mercoledì 19 aprile 2017

RF IACCI! IAI (ἰᾷ) IACCI! IL NOME DEL DIO NURAGICO INVOCATO IN UNA ISCRIZIONE (TARDA) IN MIX DI RIOLA. ORA NARBOLIA, SAN SALVATORE DI CABRAS E RIOLA SARDO CHIAMANO IL SANTU JACCI DI SAN NICOLO’ GERREI.



di Angei Sandro, Sanna Stefano e Sanna Gigi  


Fig. 1. La voce RF del tempietto di Riola 
Fig.2 Le voci IACCI, IAI e IR  

Nella parte IV del saggio si è visto (1) che la scritta in mix del tempietto nuragico tardo di s’Eremita Matteu reca l’espressione RFVIRDIEDO (Cura! Mangio il verde). Detta scritta si sposa con quella metagrafica della facciata realizzata con il disco della luce, il toro capovolto e le tre (cosiddette) Tanit: NR ‘AG H IMMORTALE.

  Recentemente abbiamo scoperto in agro di Riola, in località Santu Jacci, alcune scritte (2) nelle pareti di in un rudere (fig.3) che riportano, nel solito mix alfabetico linguistico (3), delle espressioni attinenti al culto e al rito salutiferi della divinità protosarda .


Fig.3
fig.4. Immagine da Google Earth
I siti di rinvenimento delle scritte

     Detta divinità, attestata epigraficamente con il nome di YH, YHH, YHW e YHWH (4), si riscontra in numerosissimi toponimi della Sardegna, praticamente in tutta l’isola, soprattutto con i nomi di Jacu e Jacci (5). Il nome dell’antichissimo Dio sardo è stato sostituito man mano dalla chiesa cristiana, già nel periodo dei massimi tentativi di cristianizzazione della Sardegna (6), con quello di San Giacomo.

La scritta 1 (fig.2), che si trova nella parte destra in basso dell’ingresso al dromos del tempietto è realizzata chiaramente a rebus,  in due linee immaginarie con sette  lettere di tipologia latino romana, greca e nuragico semitica (v. fig.5). Cinque, greco - romane, nella prima linea ( I c c A I)  e due ‘nuragiche’ nella seconda (R I).


fig. 5 

Di tutte le lettere, sono manifestamente più piccole le due ‘c’ latino - greche e le due nuragiche. Queste ultime ‘nuragiche’ lo sono non solo per la tipologia ma anche per l’obliquità (v tabella seg. e fig. 6).

             


      

fig.6 . La  scritta obliqua dell' Antiquarium arborense. A destra la trascrizione

    Il motivo per cui lo scriba ha scritto le due ‘c’ più piccole è dovuto al fatto che, se si legge la scritta da sinistra verso destra con le sole lettere grandi ‘ I A I’ si ottiene la voce greca ίᾷ (maiusc. IAI) che significa ‘guarisci, cura!’(8). Se si legge invece la scritta da destra verso sinistra, comprese le lettere più piccole, si ottiene IACCI. Quindi ‘guarisci IACCI!’. Se poi si legge di nuovo IACCI e quindi  le due lettere semitiche nuragiche, partendo sempre dalla destra, come nella riga precedente,  si ottiene IACCI IR (יר) che significa ‘temi, rispetta’ IACCI.

- prima lettura:  IccAI  = IAI IACCI (cura IACCI):

 - seconda lettura:  IACCI IRיר    (rispetta IACCI)

   La scritta quindi, a seconda di come la si legge, contiene un congiuntivo esortativo greco ed un imperativo semitico entrambi riferiti a Jacci. Una è, evidentemente, voce del pellegrino che invoca (Jacci è qui vocativo)  la guarigione e l’altro è voce del santuario che ti dice di rispettare e temere (Jacci è qui complemento diretto) il dio. La prima chiaramente legata all’altra per senso in quanto la guarigione si avrà solo se il dio sarà rispettato e temuto.  

    Detta scritta a rebus e in mix (greco, semitico, nuragico) per quanto oggettivamente chiara e non censurabile dal punto di vista del significato forse poteva dare adito a qualche perplessità, stante la sua apparente (9) stranezza, se nel rudere del tempietto, nascosta tra la sterpaglia,  non si trovasse nella stessa parete (stavolta nella parte alta di essa) la nota voce semitica santuariale RF (fig.2), quella stessa dell’incipit della scritta in mix e a rebus della parete esterna di destra del tempietto di S’eremita Matteu (di cui abbiamo trattato la volta scorsa).

