venerdì 22 gennaio 2016

1835: l'abate Arri, il culto degli astri dei nuraghi e i mega-altari dei Cananei. Fiat Nur

"Signore, si tratta delle più rimote antichità sarde, e però nostre patrie le quali non solo saranno di mezzo per ravvicinare tra loro antiche nazioni, ma possono ajutarci a spiegare molte voci storiche della S. Scrittura, nelle quali anche i più dotti interpreti biblici fecero finora naufragio." (1, Arri 1835).

"Questo tipo di datazioni (inquadrate nei racconti biblici, ndr) permisero comunque - complice il caso - all’Abbate Giovanni Antonio Arri la sorprendente datazione dei nuraghi «a circa 1450 avanti Cristo»: cioè a tempi non difformi da quelli accertati dagli studi attuali".(2, Contu 2007)


E' il 1835 quando l'abate Giovanni Antonio Arri scrive una lettera ad Alberto della Marmora, per riferigli sui Nur-hag di Sardegna e su come lui vedeva alcune questioni. Leggiamola, perchè i temi che porta sono ancora di una attualità sorprendente, dalla funzione dei nuraghi, alla lingua e alla religione dei Cananei antenati dei Fenici. Il punto centrale della lettera è la radice semitica Nur e il suo legame con gli astri e il fuoco, che rimandano secondo Arri ai biblici culti Cananei dei "luoghi alti". A me pare che, con altri metodi e altre attitudini culturali, stiamo in fondo ancora discutendo-quasi 200 anni dopo- delle stesse questioni attorno ai nuraghi. Certo è che oggi i luoghi alti dei Cananei sono una realtà, così come i grandi "altari" circolari (bama)(fig.1). Nel seguito riportiamo il testo integrale della lettera di Arri al della Marmora, estratto dalla digitalizzazione di google. A.B.

Fig. 1. L'altare circolare di Megiddo (ca. 2950-2350 a.C.), posto in un "luogo alto" e accessibile salendo 7 scalini. E' largo poco meno di 8 metri e circondato di altre strutture. Da questo sito. A destra, un modello dell'altare di Megiddo. 


