segreto delle sue leggi nascoste. Nel caso delle statue ti avverte da lontano, che quei simulacri dei figli taurini richiedono rispetto e attenzione nell’avvicinarti ad esse; se seguirai il consiglio che gli occhi ti suggeriscono, potrai vedere da vicino la bellezza dei figli di quel dio.

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  12. Sì, conosco bene quella vicenda squallida. E mi dispiace tantissimo. Anche e soprattutto per la presenza di Contu. Ma siamo nel 1982 quando ancora il problema della lingua non era entrato nella 'coscienza' comune. Le lauree in sardo furono 'rivoluzionarie' e contribuirono tantissimo alla causa della tutela e della valorizzazione della lingua sarda. Ma di Baiunzu Piliu (cioè di docenti universitari) allora c'era solo Bainzu Piliu. Ercole Contu faceva parte del 'gregge' sordo e cieco a questo proposito. Circa l'archeologia e la sua lungimiranza è un altro conto.

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  14. Bainzu? Quando si farà la storia (vera) di quel periodo si saprà (processo compreso) quanto abbia inciso la sua figura nel dare una maggiore coscienza autonomistica (indipendentistica)ai Sardi. Ora è troppo presto e gli stessi indipendentisti non sono stati e non sono capaci di 'sfruttare' la sua, chiamiamola così. 'eredità''. Che è Ercole Contu rispetto a Bainzu sul piano politico? Niente. Anche perché non ha avuto coraggio di essere critico e 'rivoluzionari' come lo era quanto a metodologia di studi sull'archeologia sarda. Ma gli uomini sono uomini, tutti con aspetti belli ma anche meno belli o proprio brutti.

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