Ora, RF semitico è l’equivalente preciso di IAI (ίᾷ) e questo significa non solo che è giusta l’interpretazione della scritta ma anche che nel tempietto si invocava la divinità in lingue diverse. Aspetto questo tanto più singolare perché nel santuario di San Salvatore del Sinis la iterazione dell’invocazione RF nelle pareti delle celle è sempre in lingua semitica (10) e, da quanto si è scoperto, mai in greco.

Ma ovviamente il dato più interessante, come ognuno avrà notato, è che ancora una volta si trova, attestato in modo documentario, quel nome che tantissime volte è voce della toponomastica e erroneamente riferito, per sovrapposizione di culto cristiano, a Santu Jacu. La scritta di Riola quindi chiarisce e ci dice  direttamente, in modo inconfutabile:

 - che Jacci è il nome della antichissima divinità nuragica ancora venerata nel tempietto di Riola.

- che  Jacci, stante le chiare invocazioni, è divinità salvifica e salutifera (RF e IAI: רףּ e ίᾷ).

- che la scritta è organizzata a rebus e in mix scrittorio come quella di s’Eremita Matteu.

- che gli scribi sacerdoti nuragici sono ancora in ‘attività’ e usano una scrittura che è sempre la stessa e riconducibile per caratteristiche ai primi momenti della nascita della scrittura in Sardegna.        

  - che conseguentemente la ‘religio’ nuragica è ancora, in tardo periodo imperiale romano,  ben radicata nel territorio.

- che i templi della salute e della guarigione erano capillarmente sparsi nel territorio dal momento che (v. cartina fig.4) il ‘cammino’ del RF/IAI passa per località molto vicine tra di loro come San Salvatore del Sinis di Cabras, Riola e Narbolia, nonché, con ogni probabilità, il santuario del Rimedio di Oristano dove anticamente si venerava lo Jacci dei ‘rimedi’ e delle guarigioni.

E indirettamente ci dice:

- che tutte le numerosissime località SANTU JACCI e SANTU JACU della Sardegna possedevano dei tempietti (11), come quelli di S’eremita Matteu e di San Salvatore, appartenenti alle singole comunità dove si venerava il Dio santo  nazionale sardo (Pettazzoni 2014, Sanna 2004).

- che JACCI/JACCU non è altro che YH, YHH, YHW, YHWH, nomi attestati più volte (12) nella documentazione in bronzo, in ceramica e in pietra dei secoli precedenti.

  Ma soprattutto ci offre un dato eccezionale sul piano epigrafico, religioso, storico e archeologico: che  la divinità a cui è dedicata l’iscrizione trilingue (greco, latino e semitico) in bronzo di San Nicolò Gerrei, in località (guarda caso!) Santu Jacci, aveva un tempietto, oggi distrutto e scomparso, con il culto delle acque salutifere (13). La località dunque non c’entra nulla con San Giacomo, come è stato detto e ridetto, ma c’entra invece solo con il Dio dei Sardi tutti di allora, ovvero YHW/ JACCI.

(continua)

Note ed indicazioni bibliografiche.

 1. Angei Sandro - Sanna Stefano - Sanna Gigi, 2017,  TEMPIETTO DI S’EREMITA MATTEU: ‘RF/VIRDI EDO’. UNA PERLA DOCUMENTARIA: LA BREVE MA ASSAI ILLUMINANTE SCRITTA ‘NURAGICA’ IN MIX E A REBUS DEL TEMPIETTO CAMPESTRE DI NARBOLIA (III – IV secolo d.C.), in Maymoni blog (venerdì 7 aprile).

2. Le scritte da noi individuate sono certamente più di due ma quelle di cui ci interesseremo sono quelle insistenti nella parte bassa dell’ingresso a destra del tempietto e sulla sommità del muro sempre a destra. Le altre (tranne forse una che ripete la esclamazione in greco dell’ingresso ovvero IAI) sono incerte per lettura e potrebbero essere esito di incisioni più recenti. I muri perimetrali ed interni del tempietto, ormai un rudere, dovrebbero essere indagati con uno scavo perché manifestamente il piano di calpestio originario, data la frequentazione continua in periodi successivi per motivi agricoli o legati alla pesca (il sito è molto vicino allo stagno di Cabras - Riola), doveva trovarsi molto più in basso. Lo dimostra la scritta stessa dell’ingresso posta ad una altezza che la rende quindi quasi invisibile per chi entra e quindi non leggibile.       

3. Sanna G., 2004. Sardoa grammata. ‘ag ‘ab sa‘an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S’alvure, Oristano; idem, 2016, I geroglifici dei Giganti. Introduzione allo studio della scrittura nuragica, PTM e. Mogoro, cap. 4. pp. 91 -92.