"Chiarissimo Signore 
io udiva fino da miei primi anni a' parlare di quei monumenti sardi conosciuti anche a' giorni nostri sotto il nome or di Noraghes or di Noraghi e pel difetto di qualche opportuna occorrenza che mi animasse a studiarne l'origine e l'uso mi contentai di conoscerne i varii giudicii altrui. Ma quando la S.V. Ch. m'invitò a dichiarare la Lapide Fenicia di Nora che Ella trasse da quella nullità in cui appariva la prima volta nelle Effemeridi romane dove non erano lettere fenicie ma veri aborti di esse allora siccome era di mio dovere dovetti seriamente fissarmi sulla voce Nor o Nur. Quindi anziché immaginarmi un Norace da cui gli antichi monumenti sardi dei quali ora ragiono abbiano tolto il nome giudicai essere più critico e più filosofico divisamento quando si tenesse conto del valore di quella radice che tutt'ora si conserva nella stessa Sardegna nei nomi di molte località. Per la qual cosa io scrissi che niun capitano per nome Norace debba aver parte alcuna alle appellazioni Nura, Nurci,Nur-hag, Nur-aminis, Nur-allao e ad altre simili ancora superstiti nell Isola stessa. Anzi perciocché la voce Nor o Nur cotanto è famigliare a tutti i dialetti semitici che può dirsi una delle voci primitive allora io mi detti a credere che il culto del fuoco abbia avuta parte in tutte quelle appellazioni.
 Proseguendo tuttavia ad avvalorare questa opinione che da quel punto non deposi mai più cogli aiuti della filologia e della storia orientale essa mi venne di mano in mano più sicura anzi tale che mi parve meritevole di essere più ampiamente trattata e sottoposta al giudicio dei dotti.
 Ma di nuovo o Signore mi trovai con molto desiderio di mezzi. Io non aveva altra notizia intorno ai Nur-hag fuori quella che la S.V. comunicò al signor Petit-Radel ed i risultamenti che io andava ottenendo nel corso delle mie investigazioni guidandomi a conchiudere che nissuno dei Nur-hag né ora né mai per lo addietro abbia potuto terminare in calotta sferica o cono siccome per quei disegni appariva ne scrissi dell anno corrente a Lei che appunto si trovava in Sardegna.
E mentre Ella mi confermava questo mio non so se io dica pregiudicio o sicuro risultato dei principii dai quali io partiva nel ricercare dell'origine e dell'uso di quei monumenti mi avvertiva tuttavia che io volessi aspettarne più esatti e più abbondevoli rischiarimenti quali io potrei avere fra poco valendomi delle descrizioni che Ella ne pubblicherà al più presto possibile. La qual cosa io farò. Ma mentre non conosco dei Nur-hag della Sardegna che il nome e quella descrizione a cui Ella stessa mi consigliava di non fidarmi perchè in un altro suo viaggio nell'Isola stessa riconobbe ancora che il Nur-hag di Borghidu era circondato da tre sole torrette e non quattro come dapprima aveva conghietturato nel disegno mandato al signor Petit-Radel io Le manifesto la mia opinione intorno a questi monumenti affinchè venendo caso che io dovessi pubblicarla esposta più estesamente non cada altrui in pensiero che io mi sia studiato di conformarmi a quel tanto che mi potrebbe suggerire un ampia ed esatta cognizione di quelli.
 La natura de miei studi mi portava ad informarmi della storia dei Fenicii e perchè niuno è se per poco è dotto nella storia antica che possa rivocare in dubbio l' origine cananea di sì celebri navigatori e che essi ben da antico abbiano abitata molta parte delle coste del Mediterraneo e molte isole di questo stesso mare dove trassero certamente i loro usi civili e religiosi; io ricorsi alla Bibbia pensando che essa nella sua fonte sarebbe tal documento che molto varrebbe a guidarci con qualche sicurezza a dar principio all' antica storia fenicia segnatamente quanto alla parte religiosa così difficile a comporsi ai giorni nostri.
 Perchè la Cananea promessa da Dio ai posteri di Abramo divenne il solo od almeno il più sollecito pensiere del popolo ebraico appena uscì dall Egitto e il divino Legislatore a cui era nota ogni parte della idolatria che in quel paese dominava niente trasandò perchè il popolo suo mal fermo ancora nelle idee del culto anzi portato dissolutamente alle false religioni non avesse ad imitare il culto di quelle genti fra le quali quind' innanzi doveva stanziare.
 E però furono molti siccome è facile pensare i comandamenti dati al popolo stesso di distruggere ogni cosa che appartenesse alla idolatria di quelle contrade. Ma il popolo ebraico per niente fu docile ai precelti di Mosè; anzi non è a dire come spesso siasi immerso nel culto cananeo venerandone le divinità che erano il Sole (Baal), la Luna (Astarte) e tutta la schiera delle stelle ed imitandone più frequentemente gli altari: il che fecero con più o meno di attaccamento dai tempi di Mosè sino a quelli dell ultima loro schiavitù.
 Ed egli è appunto nel fissarmi sulle voci della Bibbia che riguardano al culto dei Cananei la qual cosa si riconosce facilmente dal testo che mi venne fatto di ravvisare nelle voci Bamoth (che il Volgato di comune interpreta excelsa singolare excelsum) e Chammanim (che interpreta fana, delubro, simulacro) i veri tempii della religione degli antichi Fenicii.
 In vano consultai i più dotti espositori di queste voci compresovi Spencer che ne trattò di proposito perchè tra loro sono opposti; invano ricorsi agli interpreti antichi segnatamente ai Greci i quali in molte guise dichiararono quelle voci. Né contentandomi di aprire i vocabolarii per ricavarne come che fosse un senso grammaticale ma standomi a cuore di rintracciarne il senso reale, l' idea, dico che la parola stessa generava mentre fioriva la lingua ebraica, e gli usi cananei erano noti, mi detti cura di ragguagliare tra loro tutti quei luoghi della S. Scrittura dove quelle voci trovansi riferite. E mi fissai non solamente sul valore grammaticale di esse ma sulle circostanze di luogo di tempo, di luogo e di officio a cui sono destinate: investigai la natura dei verbi con cui si trovano accoppiate; e, guidato dal paralellismo,  esaminai le voci colle quali quelle furono cambiate dagli scrittori sacri.
Per tal via, o Signore, io ottenni siffatti risultamenti. I Bamoth (singolare Bamà) della Cananea erano fabbriche,che si costruivano, si ristauravano, si demolivano; e non monti con cui vennero confusi da coloro che non distinsero da quella la forma Bamothim (singolare Bamoth). Queste fabbriche sono appellate Bamoth, il cui singolare Bamà significa in generale una cosa alta, elevata. Queste alte fabbriche, munite nella loro sommità che terminava in piano dell altare del culto, che meglio chiameremmo oratorii od alti altari, erano i tempii della Cananea, ai quali mirava certamente Mosè quando vietava al popolo vicino al possesso di questo paese di costrursi altari, a cui fosse d'uopo salire per gradi. Leggiamo nella Scrittura che a questi altari idolatri si ascendeva e vi si stava sopra; appunto perchè l'altare si trovava sul piano in cui terminava costantemente ilBamà (excelsum) propriamente detto. E leggiamo ancora come talvolta gli Ebrei, praticando privatamente il culto cananeo, volendone conservare lo spirito, posavano gli altari sopra i tetti delle loro case. Queste profane fabbriche poste a cielo scoperto erano costrutte di pietre tagliate, e regolate dal martello perchè Mosè caldamente proibiva l' uso di questo nel fabbricare gli altari al vero Dio, che dovevano essere o di terra, o di pietre rozze ed informi. Nella stessa Scrittura sono ragguagliati questi alti altari a queitumuli di pietre che in quelle sassose contrade era mestieri radunare dal campo prima di darlo alla cultura. Avevano viso di fortezze o di torri, si fabbricavano medesimamente nelle valli, per le piazze delle città, e sopra i monti; erano in grande numero; qualche volta tra loro vicini e talvolta molti insieme in una sola valle.
 Ma nel corso di tanti secoli in cui gli Ebrei stettero immersi nel culto cananeo, queste stesse alte fabbriche acquistarono varie appellazioni; e, a quel che, pare fors' anche qualche varietà nella foggia architettonica; la quale per altro non poteva togliere al loro carattere distintivo. E però non si appellarono soltanto altari, oBamoth (excelsa), ma sì ancora altari dei Baalim, Bethé bamoth e Bethé abbaal. Quest' ultima appellazione dicasa di Baal data agli oratorii cananei comprendeva il Bamà, l' alto altare e l' area sacra, che lo circondava per qualche tratto all' intorno, prima di arrivare alle mura di quell'altare; tratto di terra distinto dal terreno profano o col mezzo di qualche muro o siepe o con pali, od in qual altra guisa si fosse quasi untemenos (sacro ricinto) od il peribolos dei Greci. In questo sacro recinto (beth)  oltre alla torre principaletalvolta trovavansi ancora altri altari. Né questo fa maraviglia, pensando come la religione dei Cananei non sia stata soltanto quella del Sole, ma sì di tutti gli astri; come attorno all' alta torre del tempio di Belo in Babilonia si trovassero pure due altari e come Balaamo per adattarsi agli usi dei Moabiti per ben tre volte eresse sette altari. 