4. Sanna G., 2004. Sardoa grammata. ‘ag ‘ab sa ‘an yhwh. Il dio unico, ecc. cit. cap. 9, pp. 183 - 201.

5. Quasi non si contano in Sardegna le chiese campestri e cittadine, nonché le località di campagna (con ruderi di piccoli templi e santuari), con i nomi di Santu JACU, JACCI . Un piccolo censimento, realizzato tempo fa dal sign. Fulvio Aresu per il cosiddetto ‘cammino di Santu Jacu'  (il cristiano Giacomo) ed uno nostro recente su ‘facebook’, offrono davvero una bella panoramica sulla sua presenza e dislocazione (Tonara, Siniscola, Galtellì, Nuoro, Nurachi, Riola, Romana, Nughedu Santa Vittoria, Bosa, Monastir, Macomer, Siliqua, Sant’Antonio di Gallura, Nureci, Soleminis, Villanova Monteleone, Nuragogume, Nuraxinieddu di Oristano, San Giacomo di Gallura, Mandas, San Pietro di Mara Arbarei, Perdaxus, Pattada, San Nicolò Gerrei, Taniga di Sassari, Aggius,  ecc. ecc). Non è chi non veda allora che il Giacomo santo cristiano, data la sua incredibile e non certo spiegabile capillare diffusione (non attestata mai storicamente da nessuna fonte e introvabile in tale misura  in tutto il mondo cattolico) non c’entra proprio nulla. C’entra invece il culto ‘nazionale’ sardo per l’antichissimo dio sardo, dio venerato sicuramente ancora quando il pontefice Gregorio Magno (590 - 604) lanciò la nota grande crociata (e non solo in Sardegna) per far fuori ogni traccia di vestigia ‘pagana’. Su San Giacomo santo della chiesa cattolica cristiana in Sardegna si veda Spada A.F.,1994,  Storia della chiesa cristiana e dei suoi santi. Il primo millennio. S’Alvure ed. pp. 153 -155.     

6. V. nota precedente.

7. Sull’obliquità, caratteristica di diversi documenti di scrittura nuragica, si veda Sanna G., 2016, Antiquarium arborense di Oristano. La tarda scritta nuragica tharrense della luce salvifica per il figlio (non nominato) di Yhwh. Il 'segno' complesso della λοξότης (obliquità)., in Maymoni blog ( martedì 26 gennaio); idem, I geroglifici dei Giganti. Introduzione allo studio, ecc. cit. p. 91. 


8. Anche l’antico santuario del Lossia (non ancora Apollo) a Pito possedeva questo antico grido di invocazione (IE, IE)  e di lamento assieme, passato poi in periodo classico alla tragedia e al paratragico greco (v. Sanna G., 2007, I segni del Lossia cacciatore. Le lettere ambigue di Apollo e l’alfabeto proto greco di Pito, S’alvure ed.). C’è da registrare sulla voce verbale IAI (ίᾷ) la testimonianza di Sofocle (fr. 631) dove essa indica ‘barbarous exclam. of sorrow’ (Liddel H.G –Scott R, 1961, Greek –English lexicon, Oxford, p. 814).    

9. ‘Apparente’ per chi non conosce la natura del codice di scrittura nuragico, quasi tutto basato sul lusus e sul rebus ovvero sulla complessità della lettura mai o quasi mai ottenuta agevolmente. Gli ultimi documenti del tardo nuragico si può dire che sono come i primi: non vanno ‘letti’ ma sempre ‘interpretati’. In mille e cinquecento anni di storia le ‘regole’ specifiche, per cui la scrittura sarda è quella e soltanto quella, non vengono sostanzialmente mai modificate. Soprattutto non si modifica il criterio del prestito ‘dinamico’, ovvero dell’uso in mix di lettere degli alfabeti antichi e recenti (e anche recentissimi). Anche questo documento di Riola ne è chiara dimostrazione.   

10. Semitica nuragica, naturalmente, e per nulla punica, come dicono gli studiosi ( Levi D., 1949, L’ipogeo di San salvatore di Cabras, Roma;  Mori A., Centri religiosi temporanei e loro evoluzione in Sardegna, in ‘Studi Sardi’ X, 1951 – 52; Donati A. - Zucca R., 1992, L’ ipogeo di San salvatore, Delfino ed. Sassari). Ché i nuragici sin dall’inizio della loro avventura circa la scrittura adoperarono per il ‘sacro’ sempre il semitico e, da quanto sembra,  quello ‘alto’ dei testi sacri (VT) sicuramente cananaici e anteriori rispetto all’uso che di essi faranno i sacerdoti e scribi di Israele. Una specie di ‘latino’, lingua - come si sa -  di prestigio e volutamente alta e solenne della Chiesa cattolica cristiana.