Nella torre principale di questi tempii (come è quello di Baal berith) riparavano talvolta gli uomini per difendersi dal nemico: ma debole tornava la loro difesa, perchè attorniando questo alto tumulo di pietre con fasci di boscaglie e bruciandole, quelli che vi si trovavano stretti su per la salita o nell'interno o sul piano della sommità venivano dal fumo e dalla fiamma soffocati ed estinti. Nello stesso sacro recinto, o lì presso, eranvi abitazioni destinate ai sacerdoti perchè leggiamo che in questo stesso tempio si custodiva un pubblico danaro. E quando i soldati di Iehu entrarono nella casa di Baal vicina a Samaria, trovaronvi un sacerdote e l'uccisero; il quale per qualche ragione particolare era certamente restato in casa sua, perchè secondo l'editto di Iehu era necessitato a trovarsi nella strage dei sacerdoti di Baal fatta in Samaria.
E perchè possiamo avere una distinta idea di queste case di Baal, richiamiamoci al pensiero come David, dopo d'aver posto nell' aia di Oman l' altare santo, che era un tumulo o di terra o di pietre informi, disse: questa è la casa di Dio indicando senza dubbio tutta l' area dell' aia, che cominciava ad essere casa di Dio prima di giugnere rasente le pietre dell' umile altare.
Gli Ebrei spesso usarono di queste alte fabbriche destinandole anche al culto del vero Iddio: e di tanto se ne compiacevano, che le tennero in piedi, e se ne servirono anche dopo il tempio di Salomone. Anzi e prima e dopo il Tempio, avvenne che tal principe si sforzava a diroccarle, e raccomandava al popolo il vero culto, attamen populus sacrificabat in excelsis.

Ma non mancò il popolo ebraico di usare queste stesse alte fabbriche onninamente alla maniera dei Cananei destinandole del tutto al culto degli astri e del fuoco, che, come dice Isocrate appresso Eusebio, era da questi venerato e custodito perenne nei loro tempii perchè credevano che rappresentasse vivamente la natura e la virtù delle loro divinità.
  Quindi quelle alte fabbriche, munite di qualche vuoto o nell'interno stesso della fabbrica, o nell' altare postovi sopra, dette dalla loro fisica appariscenza Bamoth, vennero pur anche appellate Chammanim; voce, che per consentimento dei più gravi critici indica il luogo dove si praticava il culto del sole; ma che per naturale forza della sua radice accenna soltanto il culto del fuoco. I Chammanim non possono essere altra cosa che iCamìnoi (pirei) dei Greci, i Camini (foci) dei Latini, i Cammini (focolari) nostri italiani, les Cheminées (foyers) dei Francesi: voci tutte delle quali non ritroveremo mai alcuna probabile origine, dove non si voglia ricorrere alla radice ebraica ed araba Chamam (caluit, calefactus est, aestuavit) da cui deriva la voce stessa Chammanim.Questa voce, siccome obvio derivato di quella radice, accenna per se stessa l'elemento fuoco, che quale idolo si custodiva dai Cananei, o nell'interno di quelle alte fabbriche che dissi, od in camerette postevi sopra, giacché il fuoco non potevasi mantenere vivo a cielo scoperto, uso che allora eziandio seguirono quando i loro tempii erano già ridotti a più splendida forma perchè in quello di Gades, colonia fenicia, il fuoco, al dire di Silio Italico, non si estingueva giammai.
Ma gli Ebrei non furono dessi gli inventori di queste fabbriche, ma sì, a danno della loro religione prescritta, le imitarono dai Cananei, facendo talvolta un vero mostro di culto, composto del culto santo praticato sopra quelle fabbriche idolatriche.  E siccome appresso gli Ebrei questa stessa maniera di tempii sortì varie appellazioni, così non è da dubitare, che anche appresso i veri Cananei e col volgere dei secoli ed in regioni particolari avessero pure altri nomi oltre quelli che ci ricorda la S. Scrittura. I Sidonii appellavano anche quelle fabbricheNur-gal, indicando con questa voce e la natura del culto e la foggia del tempio stesso. Perchè i Cuthei, coloni mandati in Samaria da Sennacheribbo, sono giudicati con ragione dai critici moderni veri Sidonii; e Sennacheribbo poteva mandare in Samaria gente delle regioni di Sidone, paese conquistato dall immediato suo pi edecessore Salmanasarre. Ora, arrivati questi coloni in Samaria, si crearono sacerdoti dei Bamoth ed usarono dei tempii stessi dei Samaritani, che erano veri Bamoth (excelsa) per porvi dentro le loro divinità. E la Scrittura dice che questi Cuthei si fecero Nur-gal o Ner-gal, che manifestamente significa fuoco del tumulo,cioè alto altare a foggia di tumulo o di torre, come erano appunto i Bamoth, dove si custodiva venerato il fuoco, siccome simbolo, anzi quale idolo  degli astri, che erano le divinità della Cananea.  Questo riconobbe già il dottissimo Selden, il quale scrisse della voce Nergal: ignis forte erat in septis a Cuthaeis religiosissime perennis servatus. In septis: cioè in Bamoth, come dice la Scrittura. 
Gli Ebrei praticarono pure col sacro fuoco gli snaturati sacrificii delle vittime umane, come solevano i Cananei.