11. Essi furono totalmente annientati oppure rifatti con l’andar dei secoli. Basti pensare al tempietto di Santu Yacu di Nuoro, di cui restano solo i ruderi,  e a quello di Santu Jacu di Bosa, della cui esistenza testimonia oggi solo il toponimo e  il noto concio riciclato della chiesetta di San Pietro extra muros, con la ormai nota scritta SHRDN YHWH (Sanna G., 2004,  Sardoa grammata. ‘ag ‘ab sa ‘an yhwh. Il dio unico, cit. pp.276 - 281.


12. Sanna G., 2016, I geroglifici dei Giganti. Introduzione allo studio, ecc. cit. pp. 192 - 201.

13. Martini P., 1861, Bull. Arch. Sa, 7, pp. 57 -59; idem, 1862, Bull. Arch. Sa. 8, pp. 24 -25; Gorresio G.,  1862, Bull. Arch. Sa. 8, pp. 25 -29; Spano G., 1863, Accademia delle scienze di Torino, Memorie, ser. II, (20), pp. 87 -114; idem, 1863, Bull. Arch. Sa., 9, pp. 89 -95; idem, 1865, Scoperte archeologiche fattesi nell’isola (estr. da Rivista Sarda), p. 20, 36; idem, 1881, Corpus Inscriptionum Semiticarum, 143; Pellegrini  G.B.,1891, Studi d’epigrafia fenicia. Atti della R. Accademia delle Scienze di Palermo, pp. 82 - 83;  Lizbarski M., 1898, Handbuch der Nordsemitische Epigraphik,, p. 427 b; Pettazzoni R.,1912,  La religione primitiva in Sardegna, p.87;  Taramelli A., 1919, Ballao in Sardegna; tempio proto sardo scoperto in regione Funtana coberta, p. 169; Pais E., 1923, Storia della Sardegna e della Corsica durante il  periodo romano, fig. 8; Birocchi E., 1935, La monetazione punico -sarda, p. 77; Sclouschz N.,   1942, Thesaurus of phoenician Inscriptions, p. 120; Lilliu G., 1944, Rapporti tra la civiltà nuragica e la civiltà fenicio –punica in Sardegna, p. 349; Panedda D., 1954, L’agro di Olbia nel periodo preistorico punico e romano;  van den Branden A. , 1956, Bullettin du Musée de Beirouth, 13, p. 94; Pittau M., 1956, La romanizzazione linguistica della Sardegna e del centro montano; in Questioni di Linguistica Sarda, p. 11; Röllig W., 1964,  Kananaische und Romanaische Inschriften. 66;  Guzzo Amadasi M.G., 1967,  le iscrizioni fenicie e puniche nelle colonie d’Occidente. Sardegna. Studi semitici, 28, p. 9; Bondì S. F., 1987, La dominazione cartaginese; in Storia dei sardi e della Sardegna. Dalle origini alla fine della civiltà bizantina, p. 201;  Amadasi Guzzo M.G., 1990,  Iscrizioni fenice e puniche in Italia; Garbarino G. ,1991,  Nota sulla trilingue di San Nicolò Gerrei, CIS I, 143; in Studi di Egittologia e Antichità puniche in Italia, 9, p. 79; Curto S., 1996, Una serie di stele sardo -fenicie conservatea Torino; in Acquaro E., 1996, Alle soglie della classicità. Il Mediterraneo tra tradizione e innovazione. Studi in onore di Sabatino Moscati, pp. 639 - 663; Culasso Gastaldi E., 2000, L’iscrizione trilingue del Museo di Antichità di Torino; in Epigraphica, LXII, p. 11;  Pennacchietti F.A., 2001, Un termine latino nell’iscrizione punica CIS, n. 143? Una nuova congettura; in Beccaria G.L. – Marello C. (a cura di) , La Parola al testo, pp. 302 -315; Mastino A., 2005, Storia della Sardegna antica, p. 191; Manunza M.R., 2008,  Funtana Coberta, Tempio nuragico, ed. Scuola Sarda.


        

2 commenti:

  1. Mi chiedo,alla luce di tutte le nuove scoperte o "apertura degli occhi" su teorie ritenute fantastiche negli anni scorsi,oggi di grande attualità e abbracciate da molti luminari che scalciano per accappararsene la paternità,cosa pensa a riguardo l'archeologia di stato?Dobbiamo insabbiare per un altro secolo la storia Sarda?

    RispondiElimina
  2. Purtroppo,signor Thor,sarà così sempre,basta vedere quanta importanza dà lo Stato italiano alla nostra bella isola.

    RispondiElimina