E per confermare tutte le dette cose io argomentava in questa guisa. Mentre i dotti dei giorni nostri ricorrono agli antichi tempii dell Egitto, di Babilonia, delle Indie, della Persia, della Scozia e dell' Irlanda, per darsi ragione dei tempii americani cagionandone la somiglianza, che in tutti può ravvisarsi, o alla natura stessa della superstizione, che in origine appresso tutti questi popoli fu quella degli astri; od a colonie penetrate nel Nuovo Mondo da quelle contrade; perchè mai la sola Cananea, circondata da quelle stesse nazioni e celebre nel culto degli astri, avrà avuti tempii onninamente diversi da quelli? Chi crederà, che mentre a tutte quelle nazioni alte torri servivano di tempio, i soli Cananei, più vicini a quelle di quanto non lo fossero gli Americani, congiunti anche con esse per molte vicende, e dati presso a poco alla medesima religione, o non avessero in quelle antiche età altro tempio che il nudo vertice di un monte, o avessero già vaste aule dove convenire per i bisogni del culto? Qualunque origine abbiano avuta le torri, gli oratorii, o Teocalli delle antichità americane, essi hanno senza dubbio il carattere distintivo degli Excelsa, Chammanim, Nur-gal, della Cananea. L'architettura degliexcelsa, quale ricaviamo dalla Scrittura, troppo si avvicina alla foggia del tempio di Belo in Babilonia descrittoci da Erodoto. Dalla natura degli excelsa cananei, il pensiero nostro si porta naturalmente ai Piratei della Persia, agli antichi tempii dell India della Scozia e dell'Irlanda. E le celebri Piramidi egiziane, il nome delle quali, dopo le osservazioni del sommo De Sacy, non è più permesso dubitare che non accenni ad un luogo santo, ad unedificio consecrato o a qualche divinità o a qualche uso religioso, entrano pure nella famiglia, per esprimermi così, degli excelsa; sebbene siano di foggia alquanto varia da tutti gli alti tumuli o piramidi o torri che dissi, perchè sono opera di più potente civiltà. In questa parte fu assai felice il giudicio di Spencer, che parlando degliexcelsa della Scrittura disse: che la più celebre delle piramidi dell Egitto tiene un luogo ben distinto fra gliexcelsa delle varie nazioni.

Ora vede, o Signore, qual ragione mi mosse a scrivere a Lei, che i Nur-hag della Sardegna né ora né in origine abbiano potuto terminare in calotta sferica o cono, siccome io avrei dovuto credere stando ai soli disegni, che ho potuto consultare: perchè sono, a mio avviso, fratelli germani di quegli alti tumuli o torri di pietre terminate in piano, che servivano di altari degli astri e pel culto del fuoco ai Cananei dette nella BibbiaBamoth, Chammanim, Nur-gal. E sebbene i Nur-hag, avuto riguardo alla fìsica loro appariscenza, entrino senza dubbio nella famiglia degli excelsa, tuttavia i loro vuoti interni sono certo indizio che debbano più particolarmente noverarsi fra i Cammini e Nur-gal della Cananea, destinati unicamente al culto degli astri e del fuoco. Il nome loro antico e paesano non è lieve indicio dei loro veri fabbricatori, siccome disse il Micali; e ragguagliando i Nur-hag cogli antichi tempii cananei vi ritroviamo tale somiglianza, che fa maraviglia, che finora non sia stata ravvisata da nissuno.

Quanto alle opinioni già pubblicate intorno a questi antichi monumenti, delle quali io m' informai nel dotto libro del signor Petit-Radel, Le dirò di passaggio, che la più strana fu quella che ragguardò i Nur-hag come sepolcri, di cui vi potesse essere traccia alcuna nei libri sacri. In tutta la Bibbia non è ricordato un solo tumulo di pietreper coprire i cadaveri dei defunti; e l'abbate Mignot che riferiva i tumuli innalzati sopra le ceneri di Achan del Re di Hai e di Assalonne per provare almeno che questi tumuli erano i sepolcri dei lapidati pigliò per sepolcri i monumenti di ricordanza che gli Ebrei di quel tempo solevano innalzare. E Le dirò che nel culto cananeo i sepolcri indicati con qualche cippo o titolo o segno erano nelle vicinanze di quegli alti tumuli che servivano di altare e di tempio perchè avvenendo che tal principe ebraico mosso dallo zelo del vero culto di Dio distruggesse le cose del culto idolatrico ne spargeva le reliquie sopra i varii sepolcri vicini anzi talvolta a maggior terrore del popolo quindi traeva le ossa per abbruciarle sulle ruine degli altari stessi siccome fece Giosia.


All' opinione del signor Petit-Radel, confortata con grande copia di argomenti dottissimi, il quale, appoggiato alla foggia architettonica che egli chiama Pelasga o Ciclopea, attribuisce l'origine dei Nur-hag ai Pelasgi, si oppose recentemente il Micali, il quale non crede, che questa maniera di costruzione possa servire di carattere distintivo di una sola e determinata nazione; non solo perchè è tale a cui la natura può guidare nello stesso tempo nazioni l'una dall'altra distanti; ma perchè ancora questo modo di costruzione si trova eziandio là dove non può provarsi che penetrassero i Pelasgi. Io aggiungo che, ancora non si sa chiaramente a qual nazione insomma appartenessero cotesti Pelasgi; che se dessi sono, che portarono in Sardegna le voci Nur, Nur-hag, Nur-amen, Nur-elloa, ecc. ecc., essi avevano una lingua simile a quella dei Cananei.  E se si vuole, che i Pelasgi siano Greci antichi, ricordiamoci che i Gefirei, i quali non è dubbio che fossero Fenicii venuti in Grecia con Cadmo, costrussero in Atene tali tempii, che, come dice Erodoto, niente avevano di comune coi tempii dei paesani. Per la qual cosa antichi Greci non possono essere i veri fabbricatori dei Nur-hag, i quali e quanto al nome, e quanto alla foggia sono appunto simili ai tempii degli antichi Fenicii, o vogliam dirli Cananei.
Non rimane che a trovare nell' antica Fenicia qualche traccia di costruzione composta di grosse pietre soprapposte senza cemento alcuno; e, quello che è più, qualche indizio di antico Bamà.
Io non sarò così ardito di volere spiegare ogni particolarità che si possa ravvisare nell' architettura di tutti questi antichi tempii. La scienza delle antichità abbisogna di storia, e questa di critica; ma ella è cosa molto pericolosa lo spingere questa coll' ingegno là, dove quella manchi intieramente.
Nello stato attuale della storia antica, e cogli aiuti della filologia orientale si può dare sentenza della natura di tutti quei tempii, che dissi ritrovarsi appresso tante antiche nazioni; ma soltanto quanto alla somma della cosa, quanto al loro carattere distintivo, e non quanto alle più minute particolarità, che possono essere state cagionate dalle circostanze di luogo e di mezzi, e fors'anche dal solo talento degli uomini. Esistono tuttavia quelle torri, quelle piramidi; e se non possiamo pur anche immaginarsi i mezzi che in quei barbari tempi si adoperavano nel fabbricarle, vorremo noi darci ragione di una salita più o meno rapida e varia, di un' entrata più o meno angusta, di un vuoto interno con apertura o senza, di una torre più o meno alta, dei corridoi o sotterranei che si trovano in certi Teocalli americani?  No; il tempo non ne venne ancora.
Per la qual cosa attendendo io soltanto alla somma della questione affermo: essere tale la somiglianza dei Nur-hag della Sardegna coi Bamoth Chammanim e Nur-gal dei Cananei, che non possiamo a meno che derivarli tutti da una medesima fonte e destinarli tutti al medesimo uso; ed in generale dico che alti altari, presso qualsivoglia nazione antica essi si trovino, posti a cielo scoperto appartengono all' età naturale del culto degli astri, segnatamente quando essi sono di rozza foggia, senza ornati scritture, o simboli. Voglio dire che in questa età il Sole, per esempio, (Baal) non era ancora diventato Ercole o Melcarte, né ancora si sentiva il bisogno di accompagnare il nome delle divinità di variate leggende, né le loro immaginate imprese suggerivano ancora tali idee teologiche che fosse d' uopo rappresentare per mezzo di variati simboli.
Egli è molto difficile lo stabilire giustamente il tempo della venuta di Sardon nell' isola stessa a cui, siccome è comune sentenza, egli dette il nome, né debbo tentare di farlo in questa breve lettera.  Ma Le dirò che, finché non si provi il  contrario della lezione della lapide fenicia di Nora, io sono d ' avviso che la colonia di Sardon era fenico-libica, e che questa venendo in Sardegna vi trovò già Nor o Nur, e però certi indizii di quella gente che vi avevano introdotti i Nur-hag. Quanto a Norace più vi studio, più mi persuado doversi togliere dalla storia dei coloni venuti in Sardegna; giacché, oltre alle note ragioni che sembrano favorire questa opinione a parlare secondo la forza della parola stessa, quelli che portarono nell isola i Nur-hag erano dessi stessi iNuracii cioè i cultori degli astri e del fuoco siccome erano i Cananei o siano gli antichi Fenicii. 
Ella sa, o Signore, come Sidone primogenita della Cananea era già floridissima prima dei tempi mosaici, come questa grande città per l'opportunità del luogo in cui era posta, e per la ricchezza dei legni del vicino Libano meglio di ogni altra di tutta la spiaggia orientale del Mediterraneo poteva darsi al navigare; còme sia fama antica, che questi Cananei, detti altrimenti Fenicii primi di tutti abbiano intraprese lunghe navigazioni; come sia volgare sentenza, che già prima della distruzione di Troja, essi abbiano condotte colonie in Grecia nell'Affrica, in Sardegna, in Sicilia e nella Betica; e come Bochart abbia raccolti quanti argomenti possono aversi per provare che Gades, colonia fenicia posta al di là dello stretto di Gibilterra, sia stata fabbricata non molto dopo i tempi di Giosuè. Ora io dico che l' invasione degli Ebrei nella Cananea e le celebri guerre giudaiche da Mosè, da Giosuè e da altri condottieri del popolo ebraico sostenute felicemente, di necessità dettero luogo a più frequenti e più numerose colonie partite dai principali porti della Cananea; e che in queste età non esisteva ancora in tutta la Cananea verun tempio, che potesse ragguagliarsi o a quello di Gades o a quelli di Tiro, dove si distinguevano i tempii nuovi edificati da Hiramo di Giove Olimpo, di Astarte e di Ercole. Per la qual cosa io penso che l' origine dei Nur-hag della Sardegna debba fissarsi circa i tempi di Giosuè, dove cadendo appunto le vittorie giudaiche nella Cananea, abbiamo onde renderci ragione di frequenti e numerose colonie partite da quelle contrade; e dove gli excelsa, vale a dire i Chammanim, i Nur-gal o Nur-hag erano appunto i soli tempii dei Cananei.
Anzi io penso, che i Cananei riparatisi in altre regioni per questi sforzati spatriamenti, quindi incominciarono a prender nome di Fenicii o Peni dalla radice (Panà terga vertit, fugit, discessit); o sia che essi stessi come fuggiaschi (panì, penì o ponì) si presentassero in luoghi stranieri o che come tali fossero dagli stranieri accolti e chiamati. I greci ed i latini scrittori riconobbero varie fughe di questi Cananei, dal loro suolo natio e celebre n'è la iscrizione della Mauritania Tingitana riferitaci da Procopio, che per lo meno ci rapporta la credenza che di questo fatto si aveva, venti secoli addietro. 

Da Giosuè (circa 1450 anni av. Cr.) al trovare noi qualche innovazione nella antica foggia dei tempii cananei o fenicii in Gades ed in Tiro trapassarono circa quattro secoli, nel quale spazio di tempo può essersi disseminata nella Sardegna quella grande quantità di Nur-hag che ancora rimangono. 
Signore, si tratta delle più rimote antichità sarde, e però nostre patrie le quali non solo saranno di mezzo per ravvicinare tra loro antiche nazioni, ma possono ajutarci a spiegare molte voci storiche della S. Scrittura, nelle quali anche i più dotti interpreti biblici fecero finora naufragio. Per la qual cosa io La prego, e con Lei quei dotti uomini che già ebbero a studiare i Nur-hag e ne dettero sentenza, a richiamarvi nuovamente il loro pensiero. Io ho intrapresa una nuova strada, mi sono affatto scostato dall' opinione degli altri, e Le manifestai in breve le mie ragioni. E sebbene io non sarò giammai sconsigliatamente tenace dell opinione mia, questa tuttavia sono disposto a difendere finché sarà ragionevole per ogni sua parte. Facciano altrettanto gli altri della loro propria; ed in tal guisa ciascuno rivolto ad un medesimo fine, che debbe essere quello di porre in luce una importante verità di buon grado...... parum claris lucem dare coget 
Arguet ambigue dictum mutanda notabit 
Torino li 10 Luglio 1835. 

(1) Arri, Giovanni A. Lettera al chiarissimo cavaliere Alberto della Marmora intorno ai Nur-hag della Sardegna. Stamperia reale, 1835.

(2) Contu, Ercole. Come l'archeologia risponde alla domanda:" Quando?": con alcuni casi della Sardegna. Aidu Entos 1.1 (2007): 5-7.

integrazione del 24.01.2016
   La redazione si è presa la libertà di aggiungere al prezioso articolo la seguente integrazione tratta da: Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna di Pasquale Tola, Volume 3°, in nota alla voce "Pinto" 




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